Snpa, sfida ambiziosa per la Campania

Secondo Stefano Sorvino, da meno di due mesi alla guida di Arpa Campania, «il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è una sfida certamente impegnativa per la nostra regione, ma nonostante le difficoltà bisogna procedere su questo cammino ambizioso». Avvocato esperto di diritto ambientale, Stefano Sorvino ha una dimestichezza ormai consolidata con la pubblica amministrazione, avendo ricoperto una serie di incarichi pubblici, tra cui il vertice dell’Autorità di bacino della Campania centrale.

Cosa sta facendo l’Arpa Campania per misurarsi con le novità introdotte dalla legge 132?

«È in atto uno sforzo intenso ed impegnativo, pur partendo da una situazione abbastanza problematica connotata da vincoli limitanti e difficoltà strutturali. La compiuta attuazione della legge 132 rappresenta un obiettivo evolutivo per l’intero sistema nazionale con le sue specificità e differenziazioni territoriali, i suoi punti di eccellenza e di criticità, con esperienze molto diversificate per contenuti e problematiche. L’agenzia campana sta lavorando ad un processo di razionalizzazione piuttosto difficile nel contesto dato, per superare elementi di debolezza genetici ed attuali e squilibri organizzativi, in uno scenario tra i più esigenti in ambito nazionale per concentrazione di emergenze e punti di crisi: basti citare la cosiddetta Terra dei fuochi (di cui alla legge speciale 6 del 2014). Un tema fondamentale è quello di aumentare la dotazione di personale, in particolare tecnico – un aspetto in cui è evidente il ritardo della Campania in rapporto alle realtà più avanzate – potenziando sia le strutture regionali che i dipartimenti territoriali. Occorre percorrere la strada dell’innovazione e della qualificazione dei servizi e delle prestazioni ambientali, adeguando l’attuale organizzazione al nuovo contesto normativo, in coerenza con gli obiettivi di contenimento della spesa e di razionalizzazione delle dotazioni e delle strutture amministrative».

A che punto è l’adeguamento della normativa regionale al nuovo scenario emerso con l’entrata in vigore della legge 132? Quali i passi ancora da compiere?

«Il percorso è appena all’inizio, in quanto la normativa regionale ha operato solo un primo e parziale recepimento della riforma, con alcune recenti disposizioni contenute nella legge regionale 38 del 2016. È auspicabile il varo di una legislazione regionale che, riformulando la legge istitutiva dell’Agenzia, oggi largamente superata, la adegui ai nuovi principi e criteri del sistema agenziale nazionale, coniugandoli con la specificità e le caratteristiche peculiari dello scenario campano».

Uno degli aspetti più dibattuti della legge 132 è la possibilità di assegnare al personale ispettivo delle Arpa funzioni di polizia giudiziaria. È un’ipotesi percorribile in Campania?

«Astrattamente si, ma solo a valle di un processo di potenziamento dei quadri attuali. La legge 132 codifica a livello generale la facoltà – precedentemente preclusa – di individuare, nell’ambito del personale ispettivo dell’Agenzia, la figura di ufficiale di polizia giudiziaria con i poteri connessi disciplinati dal codice di procedura penale (particolarmente rilevanti, ad esempio, in tema di sequestro preventivo e probatorio). Già oggi i dipartimenti Arpac svolgono significative e delicate attività di supporto nelle azioni di indagine e repressive delle Autorità giudiziarie della Campania in campo ambientale, operando come ausiliari. L’ individuazione degli ufficiali di polizia giudiziaria nell’ambito del personale tecnico preposto a compiti ispettivi costituisce un’ulteriore prospettiva – già oggi sollecitata da alcune Procure della Repubblica – che però necessità di una regolamentazione attuativa e comporta delicate problematiche di formazione, con aspetti contrattuali e retributivi, ma soprattutto richiede un forte potenziamento degli attuali organici».

Una considerazione finale: cosa rappresenta il sistema nazionale per un’agenzia ambientale come quella campana?

«È un traguardo stimolante ed ambizioso, che può allineare l’Agenzia ai migliori standard nazionali ed internazionali, anche per gli aspetti tecnologici e di processo. Occorre focalizzare le attività agenziali e le strutture organizzative sui compiti istituzionali: dapprima su quelli obbligatori e primari, assicurando i livelli essenziali (Lepta), e poi su quelli facoltativi, secondari ed ulteriori. È necessario accentrare funzioni e servizi su base regionale, individuando centri di responsabilità secondo criteri di omogeneizzazione delle procedure ed attività, eliminando duplicazioni e repliche. Allo stesso tempo, occorre consolidare una forte presenza ed articolazione territoriale, garantendo il presidio sul campo. In questo contesto sarà possibile ridurre coerentemente il numero degli incarichi dirigenziali sviluppando, al tempo stesso, le funzioni strategiche emergenti e consolidando le competenze sulle principali aree tematiche».

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