De Rosa: Snpa, una legge fondamentale che dà gli strumenti contro gli ecoreati

Eletto del 2013 con il Movimento 5 Stelle, De Rosa è membro della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati, di cui è stato vice presidente fino allo scorso anno. Nato a Milano, 36 anni, laureato in Scienze e tecnologie ambientali presso l’Università Bicocca, con il M5S ha seguito da vicino molte battaglie ambientali come le grandi opere infrastrutturali, l’Expo e le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Oltre ad essere promotore della legge sul Sistema delle Agenzie, è anche primo firmatario del testo di riforma del sistema delle bonifiche ambientali e della proposta di legge sul consumo di suolo, dalla quale ha in seguito ritirato l’appoggio in polemica con la maggioranza.

On. De Rosa, quali aspetti hanno reso fondamentale l’approvazione della legge sul Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente?

L’approvazione della legge che istituisce il SNPA, fortemente voluta dal M5S, rappresenta un passo fondamentale verso il compimento di quel percorso di tutela ambientale inaugurato un anno fa con l’approvazione della norma sugli ecoreati. I due provvedimenti sono strettamente legati perché le Agenzie Ambientali rappresenterebbero, all’atto pratico, l’organismo preposto a vigilare e a far rispettare i vincoli imposti dalla legge sugli ecoreati. Non possiamo inoltre dimenticare l’importanza di questa proposta nello sgombrare il campo dalla paventata possibilità di uno smantellamento/depotenziamento di Ispra e per fermare sul nascere una pericolosa tendenza allo smembramento di alcune funzioni delle Arpa in alcune regioni. Finalmente, dopo anni di attesa, nasce un sistema nazionale delle agenzie, integrato, omogeneo e più efficiente in grado di tutelare cittadini e ambiente, nella profonda convinzione che la salvaguardia e la protezione delle risorse ambientali siano condizione necessaria ad ogni idea di sviluppo futuro del Paese.

Quali sono gli aspetti più positivi del provvedimento e quali i più problematici?

Stabilire funzioni precise, di coordinamento e ricerca applicata ai controlli, per quanto riguarda Ispra, ci mette finalmente in condizioni di fare chiarezza sugli scopi e la missione dell’Istituto. Il passaggio che credo fondamentale è su tutti quello del l’istituzione dei LEPTA che potranno garantire, se applicati, un servizio di qualità omogeneo in tutta la penisola per i cittadini e gli enti. Tra i compiti statuari di ISPRA abbiamo fatto inserire elementi utili per una migliore pianificazione territoriale. Nello specifico ISPRA continuerà ad occuparsi, tra le altre cose, di monitoraggio del consumo del suolo, geologia di base (aggiornamento carta geologica d’Italia), aggiornamento della mappatura e del censimento dei fenomeni franosi italiani. Abbiamo contribuito a mantenere la vocazione di ISPRA alla ricerca applicata, invece di trasformarlo in organo puramente tecnico. Viene rafforzato il carattere di vigilanza, controllo e ispezione inserendo il potere di predisporre sanzioni anche su segnalazione di singoli cittadini. Abbiamo inserito dei meccanismi che prevedono un adeguamento costante degli standard di servizio in base alle criticità ambientali emerse durante i consueti rapporti annuali: altrimenti a cosa serve conoscere le criticità se non predisponiamo adeguate contromisure? Abbiamo previsto la riorganizzazione di un database di dati ambientali accessibile e fruibile per i cittadini. Per quanto riguarda la rete di laboratori, abbiamo inserito dei vincoli per ridurre al minimo il ricorso a laboratori esterni. In fine abbiamo insistito affinché direttori generali e presidenti vengano scelti tra le maggiori figure di rilievo per competenza tecnico-scientifica, prive di conflitti di interesse e sovrapposizioni con altre cariche.

Detto ciò, appare necessario avanzare alcune osservazioni critiche utili a migliorare il testo. Denunciamo intanto che il Sistema di protezione dell’ambiente progettato non potrà contare sul valido supporto tecnico del Corpo Forestale dello Stato. Il sistema di coordinamento ambientale, infatti, non si concilia con l’assurda decisione del Governo di sopprimere il CFS. Avremmo voluto Agenzie più indipendenti e autonome, che svolgessero controlli anche sulle scelte politiche in materia di ambiente, analizzando dal punto di vista tecnico le conseguenze sul territorio delle scelte fatte in questi palazzi. Purtroppo, non siamo riusciti a raggiungere tutti gli obiettivi perché è mancato l’appoggio della maggioranza. Come M5S abbiamo migliorato molto il testo, però.

Inoltre la maggior parte degli articoli rinvia a successivi decreti attuativi, problema evidenziato non solo da noi ma anche da vari soggetti auditi in commissione, come ad esempio Assoarpa la quale ha rilevato come il provvedimento, non essendo self-executing, possa generare non poche incertezze e ritardi applicativi.

Altra questione particolarmente delicata è il finanziamento delle agenzie. È chiaro che se non si prevedono delle risorse adeguate ogni fonte di entrata può andare a compromettere l’indipendenza del sistema delle agenzie. Bisogna garantire maggiori risorse certe e costanti nel tempo per consentire un’adeguata programmazione delle attività che non possono limitarsi all’ordinario e dipendere esclusivamente dalla passione e dai sacrifici dei lavoratori.

Il M5s ha proposto, altresì, la creazione di un apposito Fondo ambientale, nell’ambito del Fondo Unico Giustizia finanziato con i proventi ottenuti dal sequestro penale o amministrativo di beni mobili o immobili o dalla confisca, dalle ammende, dalle sanzioni civili e penali di natura Ambientale. Destinato quindi alla prevenzione e al contrasto di condotte lesive dell’ambiente, alla bonifica e al recupero dei siti inquinati. Sul Fondo è passato l’impegno del governo a valutare l’opportunità di realizzarlo, con un odg approvato in aula al Senato. Noi sappiamo però, che per quanto riguarda le voci di spesa tutto dipende da cosa politicamente si vuole, o non si vuole, finanziare. Il che ci lascia qualche dubbio, dal momento che questo Governo, come ha dimostrato già tante altre volte, non vuole puntare sul controllo ambientale, favorendo la illeicità di alcune imprese a danno di un’imprenditoria sana e rispettosa delle regole, anche di quelle ambientali.