Le acque sotterranee, una risorsa strategica

Le acque sotterranee rappresentano una risorsa idrica strategica e molto preziosa per l’uomo e per l’ambiente. Gli estesi acquiferi che si formano per ricarica naturale costituiscono serbatoi sotterranei da tutelare per sostenere i diversi usi e per aumentare la resilienza dei territori agli eventi estremi. Le priorità di tutela e di gestione sono individuate dalla direttiva quadro Acque e dalla direttiva Acque sotterranee.

Le acque sotterranee immagazzinate a livello globale costituiscono la principale riserva idrica, ammontano a circa 1,70% dell’intero contenuto di acqua del pianeta, della stessa entità delle acque contenute nei ghiacciai e calotte glaciali (1,74%), considerando poi che l’acqua degli oceani e dei mari rappresenta il 96,5% del totale, il rimanente 0,06% è costituito da tutte le altre tipologie di acque, ovvero quelle fluviali, lacustri, l’acqua contenuta nell’atmosfera, nella biosfera e nel suolo (Gleick, 1996).

Anche se poco meno della metà delle acque sotterranee immagazzinate a livello globale sono dolci, pari a circa 10,5 Mkm3 di acqua, e quindi potenzialmente utilizzabili per i diversi usi tra cui quello potabile, risulta importante tutelare queste risorse idriche dall’inquinamento e dal depauperamento per renderne sostenibile il loro uso e garantirne la fruibilità anche alle generazioni future.

È strategico garantire la qualità e la quantità della risorsa
Le priorità di tutela e di gestione individuate dalla direttiva quadro Acque (2000/60/CE) e dalla direttiva Acque sotterranee (2006/118/CE) partono dalla considerazione che le acque sotterranee sono risorse naturali rinnovabili e per garantirne un buono stato nel tempo, sia quantitativo che chimico, è necessario programmare sul lungo periodo misure di protezione degli acquiferi considerando i tempi lunghi necessari per la loro formazione e rinnovamento. Ciò implica considerare anche il tempo come variabile nella tutela e gestione delle acque sotterranee oltre le 3 dimensioni spaziali che caratterizzano l’estensione degli acquiferi e dei singoli corpi idrici, che in altre parole, significa valutare la capacità di immagazzinamento della risorsa idrica in termini di ricarica e conseguentemente i prelievi (…)

Agli aspetti quantitativi della risorsa si associano sempre quelli di qualità, sui quali incidono i processi di infiltrazione nel sottosuolo e trasporto in falda di sostanze contaminanti di origine antropica derivanti da pressioni puntuali e/o diffuse di contaminazione presenti nel territorio. Le aree di ricarica degli acquiferi sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento e per questo sono vincolate rispetto allo svolgimento di determinate attività, come nel caso delle zone vulnerabili ai nitrati dove è ridotto lo spandimento di reflui zootecnici.

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