Acque uso umano: i controlli nell’area metropolitana di Napoli

Nel corso del 2016 il dipartimento di Napoli dell’Arpa Campania ha analizzato circa 8mila campioni di acque destinate al consumo umano, in una delle aree urbane più popolose del Paese. Per lo più, si tratta del supporto tecnico-analitico che Arpac fornisce alle Asl, alle quali spetta per legge il giudizio di idoneità sulle acque consumate dai cittadini.

Nel corso del 2016 il dipartimento di Napoli dell’Arpa Campania ha analizzato circa 8mila campioni di acque destinate al consumo umano. Acque, cioè, distribuite attraverso la rete idrica per alimentare i rubinetti di case, uffici, negozi. Oppure acque provenienti da pozzi, e utilizzate, anche in questo caso, per uso domestico. Parliamo inoltre di acque minerali, di piscina o termali.

Nell’ambito delle acque distribuite attraverso la rete idrica, il Laboratorio “acque uso umano”, guidato dalla dott.ssa Clarice Tucci, ha analizzato in un anno, oltre 7mila campioni prelevati a Napoli e provincia: più precisamente, 7180 campioni, su cui gli operatori dell’Agenzia hanno svolto analisi chimiche e microbiologiche secondo i criteri fissati dal decreto legislativo 31 del 2001.

Si tratta del supporto tecnico-analitico che Arpac fornisce alle Asl, alle quali spetta per legge il giudizio di idoneità sulle acque consumate dai cittadini. Sono le Asl, d’altronde, che effettuano i prelievi, dopodiché si avvalgono, per le prestazioni analitiche, dei laboratori dell’agenzia ambientale. Le Aziende sanitarie locali, tuttavia, non sono le uniche committenti, in questo ambito di attività: l’Agenzia, infatti, analizza i reperti trasmessi dall’Autorità giudiziaria (cinque reperti analizzati nel corso del 2016, provenienti da Napoli e dalla provincia, a seguito della segnalazione di muffe, schiume, materiale in sospensione nell’acqua).

La maggior parte del lavoro, tuttavia, si concentra sui controlli di routine delle acque di rete. Su queste acque sono tenuti a vigilare sia il gestore del servizio idrico, con i cosiddetti “controlli interni”, che le Asl, responsabili dei “controlli esterni”. Per fare un esempio, nella città di Napoli i controlli interni sono a carico di Abc, azienda speciale del Comune: i risultati vengono pubblicati in un’apposita sezione del sito web dell’azienda.

Per quanto riguarda i controlli esterni nel capoluogo partenopeo, ogni giorno vengono analizzati due dei dieci distretti sanitari in cui è divisa la città, per più di 50 punti di prelievo sulla rete idrica comunale, che vengono perciò controllati almeno una volta a settimana. Ogni giorno, inoltre, vengono prelevati campioni da cinque serbatoi di cui è dotata la rete idrica napoletana. Nei comuni della provincia, la frequenza dei campionamenti dipende dalla densità della popolazione.

I risultati delle analisi vengono tempestivamente comunicati ai Dipartimenti di prevenzione collettiva delle Asl: quando si verifica una non conformità, l’Asl interessata propone al sindaco competente i provvedimenti immediati per tutelare la salute pubblica (eventualmente anche la sospensione del servizio idrico), e comunica i risultati all’azienda che gestisce il servizio, in modo che questa possa mettere in campo azioni correttive.

La normativa prescrive inoltre che il Comune e il gestore informino adeguatamente la popolazione. Vengono poi, nei giorni successivi allo “sforamento”, condotte analisi su campioni replica: sulla scorta dei nuovi risultati l’Asl competente valuta i rischi per la salute degli utenti.

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