La caratterizzazione dei sedimenti del Porto di Salerno

La costa campana è disseminata di porti e approdi, spesso soggetti a fenomeni di insabbiamento. Al contrario, molte spiagge subiscono processi di erosione costiera. I sedimenti rimossi dai porti possono essere usati per ripascere le spiagge soggette a erosione. In questo articolo vengono descritte le attività di Arpa Campania propedeutiche alla rimozione dei sedimenti dal porto di Salerno.

La Campania presenta una linea di costa che si sviluppa per circa 480 km, disseminata da decine di porti e approdi i quali, spesso, soffrono la problematica del drastico abbassamento delle batimetrie a causa del lento ma inesorabile e progressivo insabbiamento. È una costa, d’altra parte, che presenta anche la problematica inversa della sottrazione alla normale fruibilità di ampie porzioni di arenili, a causa del fenomeno dell’erosione costiera.

Risulta dunque evidente la necessità , dal punto di vista della sostenibilità ambientale, di interventi appositi, e che gli stessi siano coordinati in modo tale da poter realizzare bilanci di massa a minimo impatto ambientale. I sedimenti rimossi per ripristinare le condizioni di normale navigabilità all’interno dei porti vanno utilizzati, quando ciò sia possibile dal punto di vista ambientale e sanitario, per ripascere le spiagge emerse soggette ad erosione, minimizzando le distanze di trasporto dei materiali, sia su terra che in mare, nonché l’approvvigionamento da apposite cave.

Tali operazioni sono fattibili allorché i sedimenti da asportare presentino precise caratteristiche di qualità e di compatibilità con il sito di destinazione.

La provincia di Salerno, in particolare, è caratterizzata da diversi interventi/anno relativi a utilizzi per ripascimenti di materiali asportati dagli innumerevoli porti presenti, in quanto,  spesso,  questi porti presentano una situazione tale che i sedimenti da rimuovere hanno  caratteristiche compatibili con l’utilizzo per ripascimento. Fondamentalmente, si tratta di sedimenti  non caratterizzati da spinti fenomeni di contaminazione, cosa che invece accade frequentemente nelle province di Napoli e Caserta.

L’Arpa Campania ha partecipato, quale Ente preposto alle attività di controllo, alla validazione di una estesa campagna di indagini, propedeutica a uno degli interventi di maggiore rilevanza quantitativa a livello nazionale, quello riguardante la movimentazione di sedimenti marini al fine di migliorare le condizioni di navigabilità del bacino di evoluzione e del canale di ingresso del Porto di Salerno (circa 3.000.000 mc di sedimenti da rimuovere).

Le attività di campionamento ed esecuzione delle determinazioni analitiche chimico fisiche, microbiologiche, ecotossicologiche sui sedimenti dei fondali del Porto di Salerno e del Canale di ingresso sono state condotte, dunque, da una Associazione temporanea di imprese (Ati) incaricata dall’Autorità portuale di Salerno, in contraddittorio con Arpac che ha provveduto al prelievo di sessantacinque campioni di sedimenti portuali, Queste attività sono iniziate il 21 luglio 2015 e sono state concluse il successivo 5 agosto.

Le attività dell’Agenzia, regolate nell’ambito di una specifica convenzione con l’Autorità portuale, sono consistite in:

  • verifica in campo delle attività di indagine, di prelievo e formazione dei campioni da sottoporre ad analisi;
  • verifica delle procedure di analisi utilizzate dai laboratori coinvolti, mediante  l’attivazione della procedura di interconfronto laboratoristico;
  • esecuzione di alcuni campioni in doppio (circa il 10% del totale dei campioni analizzati);
  • validazione/non validazione dei risultati ottenuti dai laboratori di parte.

L’Associazione temporanea di imprese, incaricata dall’Autorità portuale di Salerno, ha provveduto all’ analisi di 628 campioni di sedimenti, prelevati da 131 carote (foto), di spessore variabile a seconda della potenza dello strato da sottoporre a dragaggio, distribuite in corrispondenza delle aree denominate “Canale di Ingresso”, “Bacino di Evoluzione”, “Molo Manfredi”, “Darsena di Levante” e “Darsena di Ponente”.

Sui campioni prelevati sono state effettuate determinazioni chimiche, fisiche, microbiologiche, ecotossicologiche, al fine di attribuire ai sedimenti prelevati la classe e le relative opzioni di gestione conformemente a quanto stabilito dal “Manuale Icram/Apat per la movimentazione dei sedimenti marini” (come da figura 2.6 e tabella 2.5 dello stesso Manuale, qui riportata a seguire).

Tabella 1. Classi di qualità del materiale caratterizzato e opzioni di gestione compatibili

Fonte: Icram / Apat, Manuale per la movimentazione di sedimenti marini, 2007

A seguito di successivi atti tecnici intermedi (tra cui apertura di terze aliquote di campionamento per iniziale discordanza degli esiti), Arpac ha validato la campagna di indagini prodotta dall’Ati incaricata dell’esecuzione del Piano della caratterizzazione, concludendo le attività di cui alla Convenzione con l’Autorità portuale.

Tabella 2. Esiti dell’attività di validazione della campagna di indagini sui campioni prelevati in doppio (clicca sulla tabella per ingrandire)

Come si può evincere dalla tabella 2, su tutti i campioni prelevati in doppio è stato effettuato un confronto sui risultati delle determinazioni chimico-fisiche, sui risultati delle determinazioni ecotossicologiche e, infine, sulla classe proposta dall’Ati, in riferimento a quella attribuita da Arpac.

In tabella, sono evidenziati i campioni per i quali il risultato nell’attribuzione della classe è risultato, in prima istanza, discordante a causa di differenti risultati degli esami ecotossicologici. Tale discordanza ha reso necessaria una appendice alle attività di validazione, consistente nell’apertura ed esame ecotossicologico della terza aliquota di campionamento ed esame congiunto delle risultanze, a valle  dei quali è stato possibile validare la campagna di caratterizzazione dei sedimenti, primo importante passo per assicurare la compatibilità ambientale di un intervento di vitale importanza per la portualità e dunque per l’economia dell’intera regione.

Gianluca Scoppa (Arpa Campania, Dipartimento di Salerno, Unità Operativa Suolo Rifiuti e Siti Contaminati)

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