È tempo che l’Italia si doti di un piano nazionale di monitoraggio della biodiversità

L’UE ha disegnato un ambizioso programma di lavoro per i paesi europei, chiamati ad assicurare una rigorosa tutela delle specie e degli habitat di interesse comunitario. La ricchezza di biodiversità dell’Italia richiede un impegno molto gravoso anche a causa delle limitate risorse. L’impegno di Ispra per il monitoraggio.

La ricchezza di specie e di habitat del nostro Paese riflette la particolare storia geologica, climatica e umana dell’Italia, che è caratterizzata da una varietà di fasce climatiche e di paesaggi unica in Europa. Il territorio nazionale è un ponte tra l’Europa continentale e il cuore del Mediterraneo, e comprende regioni biogeografiche molto differenziate, che vanno dall’ambito alpino, a quello tipicamente mediterraneo, con condizioni ecologiche ed ambientali estremamente diversificate.

Il patrimonio di biodiversità del nostro Paese è una ricchezza per tutti noi; molti studi realizzati nell’ultimo decennio hanno evidenziato come la diversità di specie è importante anche per assicurare la qualità della vita dell’uomo. La funzionalità degli ecosistemi infatti, oltre a regolare gli equilibri naturali permettendo le traiettorie evolutive che hanno permesso alle forme di vita di svilupparsi, assicura anche i servizi ecosistemici da cui dipendiamo, sia perché ci forniscono elementi di base della nostra vita, come aria pulita e acqua potabile, sia perché ecosistemi naturali sani sono la base da cui dipendono attività essenziali come l’agricoltura, la pesca o lo sfruttamento delle foreste.

Se l’elevata biodiversità dell’Italia è un patrimonio comune da proteggere, è anche evidente che rendere compatibili la conservazione delle risorse naturali con le attività dell’uomo è una sfida complessa, che deve basarsi su un’adeguata conoscenza e su un impegno prolungato nel tempo. Fotografare l’esistente è importante, ma non è abbastanza. Per tutelare la nostra biodiversità, occorre infatti monitorarne le dinamiche, identificando tempestivamente quei fattori che mettono in pericolo le specie e gli habitat, in modo da intervenire con efficaci misure di conservazione e recupero. La dinamicità dei sistemi naturali impone cioè che il monitoraggio sia realizzato attraverso rilievi ripetuti nel tempo, e condotti in modo standardizzato, così da permettere il confronto dei dati nel corso del tempo. Dobbiamo riuscire a passare dal singolo fotogramma – spesso anche sfocato – ad una sequenza, che ci permetta di analizzare non solo lo stato delle specie e degli habitat, ma anche l’andamento di questo stato, e le dinamiche che li regolano.

Il monitoraggio delle specie e degli habitat di interesse comunitario risponde a un obbligo previsto dalla Direttiva Habitat e costituisce un elemento essenziale dell’approccio disegnato da questa norma. La Direttiva, che è uno dei fondamenti delle politiche di tutela dell’ambiente in Europa, ha disegnato un ambizioso programma di lavoro per i paesi europei, che sono chiamati ad assicurare una rigorosa tutela delle specie e degli habitat compresi negli allegati della norma, a monitorarne lo stato di conservazione e i trend di popolazione, identificarne le principali minacce, e ad applicare le necessarie misure di conservazione per permetterne la persistenza nel lungo periodo. L’approccio richiesto è pensato non solo per capire lo stato e l’andamento della biodiversità, ma anche per permettere di valutare l’efficacia delle misure di tutela messe in atto dai Paesi e dalla Rete Natura 2000, e quindi rappresenta un passaggio essenziale anche per assicurare il migliore utilizzo delle risorse disponibili.

La strada per attuare pienamente il disegno previsto dalla Direttiva Habitat è ancora lunga. Proprio la ricchezza di specie e habitat dell’Italia richiede al nostro Paese un impegno particolarmente gravoso e, anche a causa delle limitate risorse per il monitoraggio della biodiversità, non è ancora possibile raccogliere tutti i dati richiesti dalla rendicontazione della direttiva. Inoltre mancano ancora oggi chiare indicazioni sui parametri che la norma comunitaria imporrebbe di analizzare, come ad esempio sui Valori Favorevoli di Riferimento, che costituiscono un elemento essenziale per la valutazione dello stato di conservazione delle specie e degli habitat, ma sui quali è ancora in corso una complessa discussione tecnica.

Tuttavia negli ultimi anni molto si è fatto per migliorare la base di conoscenze su questo tema. Per la redazione del 3° Rapporto Direttiva Habitat è stato attivato un costante positivo confronto tra Ministero dell’Ambiente, ISPRA, Regioni e Province Autonome, e esperti nazionali delle diverse materie, e si è creata una collaborazione che ha permesso di accedere ad una mole di informazioni molto superiore rispetto al passato, e di avvalersi delle migliori competenze disponibili nel Paese per definire i parametri richiesti dalla rendicontazione.

Dalla redazione del 3° Rapporto sono però emersi vari limiti nella raccolta dati su scala nazionale, anche segnalati dalle Amministrazioni locali impegnate nel monitoraggio, tra i quali uno dei più rilevanti è la poca standardizzazione nelle tecniche di campionamento applicate nei diversi contesti nazionali, che determina una limitata confrontabilità dei dati sia tra ambiti geografici diversi, sia nel tempo.

Risolvere questo limite è essenziale, e ISPRA si sta impegnando perché si assicuri una maggiore standardizzazione dei metodi di raccolta dei dati necessari alla redazione del 4° Rapporto Direttiva Habitat, che andrà inviato all’Unione Europea nel 2018. Il primo passo in questa direzione è stata la redazione di 489 schede di monitoraggio, relative a tutti gli habitat e a tutte le specie animali e vegetali tutelate dalla Direttiva (volumi e schede disponibili nel sito http://www.isprambiente.gov.it/it/servizi-per-lambiente/direttiva_habitat/). Queste schede, raccolte in tre volumi, sono state redatte con il supporto delle sette principali società scientifiche nazionali – Società Italiana Scienza della Vegetazione, Società Botanica Italiana, Unione Zoologica Italiana, Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia, Associazione Teriologica Italiana, Societas Herpetologica Italica, Associazione Italiana Ittiologi delle Acque Dolci – che hanno assicurato la partecipazione dei maggiori esperti dei diversi gruppi tassonomici e habitat. Ogni scheda, che descrive tecniche e protocolli per il rilievo dei dati essenziali al reporting, è stata rivista dalle Regioni e Province Autonome, che hanno fornito commenti e suggerimenti anche mirati ad assicurare la concreta applicabilità delle tecniche descritte. Su un campione di schede le società scientifiche hanno anche assicurato una validazione di campo delle tecniche, sempre al fine di fornire indicazioni che siano le più operative possibile.

Va evidenziato che le schede sono solo uno strumento, e che anche se la redazione dei tre volumi ha richiesto un notevole impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, l’impatto del lavoro svolto si misurerà nei prossimi anni da quanto verranno concretamente applicate le tecniche descritte nelle schede, da quanto migliorerà l’efficacia del campionamento dei dati e da quanto migliorerà l’organizzazione delle diverse attività.

Per raggiungere questo generale obiettivo ISPRA ha anche implementato un sistema di raccolta ed organizzazione dei dati molto innovativo, dotato di funzioni di ricerca particolarmente avanzate, e permette un pieno ai dati disponibili, che potranno essere scaricati dai fruitori interessati.

I progressi degli ultimi anni sono un segnale incoraggiante, perché evidenziano che con una maggiore collaborazione tra i diversi soggetti è possibile ottimizzare le informazioni disponibili, e aumentare l’efficacia degli interventi di conservazione.

Tuttavia è tempo che il nostro Paese faccia un significativo passo in avanti, dotandosi di un piano di monitoraggio organico, che assicuri una reale integrazione tra le attività di raccolta dati realizzate in ambito Direttiva Habitat con quelle che rientrano in altri strumenti comunitari, in particolare la Direttiva Uccelli, la Strategia Marina e la Direttiva Quadro sulle Acque. Inoltre, è essenziale che si passi da una organizzazione dei dati esistenti che ottimizza le informazioni già disponibili, ad un programma di raccolta dati correttamente disegnato e dotato di risorse adeguate, che permetta una programmazione delle attività di campionamento ad una scala temporale adeguata, cioè superiore ai due cicli di reporting.

ISPRA è pronta a fare la sua parte, impegnandosi con tutti i mezzi dell’Istituto per assicurare un costante raccordo tra la ricerca, il Ministero Ambiente e le Regioni e Province autonome, e contribuendo a rafforzare la rete di collaborazione creata in questi anni con il mondo della ricerca e della conservazione.

Piero Genovesi – Responsabile Servizio Consulenza faunistica di ISPRA

Vedi l’audiointervista a Piero Genovesi

Vedi AmbienteInforma del 6.10.2016 su La biodiversità: una risorsa fondamentale da tutelare

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