Monitoraggi e standardizzazione per la biodiversità

A fronte di una normativa comunitaria “dettagliata”, manca ancora in Italia un’uniformità di raccolta delle informazioni su un patrimonio prezioso quale la nostra biodiversità. Accanto alle schede Ispra, l’esperienza della Liguria, con un Osservatorio dedicato.

Ad aprire la strada in Europa è stata la direttiva 92/43/CEE, che all’art. 17 comma 1) recita:

“Ogni sei anni a decorrere dalla scadenza del termine previsto all’articolo 23, gli Stati membri elaborano una relazione sull’attuazione delle disposizioni adottate nell’ambito della presente direttiva. Tale relazione comprende segnatamente informazioni relative alle misure di conservazione di cui all’articolo 6 , paragrafo 1, nonché la valutazione delle incidenze di tali misure sullo stato di conservazione dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e delle specie di cui all’allegato IIA e i principali risultati della sorveglianza di cui all’articolo 11. Tale relazione, conforme al modello di relazione elaborato dal comitato, viene trasmessa alla Commissione e resa nota al pubblico.”

Il relativo art. 11 recita:

“Gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat di cui all’articolo 2, tenendo particolarmente conto dei tipi di habitat naturali e delle specie prioritari.”

Di fatto questi due articoli obbligano gli stati membri a trasmettere ogni sei anni un reporting in cui si definisce la qualità della tutela della biodiversità regione per regione stato per stato.

Dopo un lungo percorso di individuazione dei Sic – Siti di importanza comunitaria, scelti a seguito della presenza al loro interno di habitat e specie di allegato o di particolare pregio, si sono elaborate le Misure di Conservazione che una volta adottate hanno permesso ai Sic ed alla Zps – Zone di protezione speciale, di divenire Zsc – Zone speciali di conservazione.

Con la designazione delle Zsc si può arrivare ad una gestione attiva della Rete Natura 2000 permettendo ad enti gestori, privati, ed altri soggetti di attivare finanziamenti previsti nei programmi comunitari.

Ora si tratta di mantenere sotto controllo l’evoluzione di queste specie, animali e vegetali, od habitat il cui elenco è stato fornito all’Europa con reporting precedenti. La Regione Liguria ha progettato, parallelamente all’iter dei Sic, la realizzazione di un osservatorio della Biodiversità. Tale osservatorio è stato inizialmente gestito dalla Università di Genova e  successivamente affidato nel 2009 ad Arpal (L.R. 28 del 10 luglio 2009). La struttura, anche a seguito di indicazioni regionali, è stata rivista e calibrata maggiormente sulle esigenze amministrative degli Enti locali, della stessa Regione che dovendosi rapportare con il Ministero dell’ambiente aveva necessità di una banca dati impostata in maniera dedicata.

In Libioss (questo è l’acronimo della banca dati di Regione Liguria) ad oggi sono confluiti circa 130.000 record di dati provenienti sia da segnalazioni generali sia da segnalazioni ricevute a seguito di monitoraggi e quindi con una serie di informazioni aggiuntive: per esempio numero di esemplari; pressioni/minacce; tipo di monitoraggio ecc. Sono tutti dati georeferenziati e permettono una gestione della rete Natura 2000 molto precisa sia per i Piani di Gestione, individuando le aree più idonee ad attività antropiche, quindi preferenziali per accedere a contributi sia per riversare i dati nelle schede ministeriali per i reporting che si fanno ogni sei anni ma anche per i diversi controlli richiesti durante questo intervallo di tempo. E’ un utile strumento anche per i professionisti che utilizzano i dati per le Relazioni di Incidenza e per tutti quegli enti che devono fare le necessarie Valutazioni di Incidenza.

La banca dati di Libioss sta subendo ancora revisioni a seguito dei continui aggiornamenti di dati ed allineamenti degli stessi con quanto richiesto da ISPRA e dal Ministero per la trasmissione finale all’Europa.

Dobbiamo tener conto che non sempre si riescono a raccogliere e far confluire tutti i dati in Libioss a causa dell’elevato numero di enti, professionisti che a vario titolo raccolgono e gestiscono tali dati.

Per ovviare a questo problema la regione ha deliberato (DGR 681 del 17 agosto 2016) che tutti i dati raccolti dai diversi enti debbano confluire in Libioss utilizzando gli opportuni tracciati record.

L’attività più cogente è l’aggiornamento delle carte degli habitat a seguito delle revisioni in atto e l’elaborazione di procedure standardizzate per tutti i professionisti che, a vario titolo,  si occupano del problema. Anche i manuali sui monitoraggi con le relative schede, preparati e pubblicati da Ispra nel 2016, contribuiscono sicuramente a raccogliere dati in modo più standardizzato possibile, e sono un valido strumento di agevolazione dell’attività. Che tuttavia continua a richiedere  ancora un impegno superiore alle risorse economiche disponibili.

 

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