Fauna alloctona e autoctona nelle acque dolci della Basilicata

Le acque dolci della Basilicata sono interessate dalla presenza del 50 per cento di specie acquatiche aliene (alloctone). Oltre ai pesci ci sono anche crostacei decapodi di provenienza americana: Gambero della Louisiana e Granchio americano. Avviato un corso di sensibilizzazione  rivolto ad appassionati di pesca sportiva per eradicare le specie aliene.
Le alterazioni degli habitat sono una delle principali cause di minaccia per i pesci d’acqua dolce di fiumi e laghi italiani ed hanno contribuito, almeno in parte, all’estinzione di specie autoctone conseguentemente alla loro avvenuta acclimatazione. Certo la scomparsa di taxa autoctoni è anche addebitabile alla cattiva gestione dei ripopolamenti ittici, alla realizzazione di dighe e traverse spesso sprovviste di passaggi per pesci, nonché al peggioramento della qualità delle acque conseguentemente a continui prelievi ed alla realizzazione di impianti di depurazione spesso insufficienti a garantire la sopravvivenza della vita acquatica.

A questa grave situazione la Comunità europea ha risposto emanando la direttiva 2000/60/CE che, tra l’altro, pone i pesci quali essenziali elementi biologici in grado di contribuire alla valutazione della qualità ecologica delle acque superficiali. L’Italia, seppure con qualche anno di ritardo, ha fatto proprie le indicazioni europee attraverso il Dlgs 152/06 e conseguentemente il Dm 260/2010, che dettano i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali indicando come elementi biologici per la classificazione dello stato ecologico: la flora acquatica, le diatomee bentoniche, il fitoplancton, i macroinvertebrati bentonici e la fauna ittica.

Ai fini delle modalità per la classificazione dello stato di qualità dei corpi idrici il Dm 260/2010 riporta l’indice dello stato ecologico della fauna ittica per la definizione dell’elemento di qualità biologica della fauna ittica (EQBfi). Fondamentale per l’applicazione dell’ISECI è la conoscenza del territorio e del popolamento ittico. Tutto sommato risulta evidente che vi è nelle acque interne lucane una minaccia della fauna alloctona vs la fauna autoctona.
È stata stilata, in merito, una lista delle specie ittiche la cui presenza è stata segnalata nel corso del tempo in Basilicata. Si tratta di un lavoro che mira a chiarire quali siano le specie autoctone lucane. La tabella 1 riporta la lista dei vertebrati acquatici che popolano o hanno popolato i corsi d’acqua lucani dalle sorgenti alla foce.

In totale nella lista sono stati inseriti 38 taxa in quanto in tabella vengono considerati distintamente il ceppo atlantico e mediterraneo di Salmo (trutta) trutta, una specie di Ciclostomi e 37 specie di Osteitti. La famiglia maggiormente rappresentata è quella dei Ciprinidi con 13 specie, che rappresenta il 34 perecento del totale, seguono i Salmonidi con l’8 per cento %.
Il dato dei Salmonidi richiede una riflessione poiché, stando a quanto riportato nell’Indice dello Stato Ecologico della Fauna Ittica (ISECI) la Zona a Salmonidi prevista per la Regione Italico-Peninsulare considera solo i fiumi lucani del versante tirrenico (fiume Noce, affluenti del Sele e del Lao) escludendo del tutto quelli del versante jonico (Agri, Sinni, Cavone, Bradano e Basento) e adriatico (Ofanto).
Un dato su cui riflettere sia perché si tratta di acque definite a Salmonidi e sia perché è stata seganalata la presenza di trote fario (Salmo [trutta] trutta) autoctone nei corsi d’acqua del versante jonico lucano.

Nella figura 1 viene riportata la mappa della Zona a Salmonidi dei corsi d’acqua monitorati Tale documento ipotizza per la Basilicata quattro diverse zone ittiche (zona a Salmonidi, zona mista a Salmonidi e Ciprinidi reofili, zona a Ciprinidi e zona di foce)

Tab.1 – Elenco dei Ciclostomi e degli Osteitti descritti nei corsi d’acqua della Basilicata. Nella penultima colonna è riportato un riferimento geografico relativo all’areale delle specie, semispecie e sottospecie endemiche o subendemiche: N, regioni del nord; C, regioni del centro; S, regioni del sud; I, regioni insulari; per i subendemiti il riferimento geografico è riportato fra parentesi. Tab.1 – List of the Cyclostomata and Osteichthyes reported in bibliography in freshwaters of Basilicata. The fifth column shows a geographical reference for the areale of species and subspecies endemic or subendemiche: N, northern regions; C, central regions, S, southern regions, I, island regions. Subendemiti for the reference geography are shown in brackets.

Meglio definita è la situazione dei Ciprinidi presenti in Basilicata, di cui potenzialmente sono presenti nelle acque lucane 13 specie, ma solo 4 sono da considerare autoctone (Alburnus albidus, Barbus plebejus, Leuciscus cephalus, Tinca tinca), le restanti 9 specie sono originarie di altre aree italiane (Alburnus alburnus alborella, Leuciscus souffia muticellus, Rutilus rubilio, Scardinius erythrophthalmus e Rutilus erythrophthalmus) o di provenienza asiatica (Carassius carassius, Carassius auratus, Cyprinus carpio e Pseudorasbora parva).
Alburnus albidus è certamente il Ciprinide autoctono caratteristico delle acque lucane, è stato segnalato per la prima volta nel 1838 da Costa nei laghi di Monticchio (Vulture melfese, Basilicata). Oggi la specie è presente ma con popolazioni molto meno diffuse di un tempo.

A minacciare la specie sono state, negli anni, le immissioni di materiale alloctono (Alburnus alburnus alborella e Pseudorasbora parva). Anche la presenza di Rutilus rubilio sembra stia rappresentando un problema per Alburnus albidus. Rutilus rubilio (Bonaparte, 1837) è una specie endemica della regione Tosco-Laziale (Bianco e Tara- borelli, 1985) non originariamente in simpatria con la specie endemica Alburnus albidus ed entrata in contatto con quest’ultima attraverso transfaunazioni ed immissioni a scopo di ripopolamento (Rutilus rubilio, è alloctona in Basilicata, non può pertanto essere considerata “attesa” in nessuna delle Zone dei Ciprinidi della Regione Italico-Peninsulare.

Come osservato per i Salmonidi anche per i Ciprinidi si registrano fenomeni di inquinamento genetico tra specie alloctone e specie autoctone; in Basilicata è stata, infatti, accertata l’ibridazione tra le specie Rutilus rubilio, Alburnus albidus e Leuciscus cephalus ( Barbus plebejus è autoctono nella regione; a tale riguardo si segnala che in alcuni corsi d’acqua sono stati osservati esemplari con livree che si differenziano da quella caratteristica, facendo supporre a popolazioni geneticamente differenti. Questa segnalazione necessita però di ulteriori e più approfonditi accertamenti da un punto di vista genetico.
Ancora alloctone , tra i Ciprinidi, Scardinius erythrophthalmus, Salaria fluviatilis è l’unico Blennide presente in regione, Cobitis taenia bilineata, Perca fluviatilis, Esox lucius.
Anguilla anguilla è diffusa in tutto il territorio regionale, dove è autoctona ma risulta fortemente minacciata dalla presenza di dighe e traverse sprovviste di passaggi per pesci.

L’eccessiva presenza di ostacoli insuperabili per i pesci è anche la principale causa della riduzione delle popolazioni di Alosa fallax. Quest’ultima specie, un tempo presente nei fiumi dell’arco jonico lucano, è oggi pressoché scomparsa. Un tempo questa specie veniva segnalata e chiamata volgarmente “sarda” poiché le sue carni erano trattate con le stesse tecniche di lavorazione e conservazione della più nota specie di mare è un Percide autoctono in Italia ma alloctono in Basilicata, dove si è acclimatato in alcuni corsi d’acqua. Nei laghi di Monticchio e nel Pantano di Pignola si verificano fenomeni di accrescimento molto lenti a carico della specie.

In Basilicata sono presenti due Centrarchidi: Lepomis gibbosus e Micropterus salmonides. Le due specie, di origine americana , vivono stabilmente in diversi laghi ed invasi lucani, fra i quali il Pertusillo (fiume Agri). Anche Ameiurus melas e Gambusia holbrooki, sono di origine americana (Nocita e Zerunian, 2007), entrambe le specie sono presenti sia nei laghi che nei fiumi lucani, fra i quali il tratto di foce dei fiumi del versante jonico ed i Laghi di Monticchio.
Aphanius fasciatus e Sygnathus abaster sono specie autoctone censite nelle acque lucane la cui presenza, assieme ad altre specie autoctone quali Atherina boyeri e Pomatoschistus canestrini, è sempre più rara.

Lo scenario descritto in precedenza cambia notevolmente, infatti, le specie che popolano le sole acque dolci lucane sono 31 e di queste solo 13 sono autoctone, poco più del 40 per cento , le restanti 18 sono alloctone e rappresentano circa il 58 per cento e la situazione potrebbe peggiorare nel caso non si intervenga in tempo con mirati progetti di salvaguardia ambientale e di recupero faunistico.

Fig. 2 – Origine continentale delle specie ittiche presenti nei fiumi della Basilicata. Fig. 2 – Continental origin of the fish species in the rivers of Basilicata

L’ipotesi prevede pertanto che le acque dolci lucane, per quanto attiene alle specie autoctone, in futuro registrino la presenza unicamemente di Alburnus albidus, Anguilla anguilla, Barbus plebejus, Leuciscus cephalus e Tinca tinca.
In Basilicata sono state censite 18 specie aliene, quasi tutte acclimatate ed in competizione con le specie autoctone, le quali sono costrette a colonizzare ambienti, non sempre idonei alla loro sopravvivenza. Non sono tuttavia solo le specie ittiche alloctone a rappresentare un pericolo, giacché, ed in particolare negli ultimi anni, si è palesata la presenza di Crostacei alieni.
In Basilicata sono stati, inoltre, censiti 6 Crostacei di cui 4 autoctoni (oltre il 66% del totale). Le due specie alloctone sono Procambarus clarkii e Callinectes sapidus. Le specie autoctone sono rappresentate da Austropotamobius pallipes, Atyaephyra desmaresti, Palaemonetes antennarius e Potamon fluviatile.
Fra i Crostacei alloctoni la specie più pericolosa per la fauna ittica è il granchio americano (Callinectes sapidus), un vorace Crostaceo marino che rappresenta una grave minaccia per le popolazioni ittiche della zona dei Mugilidi.

Tab. 2 – Elenco dei Decapode presenti nei fiumi della Basilicata.
Tab. 2 – List of Decapode sampled in rivers of Basilicata.

La prima segnalazione in Basilicata risale al luglio del 2008 alle foci del fiume Agri. Oggi la specie è largamente diffusa in tutte le foci dei fiumi lucani del versante jonico. È stato calcolato che in due ore di pesca con la rete siano stati campionati circa 50 esemplari adulti presso la foce del fiume Bradano.
Alloctono in Basilicata è poi il gambero rosso (Procambarus clarkii) una specie di acqua dolce originaria delle aree paludali e fluviali degli Stati Uniti centro-meridionali e del Messico nord-orientale. Rappresenta una gravissima minaccia per i sempre più rari gamberi nostrani in quanto è portatore sano di alcune malattie, tra cui la famigerata “peste del gambero” il cui agente eziologico è Aphanomyces astaci. Queste caratteristiche gli hanno valso il nome di “gambero killer” .

Per quanto riguarda i Crostacei autoctoni, Palaemonetes antennarius ed Atyaephyra desmaresti, popolano le acque dolci dei fiumi e si possono osservare anche in prossimità delle foci, mentre Austropotamobius pallipes vive nel bacino del fiume Agri e si trova a condividere lo stesso ambiente della trota fario autoctona (Salmo (trutta) trutta). Tutti i Crostacei autoctoni in Basilicata rappresentano un’importante fonte di nutrimento per la lontra (Lutralutra), per numerosi Uccelli acquatici, nonchè per i pesci.
Notevole è la diffusione delle specie aliene invasive che rappresenta attualmente una delle più importanti minacce alla biodiversità a livello mondiale. In Basilicata sono state censite in fiumi e laghi 38 taxa tra Ciclostomi ed Osteitti di cui la metà sono alloctone. Buona parte delle specie autoctone lucane è però rappresentata da specie di mare che frequentano i fiumi solo occasionalmente e che, in alcuni casi, si possono considerare in via di estinzione o persino estinte. Se consideriamo solo le specie dulciacquicole, quelle autoctone sono il 42 per cento del totale.
Purtroppo il processo di estinzione della fauna ittica iniziato secoli fa, conseguentemente alla trasformazione degli habitat, all’introduzione di specie aliene ed alla realizzazione di dighe, briglie e traverse prive di passaggi per pesci, ha portato e porterà alla scomparsa della maggior parte dei vertebrati acquatici autoctoni. Nella migliore delle ipotesi pensiamo che in futuro il popolamento ittico delle acque dolci sarà composto da 23 specie di cui solo 5 autoctone: Alburnus albidus, Anguilla anguilla, Barbus plebejus, Leuciscus cephalus e Tinca tinca.
Questo quadro è allarmante e di certo non può che peggiorare se consideriamo che a minacciare ulteriormente le specie ittiche vi è pure l’invasione di Crostacei alieni quali il gambero rosso ed il vorace granchio americano.
Cosa si può fare per impedire questo scenario e ripristinare, per quanto possibile, i vertebrati acquatici autoctoni? Si può puntare sulla ricerca, sull’educazione ambientale delle giovani generazioni e sugli ordini professionali (agronomi, architetti, biologi, geologi, ingegneri ecc.) affinché i loro iscritti operino nei corsi d’acqua con la dovuta attenzione alle componenti biologiche.
Per migliorare la qualità della vita delle “popolazioni” che vivono all’interno dell’area protetta, in armonia con le vocazioni del territorio gli esperti dell’Ente parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese in collaborazione con la Regione Basilicata, i tecnici dell’Arpab – Ufficio Laboratorio Microbiologia Dipartimento di Matera e l’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra) già a partire dal 2013 hanno organizzato un corso di informazione/formazione per la figura di esperti nel censimento e prelievo delle specie ittiche esotiche di acqua dolce coinvolgendo un cospicuo numero di appassionati di pesca sportiva.

L’aumento esponenziale della presenza di specie alloctone nei nostri habitat naturali e più in generale il problema delle invasioni biologiche sta assumendo dimensioni sempre più grandi tanto da essere diventata una delle principali preoccupazioni delle istituzioni, le quali sempre più spesso, si trovano a dover gestire fenomeni di invasione incontrollata. I partecipanti (80 appassionati di pesca sportiva) hanno acquisito una maggiore capacità critica rispetto al tema delle specie ittiche aliene e più in generale al problema delle invasioni biologiche avvicinandosi sempre più la visione scientifica che è propria degli esperti e dei ricercatori che studiano tali fenomeni. E’ stata l’occasione per far riconoscere i pesci autoctoni ed eradicare quelli alieni affrontando gli aspetti di etica piscatoria e i comportamenti che inevitabilmente si devono osservare durante le operazioni di prelievo, nel quadro di riferimento fornito dai codici di condotta quali efficaci strumenti di indirizzo su base volontaristica per l’implementazione di future orientamenti normativi sulle specie aliene invasive.
Sono stati illustrati i sistemi di prelievo ittico individuale, il controllo dei capi prelevati, nonché le problematiche sanitarie e zooprofilattiche legate alla capacità delle specie ittiche alloctone e non, a fare da vettore di parassiti.
Sull’onda della passione per l’attività sportiva che praticano, i pescatori e le loro associazioni, ricoprono un ruolo fondamentale nell’essere coinvolti in questi approfondimenti. Attenti custodi degli ambienti acquatici che frequentano costituiscono difatti l’anello principale per la segnalazione rapida circa la eventuale presenza di specie non originarie del proprio areale di distribuzione.
Questo è il cammino che da qualche anno è stato intrapreso in Basilicata per avvicinare responsabilmente alla pratica della pesca sportiva e al riconoscimento e alla tutela delle specie autoctone.

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