Verso una comunicazione integrata e di sistema

pacciani

La comunicazione ai tempi dei social network, o meglio, la comunicazione di sistema nell’era dei social. Questioni da risolvere, pregi e difetti dell’utilizzo dei social network particolarmente in situazioni di emergenza ambientale…”   L’intervento di Cristina Pacciani (responsabile Ufficio Stampa Ispra) al seminario di Bologna del 29 settembre 2016 Comunicare l’ambiente all’epoca della conversazione sociale.

Il recente evento sismico che ha colpito il centro Italia ha infatti evidenziato alcune criticità legate all’utilizzo dei social, prevalentemente nelle fasi precedenti all’emergenza, quando la comunicazione deve informare sui sistemi di allerta e sulle criticità idrogeologiche di alcune zone e contribuire a fornire elementi per una corretta pianificazione del territorio.
Il tema scelto per questo seminario è sicuramente un tema cruciale, la comunicazione ambientale ai tempi dei social, particolarmente in situazioni di emergenza, quando in tempi brevi è necessario fornire informazioni scientificamente valide e corrette, gestire situazioni complesse dove i referenti sono molteplici e farlo secondo procedure condivise.

La scossa di terremoto che la notte del 24 agosto ha colpito il centro Italia ci costringe ancor più ad una riflessione sia sul nostro ruolo di comunicatori, sia su quello che svolgono i social media nella comunicazione del rischio e dell’emergenza in Italia, che alcuni definiscono ormai obsoleta. Non siamo il Dipartimento nazionale di protezione civile, quindi non spetta a noi la gestione dell’emergenza, tuttavia siamo una tra le istituzioni a supporto. Anche questa è una “rete”, un “sistema” di enti di ricerca e di istituzioni che ha confermato, in quest’occasione, la sua maturità di risposta alle emergenze, anche attraverso twitter e i social media. Infatti, Twitter e Facebook sono stati invasi da hashtag come #terremoto, #rischiosismico, #protezionecivile e anche i nostri account social non sono stati da meno, riportando news, immagini, aggiornamenti dall’epicentro e dimostrando sensibilità e coinvolgimento in materia.  Siamo bravissimi a comunicare via social l’avvenuta catastrofe e l’emergenza che ne scaturisce.

Quanto lo siamo stati nella prevenzione, nella programmazione, nella pianificazione? Quanto si comunica la prevenzione, anche attraverso i social media? Da una ricerca condotta da CrisisLab – progetto di ricerca finanziato dal Governo italiano che utilizza i social media e le nuove tecnologie per innovare la comunicazione del rischio – sugli account Twitter ufficiali delle prime cinque città d’Italia, scopriamo come sono stati affrontati questi temi nei 365 giorni che hanno preceduto l’evento: assenza di tweet sul rischio sismico, in particolare quelli redatti in ottica di sensibilizzazione e prevenzione. Napoli e Torino quelle con minor numero di condivisioni di post afferenti alla protezione civile; l’unico tweet dedicato al terremoto è quello postato dall’account del comune di Torino che, in seguito all’evento sismico avvertito nel piemontese il 30 luglio, invita gli utenti a consultare l’account ufficiale di @INGVterremoti per eventuali aggiornamenti, senza fornire indicazioni ulteriori sui comportamenti di autoprotezione da attuare. In fase di emergenza, ovviamente, il trend si inverte. Eppure gli account twitter, i siti sono sempre attivi e forniscono notizie h24.

Questi esempi pongono l’accento sulla necessità di indirizzare chi opera nella comunicazione ambientale del sistema, verso una comunicazione del rischio integrata e organizzata strategicamente per la promozione di tutte le fasi della protezione civile, a partire proprio dalla prevenzione. Alla base, persiste ancora forse un po’ di scetticismo o di scarsa attendibilità e fiducia nei confronti dei social network.
Sempre secondo CrisisLab, l’utilizzo di questi nuovi canali di interazione è accolto ancora in maniera tiepida; il 52% delle aziende non dispone di alcun piano di comunicazione di crisi che tenga conto dei social media.

E’ una sfida complessa cui tutti siamo chiamati a partecipare, ognuno per la propria parte. L’eredita pesantissima di questa tragedia deve essere il motore per sviluppare un discorso sul ruolo della comunicazione nel nostro paese, che deve puntare necessariamente anche sulla prevenzione, sul “pre” oltre che sul “post” perché la resilienza ai fenomeni calamitosi dipende anche dalla comunicazione.

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