Formare, informare e comunicare per il cambiamento. La Fima si presenta

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Intervento di Mario Salomone (presidente Federazione italiana media ambientali, Fima) al seminario Comunicare l’ambiente all’epoca della conversazione sociale del 29 settembre 2016 a Bologna.

Siamo molto lieti, come Fima, di contribuire a questo seminario nazionale.
Prima di tutto, vorrei spendere qualche parola sulla Federazione. La Fima Onlus (Federazione italiana media ambientali) riunisce:

  1. i singoli operatori dell’informazione e della comunicazione interessati alla diffusione e al potenziamento dell’informazione e della comunicazione ambientale (giornalisti, blogger, studiosi…)
  2. tutti i media ambientali in forma cartacea, radio, TV e/o digitale e i loro editori
  3. tutti i media editi in forma cartacea, radio, TV e/o digitale che pur non avendo un esclusivo orientamento all’informazione e alla comunicazione ambientale intendono contribuire al perseguimento degli scopi statutari della Federazione e i loro editori
  4. le associazioni e gli enti senza fini di lucro operanti anche nel campo dell’informazione e della comunicazione ambientale o che comunque intendono contribuire al perseguimento degli scopi statutari della Federazione
  5. Possono inoltre aderire, in qualità di membri associati, anche persone fisiche o giuridiche interessate a partecipare alle attività della Fima
  6. Le imprese extra-editoriali possono aderire come membri associati.

Ha lo scopo di promuovere e migliorare la comunicazione ambientale, diffondere la cultura della sostenibilità, anche in collaborazione con analoghe organizzazioni di altri paesi, concorrendo in questa maniera alla tutela e valorizzazione dell’ambiente. Quindi ben venga quest’occasione di lavoro comune con amici e colleghi del Snpa.

Il momento suscita qualche preoccupazione. Penso alla decisione della RAI di cancellare Scala Mercalli, il ciclo di trasmissioni di approfondimento il sabato sera su RAI3 condotto in modo scientificamente rigoroso, aggiornato e competente, dal popolare Luca Mercalli, e alla chiusura della storica testata Ambiente Italia. Con Ambiente Italia scompare l’ultimo spazio del servizio pubblico dedicato alle storie dell’ambiente italiano, con le sue innovazioni e le sue eccellenze e con le sue tristi vicende di incuria e malaffare.

Si tratta di un nuovo grave colpo all’informazione ambientale, contro cui la Fima ha protestato scrivendo una lettera aperta alla RAI e alla Commissione di vigilanza e che ha raccolto numerose firme, suscitando anche alcune interrogazioni parlamentari. Nella lettera chiediamo alla RAI e alla Commissione parlamentare di vigilanza cosa c’è nei palinsesti per il futuro dell’informazione ambientale. Si cancella e si cancella, ma cosa si costruisce? Qual è la visione della Rai su questi temi? E perché queste soppressioni?

Il fenomeno non è solo italiano: “Industria e politici ci spingono verso il baratro”, ha denunciato sul Guardian nelle settimane scorse George Monbiot, noto giornalista e scrittore, ma i mass media riservano solo qualche noticina alla più grande sfida che l’umanità deve fronteggiare da sempre.
Ad esempio, non è stato dato alcun risalto a come l’ambiente è trattato nei programmi per le elezioni presidenziali Usa dei democratici di Hillary Clinton e dei repubblicani di Donald Trump.

Pur in modo strabico (non mancano obiettivi schizofrenici), Hillary Clinton promette un cambiamento come non si era visto dalla Seconda guerra mondiale e di arrivare a energie interamente pulite entro la metà del secolo, mentre Trump definisce il cambiamento climatico un “imbroglio” e “una montatura” e nel suo “manifesto” sparge dichiarazioni d’amore verso il carbone e tremende intenzioni di togliere ogni freno alle emissioni di CO2. Proprio mentre chiede le autorizzazioni per proteggere con muri argini il suo campo da golf in Irlanda, minacciato non dai migranti messicani, ma dall’innalzamento del mare, dall’erosione e dalle crescenti tempeste…

Che i mass media (“embedded” nel potere, dice) preferiscano pettegolezzi e banalità, del resto, non è strano, concludeva Monbiot. Basti pensare che l’American Petroleum Institute (che rappresenta oltre 650 industrie del petrolio e del gas) ha pagato Washington Post, Atlantic e Politico per ospitare una serie di dibattiti sul clima alle convenzioni di democratici e repubblicani con nutrita presenza di negazionisti dal riscaldamento globale.

Alla nostra protesta la RAI ha risposto dichiarandosi disponibile ad aprire un dialogo con la Fima e ad accogliere anche nostri eventuali suggerimenti.
Penso quindi che il seminario di oggi organizzato in collaborazione da Snpa e Fima possa rappresentare, oltre a un importante avvio di lavoro comune sui temi dell’informazione una utile miniera di spunti da proporre alla RAI.

Credo che sempre più siano necessarie alleanze e partenariati tra chi si occupa di informazione ambientale e costruire ponti vero la società civile, evitando di restare solo tra noi addetti ai lavori. L’informazione che vogliamo è una informazione che va di là del sensazionalismo e di pseudo criteri di “notiziabilità”.
L’informazione ambientale è infatti uno strumento fondamentale di cittadinanza ed è tutta l’opinione pubblica a dover apprezzare il nostro lavoro e a dover condividere le nostre preoccupazioni.

Vedi anche l’intervista a Mario Salomone “Quale comunicazione delle agenzie ambientali?” rilasciata ad Arpatnews.

 

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