Data journalism e narrazioni civiche. A quali condizioni un giornalismo investigativo?

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Rosy Battaglia è fra i fondatori del sito Web Cittadini reattivi, un esempio di citizen journalism che si occupa di temi ambientali “caldi”, quali le bonifiche dei siti contaminati, l’amianto ecc. Fa anche parte dell’Ufficio di presidenza della Fima, e in tale veste ha parlato al seminario di Bologna della sua esperienza.

Con l’avvento dei social media e dei nuovi mezzi digitali ognuno di noi può narrare, fotografare, condividere informazioni. Siamo tutti citizen journalists nel momento in cui narriamo attraverso i social media un evento o un fatto pubblico. Io in realtà mi occupo di giornalismo civico o meglio di quello che gli americani definiscono civic journalism o pubblic journalism, giornalismo nel pubblico interesse che vede giornalisti e cittadini non spettatori dei processi sociali ma attori. Il ruolo del giornalista è ancora presente ma in stretto ascolto con le comunità di riferimento, producendo, selezionando e curando notizie in modo accurato e indipendente.

Il data journalism o giornalismo di precisione verifica i fatti attraverso i dati, e viceversa. È partire dai numeri per descrivere un fenomeno che poi deve avere una corrispondenza nella realtà. Per questo penso che occorra sapere interpretare i dati e comprendere le storie che si nascondono attraverso i numeri. È la sfida per poter realizzare informazione attendibile, non allarmistica, ma in grado di descrivere esattamente ciò che succede. Ciò è tanto più necessario nel giornalismo ambientale e civico.

Cittadini Reattivi è il titolo dell’inchiesta ad alto impatto civico e sociale che ha vinto nel 2013 il grant messo in palio da Fondazione Ahref. L’idea è nata dal bisogno di poter sviluppare un progetto di informazione partecipata sul problema dell’impatto ambientale e sanitario dei siti contaminati e di narrare al contempo l’impegno di cittadini, amministratori e medici che non si sono rassegnati a vedere un territorio oltraggiato e a subire gli effetti dell’inquinamento sulla salute così come avevo visto fare a Brescia, in valle Olona, Turbigo e nella Valle del Sacco. Ma non solo l’esigenza, da giornalista sociale era anche quella di diffondere buone pratiche di partecipazione civica al processo di restituzione agli usi di beni comuni, come sono acqua e terra, non solo attraverso la protesta e il conflitto ma anche attraverso lo sviluppo di nuove pratiche di monitoraggio civico.

Il mio sogno, parzialmente realizzato, era poi quello di poter rendere queste informazioni disponibili e aggiornabili nel tempo sia sulla piattaforma web che sui social network e sondare attraverso il crowdmapping la reale consapevolezza dei cittadini sui siti contaminati in Italia, oltre 15 mila e i siti di interesse regionale e nazionale secondo i dati della Relazione della Commissione di inchiesta sul traffico dei rifiuti del 2012.

L’esperimento in parte ha funzionato e mi ha permesso poi di sviluppare altre inchieste di taglio nazionale, pubblicate su La nuova Ecologia, Veleni occulti, Nòva Il Sole 24 ore “Trasparenza civica per le bonifiche” fino al progetto sull’impatto dell’amianto coordinato da Guido Romeo su Wired, insieme ai colleghi Gianluca De Martino e Davide Mancino “Il prezzo dell’amianto” vera inchiesta data driven on the road.

“Il prezzo dell’amianto” è invece il titolo dell’inchiesta data driven (guidata dai dati) realizzata insieme a Guido Romeo di Wired, Davide Mancino e Gianluca De Martino uscita su Wired di aprile 2015 e online con un portale dedicato con la mappa interattiva dei siti contaminati e quella epidemiologica sui casi di mesotelioma per provincia (dati Istat).

Il tema dell’amianto è stato subito presente dal debutto di Cittadini Reattivi. L’8 aprile 2013 ero a Casale Monferrato ad assistere alla presentazione del Piano nazionale amianto voluta dal ministro Balduzzi. Ed è proprio davanti alle mappe ministeriali che hanno cominciato a sorgere le prime domande (e i primi dubbi) culminati a giugno 2014 con la prima richiesta di accesso ai dati fatta al ministero dell’Ambiente, dove abbiamo poi constatato che i dati erano purtroppo incompleti. Da lì un anno fa è partito il lavoro vero e proprio di inchiesta, culminato con la liberazione dei dati di mappatura in open data di regione Piemonte a giugno 2015 e con i dati parziali a maggio 2015 da parte di regione Lombardia.

Ma quello che è emerso dall’inchiesta e dagli articoli di approfondimento pubblicati su Wired manca un coordinamento del problema amianto a livello nazionale, l’attuazione del Piano nazionale e le Regioni per prime hanno grosse mancanze, vedi l’enorme ritardo del recepimento dei PRA e la loro attuazione, come anche la regione Toscana sa bene. A oggi dopo 23 anni dalla legge che ha bandito l’amianto nonostante Arpa, Asl, Inail e ministero dell’Ambiente abbiano come obbiettivo la mappatura e l’individuazione dei siti più contaminati a cui destinare le risorse per le bonifiche, non sappiamo con precisione dove siano gli oltre 300 siti contaminati a rischio 1 ad esempio, o i siti industriali.

Vedi anche:

  • la presentazione fatta al seminario di Bologna su La comunicazione al tempo della conversazione sociale
  • L’intervista ad Arpatnews Giornalismo civico e data journalism, nella quale ha parlato anche di quali attese abbia nei confronti delle attività di informazione e diffusione dei dati da parte delle agenzie ambientali.

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