Strategie di comunicazione e processi educativi debbono essere interconnessi

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Intervento di Calogero Di Chiara (responsabile Formazione, Informazione e Comunicazione Arpa Sicilia) al seminario Comunicare l’ambiente all’epoca della conversazione sociale del 29 settembre 2016 a Bologna.

E’ possibile “pensare”, invece che in concetti che si esprimono attraverso parole,
in immagini, figure, miti, dei, in paesaggi, colori, fenomeni naturali,  in azioni ed esecuzioni.
Tutte le immagini primitive del mondo si costruiscono per questa via
.

Karl Theodor Jaspers

I dati sulla qualità ambientale prodotti dal SNPA, Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, sono utilizzati nella maniera più opportuna per  produrre un cambiamento?

Una corretta informazione ed una buona comunicazione, basate sui dati ambientali,  sono sufficienti per assicurare  l’efficacia del cambiamento?

L’Educazione Ambientale per la sostenibilità,  (i processi che  la stessa innesca  ed alimenta attraverso il coinvolgimento partecipativo di gran  parte dei cittadini)  può  essere intesa come imprescindibile risorsa nel  perseguire il cambiamento e determinarne le condizioni?

Appare chiaro che  le strategie di comunicazione ed i processi educativi, basasti sulla conoscenza e finalizzati ad arricchire la  conoscenza,  debbono essere interconnessi e debbono,  insieme, contribuire al perseguimento degli obiettivi globali.

La loro attuazione  deve essere pensata e realizzata   attraverso la messa in campo di azioni sinergiche  che promanano dal  territorio, mediante   l’”interpretazione” del territorio urbano e/o rurale,   (che deve avvenire   con  la partecipazione attiva di coloro che lo abitano)   e si rivolgono allo stesso  che diventa “teatro” per la “messa in scena” del  cambiamento, i cui “attori” sono gli stessi abitanti.

Gli obiettivi globali a cui ci riferiamo sono quelli  elaborati dalla comunità internazionale  nel corso della  Conferenza dell’ONU tenutasi nel 2012 a Rio de Janeiro e definiti nell’Agenda 2030  per uno sviluppo sostenibile, dove, tra le altre cose,  la  sostenibilità ecologica,  viene ribadito,   deve esser perseguita insieme allo  sviluppo sociale ed economico, perché   “è possibile garantire uno sviluppo sostenibile soltanto affrontando con un approccio coerente le cause delle sfide globali e le loro interazioni”.

Su  quali soggetti ricade la responsabilità di realizzare quanto sopra prospettato?

Oggi,  le previsioni della  legge 132/2016 di riforma del SNPA, che definiscono l’educazione ambientale come compito istituzionale delle agenzie, costituiscono il presupposto normativo per far si che il SNPA sia il soggetto che, ai vari livelli territoriale e nazionale, assuma la responsabilità di questo importante processo, chiaramente da sviluppare con l’obiettivo di rendere sempre più interconnessi i processi educativi con quelli comunicativi.

Del resto, alcune delle   esperienze svolte dal Sistema  InFEA in  questi ultimi  anni  in Sicilia, che sono state presentate nella seconda Conferenza regionale dell’Educazione all’Ambiente ed alla Sostenibilità , svoltasi nel  dicembre scorso, ci informano sulla efficacia dei risultati , in termini di obiettivi di sostenibilità,  e dimostrano che quella qui indicata è la via maestra.

L’adesione  di ARPA Sicilia, con l’impegno diretto del Laboratorio regionale InFEA, al partenariato istituzionale per la realizzazione  del  Piano di Azione del GAL Metropoli Est,  che da qui al 2020  dovrà  attuare  le previsioni del Piano,  all’insegna della sostenibilità, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Il compito che ci siamo prefissi è quello di guidare  un percorso attraverso il quale sperimentare  la possibilità di definire il potenziale educativo a livello di territorio, valutarne le variazioni e  definire un modello che essere utilizzato in analoghe esperienze.

A proposito di azioni sistemiche per il cambiamento del territorio, basate su una buona strategia di comunicazione affiancata da processi educativi, ci piace qui citare l’esperienza della Farm Cultural Park  di Favara, in provincia di Agrigento.

Filiere temporanee, connessioni aperte sul mondo e costruzioni di reti sono gli elementi base che la caratterizzano, all’insegna di sperimentazione di  pratiche  basate sulla resilienza.

Si definisce  centro culturale indipendente, con una forte attenzione all’arte contemporanea e all’innovazione.  Nasce nel 2010. in un quartiere semi-abbandonato  denominato  “I sette cortili”.

In pochi anni  le attività di recupero e di sperimentazione  promosse dalla Farm, sono servite da stimolo ed hanno contaminato il territorio, rivitalizzandolo, con l’apertura di nuovi progetti, agendo come polo di attrazione per gli abitanti dei   pubblico dai centri vicini, e stimolando gli investimenti all’insegna del   binomio centro storico/cultura.

Altra frontiera dentro la quale  si stanno  esplorando le reali opportunità offerte dalla  cooperazione tra  i vari linguaggi e le  diverse forme di rappresentazione ,   è stata definita  recentemente con la sottoscrizione della “CARTA di SAN VITO LO CAPO”  nel luglio scorso.

Caratterizzato dalla collaborazione tra   ARPA Sicilia ed  ARPA FVG, con l’impegno dei due  Laboratori regionali  di Educazione Ambientale  e della Direzione del Sicilia  Film Festival,  ha registrato l’adesione  del  Sottosegretario di Stato del MATTM,  di ISPRA, della Sicilia Film Commission,  della Filmoteca regionale  e della  Fondazione UNESCO  che, insieme ad ARCI Nazionale, FIAB ed,  hanno condiviso l’obiettivo di valorizzazione dell’audio visivo professionale come uno tra le “forme principali per le politiche e le attività di promozione ed educazione allo sviluppo sostenibile”.

La presentazione fatta nel seminario.

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