I Servizi tecnici anche a supporto della Protezione civile

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Maria Sargentini, vicepresidente di AssoArpa e già direttore generale di Arpa Toscana, ha descritto le problematiche relative all’intervento delle Agenzie ambientali nelle situazioni di emergenza, per poi illustrare dettagliatamente cosa è stato fatto per la Costa Concordia.

La legge 132/16 che istituisce il Snpa stabilisce (art. 3 comma 1 lettera b) che al sistema compete il  “controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento delle matrici ambientali e delle pressioni sull’ambiente derivanti da processi territoriali e da fenomeni di origine antropica o naturale, anche di carattere emergenziale …“, stabilendo così una funzione da assolvere, senza individuare però un ruolo specifico. D’altra parte non esistono norme che disciplinino l’organizzazione delle emergenze, salvo alcuni casi molto specifici, quali ad esempio le emergenze nucleari e le aziende a rischio incidente rilevante.

Il gruppo di lavoro n. 46 del Snpa ha effettuato una ricognizione sulle modalità di gestione delle emergenze da cui emerge un certo grado di diversità, e ora sta predisponendo delle linee guida utili per l’adozione di modalità di intervento maggiormente omogenee.

Le attività ordinarie di monitoraggio e controllo durante gli eventi emergenziali possono richiedere abilità e conoscenze aggiuntive rispetto a quelle ordinarie, spesso riconducibili a funzioni specialistiche che devono essere rese disponibili h24 anche con diverse modalità organizzative (sala operativa, reperibilità di specialisti, formazione degli operatori in campo…).

Il caso della Costa Concordia
Nel caso del naufragio della Costa Concordia presso la costa dell’isola del Giglio il 13 gennaio 2012, si è dovuto affrontare un’emergenza del tutto imprevista e per la quale non esisteva alcun protocollo predefinito.
E’ stato necessario delineare le criticità ambientali connesse alle sostanze presenti in una città galleggiante, e quindi definire un piano di monitoraggio che teneva conto degli inquinanti che potevano essere rilasciati dal relitto.

Si è iniziato da subito ad effettuare campionamenti delle acque, seguendo tutte le fasi di gestione dell’emergenza, dalla rimozione dei combustibili alla definitiva rimozione del relitto, quasi due anni dopo, per quasi 800 campioni analizzati nei laboratori di Arpa Toscana, di cui sono stati pubblicati tempestivamente tutti i risultati.

[abstract a cura della Redazione di AmbienteInforma, non rivisto dall’autore]

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