Annuario 2016 – La situazione degli agenti fisici: inquinamento elettromagnetico, rumore, radioattività ambientale

elettromagnetismo

Mentre rimane costante l’attenzione dei cittadini verso la problematica dei campi elettromagnetici, cresce la preoccupazione dell’Oms per l’esposizione della popolazione italiana a livelli di rumore, diurni e notturni, considerati causa di stress, di disturbi del sonno, di riduzione del benessere psicologico e di problemi cardiovascolari.

Questi sono alcuni dei dati riportati nella nuova edizione dell’Annuario dei dati ambientali 2016 dell’Ispra. E’ possibile consultare il capitolo completo dedicato alle radiazioni non ionizzanti, al rumore  e alla radioattività ambientale.

Campi elettromagnetici 
In Italia la potenza complessiva degli impianti radiotelevisivi (RTV) e stazioni radio base (SRB) è pari a 7293,30 kW ed è di poco inferiore a quella degli impianti RTV pari a 7974,73 kW.  Dal 2014 al luglio 2016 i casi di superamento dei limiti di legge relativi agli impianti RTV sono rimasti invariati (346) mentre quelli relativi alle SRB sono lievemente aumentati passando da 51 a 54. Nel 2015 i controlli sperimentali effettuati su impianti risultano essere stati sollecitati dai cittadini nel 36% dei casi per le SRB e nel 40% per gli RTV, percentuali entrambe che evidenziano l’attenzione da parte della popolazione nei confronti di questa problematica.

Rumore
Dai controlli di Arpa e Appa sul rumore emerge che il 45,9% delle sorgenti ha presentato almeno un superamento dei limiti normativi nel 2015, evidenziando un problema di inquinamento acustico. Le sorgenti maggiormente controllate risultano, anche per il 2015, le attività di servizio e commerciali (54,5%) seguite dalle attività produttive (29,2%).

La percentuale dei comuni italiani che ha approvato la classificazione acustica è pari al 59% (31 dicembre 2015). Le regioni con le percentuali di comuni zonizzati più elevate sono: Valle d’Aosta (100%), Toscana (99%), Marche (97%), Lombardia (95%), Veneto (91%), Liguria (sale a 85%), Provincia di Trento (76%), Piemonte (74%), Emilia-Romagna (71%); mentre le regioni che registrano percentuali inferiori al 15% sono: Provincia di Bolzano (14%), Puglia (12%), Abruzzo (10%) e Sicilia (2%). Il Piano di classificazione acustica non risulta uno strumento di pianificazione comunale attualmente utilizzato nelle regioni Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Molise. Mancano invece informazioni al riguardo per la regione Calabria.

Radioattività ambientale
Quanto alla radioattività ambientale, la maggior parte dei rifiuti radioattivi, in termini di attività, presenti in Italia si trova in Piemonte (73,8%). Seguono la Campania con l’11,9% e la Basilicata con il 8,9%. La distribuzione regionale dei rifiuti radioattivi, in termini di volumi, presenta una maggior concentrazione nel Lazio con il 27,6%, seguito dal Piemonte (19%) e dalla Lombardia (15,8%).
In assenza di incidenti nucleari rilevanti, il radon rappresenta la principale fonte di esposizione alla radioattività. Nel Lazio e nella Lombardia si evidenzia
un’elevata concentrazione di radon (Rn-222). La differenza con le altre regioni è dovuta al diverso contenuto di uranio nelle rocce e nei suoli e alla loro differente
permeabilità.

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