Il monitoraggio dei torrenti alpini, l’attività di Appa Trento

La rete di monitoraggio della qualità delle acque superficiali nella provincia di Trento, attivata nel 2010, comprende 106 corpi idrici per i quali Appa effettua campionamenti periodici, ai fini della classificazione dello stato chimico e dello stato ecologico.

Il controllo della qualità delle acque superficiali è avvenuto, fino al 2008, attraverso il monitoraggio e la classificazione secondo criteri e procedure definiti nel D.Lgs. 152/99. L’entrata in vigore del D.Lgs. 152/06, che ha recepito la Direttiva 2000/60/CE, ha proposto importanti modifiche relative alla metodologia di monitoraggio. L’obiettivo del decreto è di “stabilire un quadro generale coerente ed esauriente dello stato ecologico e chimico delle acque all’interno di ciascun bacino idrografico”.

Lo scopo è di raggiungere l’obiettivo di qualità “buono” per tutti i corpi idrici nazionali e mantenere lo stato elevato per i corpi idrici a cui è già attribuito. Lo stato ecologico buono significa che i “valori degli elementi di qualità biologica […] si discostano solo lievemente da quelli di norma associati al tipo di corpo idrico superficiale inalterato”.

Individuazione dei corpi idrici fluviali

Per riuscire a classificare la qualità ecologica dei corsi d’acqua, l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (APPA) nel 2008-2009 ha individuato e tipizzato i corpi idrici per tutta la rete idrografica della provincia di Trento secondo la metodologia prevista dal D.M. 131/08.

Un corso d’acqua per essere tipizzato e suddiviso in corpi idrici deve avere un bacino scolante uguale o maggiore di 10 km2; il corpo idrico è un tratto omogeneo di corso d’acqua, definito in base a caratteristiche geografiche, climatiche, morfologiche e di pressioni dovute all’azione dell’uomo, ed è l’unità a cui fare riferimento per riportare e accertare la conformità con gli obiettivi ambientali di cui al D.Lgs. 152/06. In provincia di Trento sono stati quindi individuati in prima istanza 412 corpi idrici e sono stati inseriti nei Piani di gestione del distretto idrografico delle Alpi orientali e dell’Autorità di bacino del fiume Po.

La rete di monitoraggio dei corpi idrici fluviali

Con l’emanazione del D.M. 260/2010, che definisce i criteri di classificazione dei corpi idrici, è iniziato il monitoraggio previsto dal D.Lgs. 152/06, dopo una prima fase sperimentale che era iniziata già nel biennio 2008-2009. È stata definita la nuova rete di monitoraggio, articolata in quattro tipologie (rete operativa, di sorveglianza, rete nucleo e monitoraggio di indagine) ed è iniziata l’attività di campo e di laboratorio.

L’Appa ha scelto le stazioni da inserire nella nuova rete di monitoraggio mantenendo la rete storica della provincia di Trento, che comprendeva 27 punti collocati sulle aste principali dei corsi d’acqua in posizioni già individuate come significative per monitorare le pressioni presenti. Per assicurare la serie storica, il monitoraggio su questi punti viene mantenuto anche secondo le modalità tradizionali: oltre alle analisi richieste dal D.Lgs. 152/06, vengono quindi effettuate, quando possibile, anche le analisi chimiche, microbiologiche e biologiche previste dal D.Lgs. 152/99.

A questi 27 punti sono stati aggiunti altri 10 già monitorati come acque a specifica destinazione per la vita dei pesci, secondo il D.Lgs. 130/92.

Nella scelta dei rimanenti punti si è tenuto conto dello stato dei corpi idrici, in base a dati pregressi di monitoraggio (erano disponibili i dati su una settantina di stazioni posizionate sui corsi d’acqua secondari della provincia di Trento, che dagli anni ’90 sono stati monitorati dall’Appa con analisi chimico-fisiche, microbiologiche e biologiche) e, dove non erano disponibili dati, in base al giudizio esperto integrato dall’analisi delle pressioni.

Al fine di conseguire il miglior rapporto tra costi del monitoraggio e informazioni utili alla tutela delle acque, nella rete di sorveglianza sono stati inseriti i corpi idrici non a rischio di raggiungere gli obiettivi di qualità (quindi che hanno già giudizio buono o elevato), selezionandone un numero rappresentativo, al fine di fornire comunque una valutazione dello stato complessivo di tutte le acque superficiali di ciascun bacino compreso nei distretti idrografici. È stato rispettato il criterio di inserire nella rete almeno un corpo idrico per tipologia fluviale.

Questi corpi idrici vengono monitorati almeno ogni sei anni.

Il monitoraggio operativo è realizzato sui corpi idrici che sono stati evidenziati a rischio di non raggiungere l’obiettivo di qualità “buono”. Tale rischio può derivare da pressioni diffuse come l’agricoltura, puntiformi quali scarichi civili o industriali, oppure ancora da modificazioni morfologiche quali briglie, argini, variazioni di livello dovute a uso idroelettrico. Il monitoraggio operativo è effettuato con cadenza triennale.

Nel monitoraggio della rete nucleo sono stati inseriti i corpi idrici in cui sono stati identificati i siti di riferimento (ovvero siti in cui l’alterazione dovuta alle attività umane è talmente ridotta che si può considerare ininfluente). I risultati dell’applicazione degli indici sugli elementi di qualità biologica in questi siti sono quelli a cui fare riferimento per la classificazione dello Stato Ecologico.

Alla rete nucleo appartengono inoltre i corpi idrici sottoposti a pressioni particolarmente significative quali ad esempio lo scarico di un depuratore, un’opera di presa importante, ecc. Il monitoraggio della rete nucleo è effettuato con cadenza triennale.

Il monitoraggio di indagine è stato effettuato di volta in volta su quei corpi idrici dove sono necessari controlli per situazioni di allarme (ad esempio per segnalazioni di sversamenti e/o contaminazioni puntiformi ed occasionali) o dove l’incertezza del giudizio esperto attribuito nei piani di gestione risultava elevata. Questi monitoraggi vengono programmati di anno in anno.

In definitiva la nuova rete di monitoraggio, attivata nel 2010, comprende 106 corpi idrici, di cui 40 nel monitoraggio di sorveglianza, 38 in quello operativo e 28 nella rete nucleo.

La classificazione dei corpi idrici fluviali

Lo stato di qualità dei corpi idrici fluviali secondo il D.Lgs. 152/06 si distingue in Stato Chimico e Stato Ecologico. Per ognuna delle reti di monitoraggio è stato predisposto il programma specifico da condurre sui corpi idrici, scegliendo gli elementi di qualità biologica (EQB) da monitorare, definendo il protocollo analitico chimico, attivando il monitoraggio idromorfologico e stabilendo le frequenze di campionamento.

Tutti i 412 corpi idrici della Provincia di Trento sono stati classificati, in parte attraverso un monitoraggio che è partito nel 2010 e in parte attraverso il così detto “accorpamento”. Lo stato di un corpo idrico può essere rappresentato da un tratto di corso d’acqua monitorato che abbia le stesse caratteristiche di pressione, tipologia e obiettivi di qualità.

Si evidenzia come la classificazione attualmente non comprenda l’elemento di qualità biologica della fauna ittica (si è in attesa di una verifica dei criteri di classificazione con questo elemento di qualità biologica da parte del Ministero dell’Ambiente).

Lo stato chimico

Lo Stato chimico prende in considerazione a livello comunitario una lista di 45 sostanze pericolose inquinanti indicate come prioritarie con i relativi Standard di Qualità Ambientale (SQA) (Tab.1/A-DM 260/2010). Qualora un corpo idrico non rispetti questi standard di qualità, che si basano su medie annuali o superamenti puntuali di un valore soglia, viene classificato come “non buono” e quindi non è coerente gli obiettivi di qualità previsti dalla normativa.

Nel PTA sono stati individuati 9 corpi idrici classificati come “non buono”: Uno di questi è il Lavisotto interessato dalla presenza di sostanze chimiche di origine industriale mentre altri 8 sono penalizzati dalla presenza di fitofarmaci in particolare il composto Clorpirifos. Per questi composti il PTA ha previsto una serie di misure di prevenzione e di contenimento. I campionamenti successivi al 2014 hanno indicato che le misure introdotte hanno avuto un effetto tangibile sulla qualità dei corsi d’acqua. La qualità è gradualmente migliorata e nel 2016 non sono stati individuati corpi idrici con stato chimico “non buono” relativamente della presenza del Clorpirifos.

Lo stato ecologico

Lo Stato Ecologico di tutti i corpi idrici è descritto in Tabella 2 e nel Grafico 1 (le percentuali sono riferite al numero di corpi idrici con i relativi giudizi di Stato Ecologico). La Figura 1 rappresenta la distribuzione dei giudizi di Stato Ecologico mediante un’apposita cartografia.

I corpi idrici che non raggiungono lo stato di qualità buono sono 51 su 412 pari al 12%. Le zone critiche sono 4:

  1. Valle di Non: in questo area si concentrano pressioni diffuse dovute all’inquinamento da fitofarmaci e pressioni diffuse puntuali legate a una depurazione non ancora soddisfacente
  2. Valsugana: soprattutto l’asta del Brenta non raggiunge uno stato di qualità buono a causa di una modifica morfologica che ha reso questo corso d’acqua un alveo artificiale rettificato. A questo si sommano le attività agricole di fondo valle che esercitano una pressione diffusa,
  3. Zona del Bleggio e Lomaso: alcuni corsi d’acqua sono interessati da inquinamento diffuso di tipo agricolo legato alla produzione zootecnica nonché da pressioni puntuali legate alla presenza di numerose fosse imhoff attualmente in fase di collettamento al depuratore di Stenico.
  4. Valle dell’Adige: lungo l’asta dell’Adige vi sono alcuni corpi idrici che hanno risentito dell’intensa opera di bonifica del fondovalle che ha modificato in maniera molto significativa la morfologia dei corsi d’acqua. Inoltre vi sono fonti di inquinamento diffusi e puntuali anche di tipo industriale che provocano lo scadimento della qualità.

Per gli altri corpi idrici invece si nota come la qualità elevata è raggiunta da quei corpi idrici che sono posti alla testa dei corsi d’acqua soprattutto in zone montane dove possibili pressioni non sono presenti e non vi sono alterazioni morfologiche. Il 70% dei corpi idrici raggiunge lo stato buono: vi sono alcuni corsi d’acqua di rilievo come l’Avisio, il Fersina o il Chiese e numerosi affluenti delle aste principali che mantengono una buona qualità biologica e chimico-fisica ma risentono di opere artificiali per lo più legate alla difesa dalle piene.

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