A grandi passi verso la tutela della biodiversità: la Dichiarazione di Cancùn e la prima Lista rossa europea degli Habitat

Gli esiti della tredicesima Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica, svoltasi a Cancùn, in Messico; la pubblicazione della prima Lista rossa europea di tutti gli habitat naturali e semi-naturali, che fornisce una panoramica completa di caratteristiche, estensione e stato di conservazione di circa 490 habitat marini, terrestri e d’acqua dolce europei

Si è tenuta a metà dicembre a Cancùn, in Messico, la tredicesima Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica che ha visto la partecipazione di delegati provenienti da 196 paesi. Cuore dell’incontro, il cui scopo era rafforzare l’attuazione del Piano strategico mondiale per la biodiversità 2011–2020, è stato il cercare di concretizzare l’integrazione della biodiversità in altri settori, con particolare attenzione a quelli dell’agricoltura, della selvicoltura, della pesca e del turismo. Le due settimane hanno portato all’adozione di un piano d’azione a breve termine sul ripristino degli ecosistemi e ad una serie di decisioni riguardanti le aree protette, la gestione sostenibile della fauna selvatica, le specie esotiche invasive, i cambiamenti climatici e i finanziamenti. Molta attenzione è stata posta all’ambiente marino a favore del quale sono state prese alcune decisioni per una maggiore pianificazione dello spazio marino, per fornire orientamenti per la prevenzione e la mitigazione degli impatti dei rifiuti marini, e per mantenere e migliorare la resilienza degli ecosistemi, in particolare nelle aree d’acqua fredda.

Durante la Conferenza si è deciso di continuare ad adottare un approccio precauzionale nei confronti degli organismi viventi modificati (OVM,) già ratificato nel Protocollo di Cartagena, perché le loro implicazioni per la biodiversità non sono ancora sufficientemente conosciute, ed, inoltre, è stato definito un quadro per proseguire i lavori sulla valutazione dei rischi, nonché individuare le lacune e le esigenze in termini di conoscenze.

Tutti i paesi partecipanti sono giunti alla conclusione che, mancando solo 4 anni per il raggiungimento dei 20 obiettivi (gli “Aichi Target”) stabiliti dal Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, è necessario intensificare gli sforzi e che se le decisioni adottate a Cancún troveranno un seguito, daranno sicuramente un contributo positivo.

Sempre a dicembre 2016, a supporto della difesa della biodiversità, è stata pubblicata dalla Commissione Europea, dopo 3 anni di lavoro, la prima Lista Rossa europea di tutti gli habitat naturali e semi-naturali che fornisce una panoramica completa di caratteristiche, estensione e stato di conservazione di circa 490 habitat marini, terrestri e d’acqua dolce europei a due livelli geografici: per i Paesi dell’Unione Europea a 28 e per l’Europa 28+, cioè la UE28 più Islanda, Norvegia, Svizzera, i rimanenti Paesi balcanici e i mari limitrofi. Inoltre, questa Lista Rossa comprende una serie più ampia di habitat rispetto a quelli elencati nell’Allegato I della Direttiva Habitat e li valuta su scala europea, mentre quelli dell’Allegato I sono valutati a livello di regione biogeografica.

Metodologicamente, in vista della costruzione della lista, è stato necessario sviluppare una tipologia di habitat comune sulla base dei risultati di uno studio finanziato dalla CE nel 2012. La tipologia di habitat si basa sulla classificazione EUNIS ma rivista per tener conto del fatto che alcune unità EUNIS sono troppo grandi e complesse o troppo ampiamente definite in termini di variazione ecologica e biodiversità. Rivista la classificazione, sono stati raccolti i dati dai singoli paesi sulla distribuzione degli habitat, sulle pressioni, le minacce, le misure di conservazione, etc. Infine è stato valutato lo stato di conservazione di ciascun habitat utilizzando una versione modificata delle categorie e criteri della Lista Rossa IUCN degli ecosistemi.

Nella lista Sono stati valutati 257 habitat marini bentonici (del fondo marino), che vanno dalla costa fino a 200 m di profondità e fino a 200 miglia nautiche al largo. In totale, il 19% (UE28) e il 18% (UE28+) degli habitat considerati sono stati valutati come minacciati nelle seguenti categorie e la percentuale più alta si trova nel Mar Mediterraneo (32%), seguito dall’Atlantico nord-orientale (23%), Mar Nero (13%) e Mar Baltico (8%).

Le pressioni antropiche più frequenti sono l’inquinamento (principalmente l’arricchimento di nutrienti che porta all’eutrofizzazione), l’utilizzo delle risorse biologiche (essenzialmente la pesca), le modifiche al sistema naturale (per esempio il dragaggio e le opere di difesa costiera), l’urbanizzazione e il cambiamento climatico. La carenza di dati relativi ad una grande percentuale di habitat marini (49% per UE28 e 53% per UE28+) è evidente, ma, grazie al processo di valutazione prodotto in funzione della Lista Rossa, è stato raccolto un numero consistente di informazioni utili su questi habitat poco studiati che saranno utili per sostenere la loro conservazione.

Invece per quanto riguarda gli habitat terrestri e d’acqua dolce naturali e seminaturali in Europa, sono stati inclusi nella Lista Rossa europea 233 habitat suddivisi in diverse tipologie tra le quali le più minacciate risultano essere quelle delle paludi e torbiere (85%), seguite dalle praterie (53%), habitat d’acqua dolce (46%) e habitat costieri (45%). In generale, i risultati mostrano che il 36% (UE28) e il 31% (UE28+) degli habitat valutati sono minacciati e che un ulteriore 12% è quasi minacciato sia nella UE28 che nella UE28+.

Gli habitat meno minacciati sono: foreste, brughiere, arbusteti e gli habitat caratterizzati da vegetazione scarsa, ma potrebbero comunque esserlo a scala locale o regionale piuttosto che a scala europea.

Per quanto riguarda la perdita di areale e qualità degli habitat terrestri e d’acqua dolce europei le minacce più importanti, che riguardano soprattutto le praterie e le paludi, derivano dall’agricoltura intensiva, dall’abbandono delle terre o dai cambiamenti di uso del suolo verso la silvicoltura commerciale o la coltivazione a seminativo. Invece per gli habitat di acqua dolce, il drenaggio e l’inquinamento, insieme alle specie aliene invasive, si sono dimostrati le principali cause di perdita e di deterioramento degli habitat, mentre per gli habitat costieri, l’urbanizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture continuano ad avere un impatto notevole.

Altre risorse
Vai a AmbienteInforma su biodiversità, numero del 6/10/2016 

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