A un anno dall’approvazione della legge 132, intervista a Luca Marchesi

A un anno dall’approvazione della legge 132, Luca Marchesi, direttore generale di Arpa FVG e vicepresidente del Consiglio del Sistema nonché presidente di AssoArpa, fa il punto su ciò che è stato fatto.

È passato quasi un anno dall’approvazione della legge 132/2016, che ha dato avvio al processo di costituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (Snpa), quale momento di raccordo tra le Agenzie regionali/provinciali per l’ambiente e Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Un anno non è molto, ma è sufficiente per un primo bilancio, utile a capire i punti di forza, ma anche a riflettere sulle criticità.

A tale proposito Marchesi ha le idee piuttosto chiare, tanto da mettere sui piatti della bilancia in modo ben equilibrato i tanti aspetti positivi di questo primo anno di Snpa, senza tuttavia nascondere le  difficoltà a cui si è andati incontro.

L’occasione è stata offerta dai momenti seminariali e di incontro pubblico che si sono tenuti nelle ultime settimane presso il Parlamento e presso Forum PA.

Per Marchesi “i sei mesi intercorsi tra l’approvazione della 132/2016 e l’avvio dell’operatività del Sistema sono stati sicuramente ricchi di iniziative, proposte e fermento. Alla presidenza di Ispra e ai direttori delle Agenzie per l’ambiente era fin da subito chiaro che si stesse vivendo un momento epocale in cui sarebbero state gettate le fondamenta per una nuova governance ambientale tecnica del nostro Paese”. Il passaggio da una pluralità di soggetti (le Agenzie regionali o provinciali per la protezione dell’ambiente) – ognuno con propria storia, proprie competenze e progettualità – a un soggetto di tipo federativo, il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (Snpa), rappresenta infatti proprio questo, uno strumento di cerniera tra il centro e la periferia, in grado di far crescere in modo armonico una nuova sensibilità per l’ambiente e la sua protezione.

Fin dall’ultima fase dei lavori parlamentari, già a fine 2015 – sottolinea Marchesi – era stata segnalata più volte al Governo, al Parlamento e alle Regioni la delicatezza di questi primi mesi di attività. Si sapeva, infatti, quali sarebbero state le criticità, legate in primis al rinnovo dei vertici di Ispra”. L’incarico del presidente De Bernardinis si è infatti concluso e tuttavia il Governo non ha provveduto nei tempi necessari alla nomina dei nuovi Organi, preferendo nominare un commissario, con un mandato limitato nel tempo e nelle funzioni. Una situazione di stallo che si ripercuote a cascata: senza presidente non c’è Consiglio di amministrazione né direttore generale. Non è quindi possibile affrontare in maniera adeguata i tanti problemi di gestione dell’Istituto, primo tra tutti quello degli organici, da ridefinire o stabilizzare, né svolgere con efficacia la necessaria azione di coordinamento del Sistema.

A ciò si aggiungono inoltre i ritardi nella definizione dei decreti attuativi della 132/2016. Una situazione non molto rosea. “Anche al livello delle Regioni – afferma ancora Marchesi – “si potrebbe accelerare il percorso di attuazione della nuova disciplina. Le Regioni hanno giustamente e correttamente proposto al ministro Galletti un tavolo di lavoro trilaterale Stato/Regioni/Snpa, ma tuttavia tale fondamentale momento di raccordo operativo non ha ancora visto la luce. Significativo è anche il fatto che sostanzialmente nessuna delle Regioni abbia avviato l’iter per il recepimento formale della legge 132 nel proprio ordinamento”.

Oltre a queste difficoltà relative al percorso di attuazione del Sistema nazionale, sia in Ispra che nelle Agenzie per l’ambiente il quadro finanziario si presenta di grave difficoltà. Emblematico il fatto che Ispra, la massima autorità nazionale in ambito ambientale, faccia ampio ricorso a progetti di ricerca e a personale precario. Per risolvere questa situazione, Marchesi ravvisa la necessità di incrementare le risorse destinate al Snpa, di allentare i vincoli sul turnover così come anche i vincoli sugli acquisti di beni e servizi, che gravano in maniera illogica anche sugli enti virtuosi, quantomeno in quei contesti territoriali in cui le risorse economiche sono disponibili a bilancio per effetto di anni di oculata gestione.

Si tratta di cose non facili da attuare in una situazione in cui l’economia, dopo una lunga fase di crisi, non riesce ancora ad imboccare con decisione la strada della crescita e considerato che ci troviamo in tempi di contrazione della finanza pubblica. E la nascita di Snpa è macchiata dal peccato originale di questa situazione di crisi, che ha imposto il vincolo di invarianza finanziaria.
È un capestro. Non è pensabile rafforzare il sistema pubblico dei controlli ambientali senza un adeguato sostegno finanziario. L’invarianza dovrebbe essere intesa in modo più flessibile, recuperando risorse da altri comparti.” Per Marchesi questo è l’unico modo per dare un vero impulso allo sviluppo del nuovo Snpa, di cui il nostro Paese ha grande bisogno. Bisognerebbe inoltre pensare a nuove fonti di finanziamento autonomo, che potrebbero provenire, ad esempio, dalla corretta applicazione del principio “chi-inquina-paga” o anche tramite un adeguato riparto del gettito generato dalle sanzioni ambientali previste dalla nuova legge 68/2015 sugli ecoreati, che ha individuato nelle Agenzie/Snpa i soggetti che prescrivono e asseverano le misure correttive a carico di chi si rende responsabile di reati ambientali contravvenzionali.

Inoltre, un Sistema nazionale potrà tuttavia produrre effetti positivi solo se anche l’Istituto centrale, Ispra, riuscirà a focalizzare pienamente la propria mission istituzionale. È necessario infatti che l’Istituto assuma un effettivo ruolo di coordinamento del Sistema delle Agenzie per l’ambiente, esercitando con pienezza le funzioni che la legge gli attribuisce e focalizzando la propria attività sui compiti istituzionali di controllo e di monitoraggio ambientale e di ispezione sulle attività economiche e sulle fonti di pressione, per sostenere lo sviluppo economico green del Paese.

Le dichiarazioni programmatiche rese davanti al Parlamento dal Presidente designato di Ispra, il Direttore generale uscente Stefano Laporta, e il mandato ad egli affidato dalle Commissioni parlamentari vanno esattamente in questa direzione e ciò fa ben sperare.” – conclude Marchesi – “Il processo è avviato: i remi sono stati già gettati in mare, ora basta che il capovoga dia la partenza”.

Altre risorse

Sugli stessi argomenti vedi anche l’intervento svolto durante il convegno Una rete per l’ambiente: il SNPA per lo sviluppo sostenibile del Paese – 25 maggio 2017 – Forum PA 2017

  • Registrazione  audio dell’intervento nell’evento

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