AMBIENTE URBANO – Acque

Dati su consumo d’acqua per uso domestico e le perdite di rete, sistemi di depurazione e collettamento delle acque reflue urbane, acque di balneazione, di fiumi e laghi sono al centro del capitolo dedicato alle acque nel rapporto nazionale  Qualità dell’ambiente urbano. 

Consumo d’acqua per uso domestico e le perdite di rete

Le informazioni sono state tratte dalla Rilevazione dati ambientali nelle città 2016 eseguita dall’Istat, che prende come riferimento i risultati del suo Censimento delle acque per uso civile 2016. I dati riportati analizzano il quadriennio 2012- 2015 mettendo in evidenza nelle 116 città oggetto del rapporto una riduzione dei consumi dell’8,4%, ma purtroppo una situazione delle dispersioni di rete ancora critica: il 38,3% di acqua immessa nella rete viene disperso.

Dati 2015 mostrano come in 90 città sui 116 capoluoghi di provincia si hanno valori di dispersione di rete reali (considerando anche per la prima volta la componente ascrivibile alle perdite di rete apparenti, ovvero consumi non autorizzati dovuti ad allacci abusivi, furti ed errori di misura dei contatori) superiori al 20%, di cui 18 superiori addirittura al 50%.

Depuratori e reti fognarie

I dati e le informazioni sono stati acquisiti dal Questionario Urban Waste Water Treatment Directive -2015 (UWWTD2015), predisposto dalle Regioni e PA in ottemperanza all’articolo 15 paragrafo 4 della direttiva 91/271/CEE, attraverso cui la Commissione europea, ogni due anni , ne verifica la corretta attuazione a livello nazionale. I dati e le informazioni rappresentati in questa edizione del rapporto sono aggiornati al 31.12.2014.
In particolare, il grado di copertura territoriale delle reti fognarie risulta nel complesso piuttosto elevato in gran parte delle città considerate: alla data di riferimento delle informazioni (31.12.2014), in 51 città sulle 116 analizzate, la percentuale di acque reflue convogliate in fognatura è risultata pari al 100%, e solo in due città minori del 70%.

Anche la percentuale di acque reflue depurate risulta quasi sempre elevata nelle città selezionate: la percentuale di reflui depurati è risultata maggiore o uguale al 95% in 81 delle città considerate (con valori pari al 100% in 63 città), mentre valori inferiori al 70% sono stati riscontrati solo in 5 città. Tali acque reflue depurate risultano conformi alle norme di emissione rispetto al carico organico totale prodotto dalla città nella maggior parte delle città: in particolare, in 55 città la percentuale è risultata pari al 100%, in 28 città maggiore del 90% e solo in 2 città risultata inferiore al 20%; in 8 città (Lodi, Andria, Barletta, Trani, Agrigento, Caltanissetta, Lanusei e Tortolì) invece, alla data di riferimento delle informazioni, l’intero carico organico depurato è risultato non conforme alle norme di emissione previste dalla normativa di riferimento.
Si specifica, tuttavia, che il quadro di sintesi rappresentato riferito al 31.12.2014 non tiene conto di eventuali successivi interventi di adeguamento/potenziamento degli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati corrispondenti ai centri urbani considerati, e quindi di conseguenti miglioramenti in termini di percentuale di reflui depurati e di qualità degli effluenti di depurazione.

Acque di balneazione

Per la stagione balneare 2015, a livello nazionale sono state identificate 5.518 acque di balneazione, di cui 4.866 marine e di transizione e 652 acque lacustri e fluviali. L’insieme delle acque di balneazione italiane rappresenta il 25% circa di tutte le acque di balneazione europee. Il dato di maggior rilievo è che il 96% di tutte le acque monitorate è risultata conforme agli obiettivi della direttiva 2006/7/CE, in particolare: l’89,5% sono classificate come eccellenti e solo l’1,7 % come scarse.

Inoltre, per maggior ampiezza e significatività del dato è stato preso in considerazione l’intero territorio provinciale relativo alle città capoluogo: i risultati evidenziano che su 84 province in cui sono presenti acque di balneazione, 45 detengono solo acque classificate come eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 21 hanno tutte le acque eccellenti. In generale, comunque, il numero di acque eccellenti supera l’80% del totale provinciale in 64 casi. L’indicatore può rappresentare in alcuni casi una prova indiretta dell’efficacia dei sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue urbane ed evidenziare la necessità di adottare adeguate misure di miglioramento.

Il monitoraggio delle acque di balneazione svolto dal Snpa è finalizzato alla tutela della salute umana. In questo contesto si può inserire il contributo del Snpa sulle 9 città capoluogo delle Regioni costiere (Genova, Venezia, Trieste, Ancona, Roma, Napoli, Bari, Catanzaro e Cagliari). Nella stagione balneare 2016 nelle 9 città suddette sono stati prelevati in tutto 1090 campioni di cui ben 1067 non hanno superato il valore limite sul singolo campione. In media, il 98% dei campioni prelevati non ha superato il limite di legge e, in generale, i valori percentuali di conformità sono ricompresi tra il 90% e il 100%. I dati confermano che la quasi totalità dei tratti costieri delle 9 città capoluogo di regione considerate è stata idonea alla balneazione nella stagione balneare 2016. Infine, per quanto riguarda la microalga Ostreopsis cf. ovata, il monitoraggio 2015, effettuato nelle 44 province costiere, ha permesso di valutare l’andamento spazio temporale dell’indicatore. Ostreopsis c.f. ovata è presente almeno una volta in 125 stazioni (57,6%) delle 217 monitorate, considerando tutte le tipologie di matrici campionate, ovvero in 32 province, mentre il valore di riferimento sanitario, pari a 10.000 cell/l, è stato superato almeno una volta in 43 stazioni di campionamento, ricadenti in 20 province; solo in un caso è stato emesso il divieto di balneazione come misura di gestione a tutela della salute del bagnante.

Pesticidi

Il contributo sul tema pesticidi nel rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano è essenzialmente basato sui dati di monitoraggio e le valutazioni utilizzati per realizzare il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque (Ispra, 2016; bibliografia del contributo 4.6). La rete di monitoraggio da cui sono stati ricavati i dati copre gran parte del territorio nazionale, ma è pensata soprattutto per intercettare l’inquinamento di origine agricola e solo marginalmente interessa le aree urbane dei capoluoghi di provincia. La carenza di informazioni non ha consentito in generale un’analisi completa delle aree urbane, che è migliore per le città situate nel nord del paese. L’assenza di indicazioni su tanti capoluoghi, pertanto, non va interpretata come assenza di contaminazione, ma solo come impossibilità di formulare una valutazione. I dati a disposizione riguardano complessivamente 79 capoluoghi, ma con livelli di informazione disomogenei. Nelle acque superficiali, su 160 punti di monitoraggio, 26 (16,2%) hanno livelli di concentrazione superiore ai limiti, nelle acque sotterranee sono 29 le stazioni con una contaminazione superiore ai limiti, su 300 punti monitorati (9,7%).

La legislazione

Il Rapporto ha ritenuto importante mettere in luce, prima della descrizione degli indicatori, lo sviluppo legislativo in cui gli stessi si inseriscono, visto che il settore delle risorse idriche in ambito urbano, in questi ultimi venti anni (dalla legge Galli del 1994) ha subito notevoli cambiamenti sia in ambito normativo che gestionale.

Vai alla versione integrale del capitolo Acque

Scarica il rapporto integrale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *