Alto Adriatico, tra noci di mare e cubomeduse

Mnemiopsis leidyi (ctenofori o noci di mare)

L’Adriatico settentrionale continua a presentarsi come un bacino in grado di ospitare numerose e differenti specie di organismi plantonici . Negli ultimi anni si sono osservati dei cambiamenti nelle popolazioni planctoniche: in generale, sebbene il bacino tenda a presentarsi sempre più oligotrofico (povero di sali nutritivi per il fitoplancton) si è rilevato un aumento nella presenza del macrozooplncton gelatinoso.

Anche quest’anno, infatti, come nel periodo estivo del 2016, nel golfo di Trieste e nella Laguna di Marano e Grado è stata rilevata la presenza degli ctenofori, comunemente detti anche “noci di mare”.

Gli ctenofori sono un phylum di organismi marini generalmente planctonici e trasparenti. Il loro nome deriva dal fatto di possedere 8 serie di palette ciliate o pettini (cteni), disposte su file meridiane. Al contrario delle meduse non possiedono cellule urticanti, pertanto sono assolutamente innocui per l’uomo.

Da oltre un mese questi organismi dalla consistenza gelatinosa hanno invaso le coste adriatiche. Si tratta in particolare di Mnemiopsis leidyi, originaria dell’Atlantico Occidentale. Questa specie è apparsa per la prima volta nel Mar Nero all’inizio degli anni ’80, trasportata attraverso le acque di zavorra delle navi. Qui la noce di mare è proliferata a tal punto da creare gravi danni al settore della pesca associati alla occlusione delle reti e alla predazione di zooplancton, uova e piccole larve di pesci, soprattutto di acciughe. In seguito è comparso anche nel Mar d’Azov, nel Mar di Marmara e nel Mar Egeo. Nel Golfo di Trieste è stata segnalata per la prima volta nel 2005, ma solo durante l’estate 2016 si è verificata una vera e propria esplosione demografica, che si è ripetuta poi anche quest’anno.

Ben più raro è stato invece l’avvistamento che risale alla fine di agosto, da parte della Guardiacostiera Circomare Grado, di alcuni esemplari di cubomedusa appartenenti alla specie Carybdea marsupialis. La sua presenza ha interessato le acque antistanti il litorale gradese nel tratto compreso tra riva Bersaglieri e Porto San Vito ed in particolare all’interno del Porto Mandracchio. Non sono, invece a tutt’oggi, pervenute segnalazioni di Carybdea nelle aree del litorale di Grado dedicate alla balneazione.

Carybdea marsupialis (cubomedusa)

Carybdea marsupialis è una piccola medusa trasparente (l’ombrello di forma cubica misura circa 3-4 centimetri) dotata di 4 tentacoli lunghi sino a 30 cm su cui sono presenti, in numero molto elevato, delle cellule urticanti (cnidocisti); il contatto con i tentacoli provoca sull’uomo una puntura dolorosa, ma di breve durata.

Studi effettuati su questa specie evidenziano che gli adulti si muovono velocemente e vengono attratti dalla luce della costa per cui, particolarmente verso sera, si avvicinano alla riva. Nelle zone in cui è riscontrata la presenza della specie è pertanto sconsigliabile immergersi nelle ore notturne.

Nel secolo scorso questa specie non era comune in Adriatico (il primo avvistamento risale al 1878) ma, dalla fine del 1900, è stata più volte segnalata la sua presenza nelle acque poco profonde della fascia costiera dell’Adriatico occidentale (costa dell’Abruzzo, delle Marche e dell’Emilia Romagna).
Nel 1989 viene documentata la prima comunicazione dell’avvistamento di un esemplare nel Golfo di Trieste nelle acque della costiera triestina dell’area dei Filtri di Aurisina (TS). Negli ultimi anni, le segnalazioni della sua presenza nell’area settentrionale dell’Adriatico sono state numerose.

L’ esemplare raccolto dalla Guardiacostiera Circomare Grado dalle acque del Porto Mandracchio è stato consegnato agli esperti dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale-OGS di Trieste, per verificarne la specie e approfondire le conoscenze sulle sue caratteristiche morfologiche ed ecologiche.

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