AMBIENTE URBANO – Sono 140 le installazioni AIA statali nelle province italiane

 

Gli impianti industriali, seppure con una distribuzione disomogenea a livello nazionale, spesso si trovano ad occupare aree periferiche della città o di confine comunale e/o provinciale con forte impatto sull’ecosistema urbano. Le installazioni industriali, come tutte le attività antropiche, producono inevitabilmente un’alterazione della qualità dell’ambiente.

Il rapporto esamina unicamente le installazioni soggette all’autorizzazione integrata ambientale (AIA) di competenza statale localizzate in ambito urbano e situate sulla terraferma; i sistemi di telerilevamento DOAS (Differential Optical Absorption Spectroscopy) e LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging) e il registro delle emissioni inquinanti e dei trasferimenti originati dalle sorgenti industriali PRTR (Pollutant Release and Transfer Register).

L’autorizzazione integrata ambientale (AIA) è una procedura per verificare che la pressione ambientale di un impianto sia conforme alla normativa (decreto legislativo 59/2005 e recepimento della direttiva europea 96/61/CE). Le installazioni AIA statali situate nelle varie province italiane sono 140: la provincia di Siracusa e quelle di Livorno e Mantova ospitano nel loro territorio la più alta concentrazione di insediamenti industriali, mentre a scala comunale i valori più alti si rilevano nelle città di Venezia, Ravenna e Brindisi. La tipologia di struttura più diffusa, sia in ambito provinciale che comunale, è quella della centrale termica e degli altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW compresi quelli della rete nazionale dei gasdotti con potenza termica di almeno 50 MW (CTE). La percentuale rappresentata è di circa il 60% sul totale, seguita dal 25% rappresentato dagli impianti chimici (CHI) e dall’11% delle raffinerie di petrolio greggio (RAF). Le province italiane prive di un impianto soggetto ad AIA statale sono circa il 53%.

Ponendo l’attenzione limitatamente all’inquinamento atmosferico è possibile sfruttare dei sistemi di telerilevamento o sensori remoti che consentono di misurare concentrazioni di sostanze inquinanti, individuare la sorgente industriale o l’area di interesse e il suo trasporto verso una zona urbana. I sistemi DOAS (Differential Optical Absorption Spectroscopy) e LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging) sono due sistemi di telerilevamento adattabili a diversi scopi.

Il sistema DOAS permette la misura sequenziale delle concentrazioni medie di diverse specie di gas ed ha la capacità di operare su lunghi percorsi. La tecnica LIDAR si basa sul principio fisico della retrodiffusione di radiazione ottica, utilizza laser pulsanti e viene impiegata per il monitoraggio del particolato in atmosfera. In Italia, entrambi i sistemi vengono utilizzati per il monitoraggio perimetrale di alcuni impianti industriali. È bene evidenziare che il sistema LIDAR è a tutt’oggi oggetto di studio da parte della comunità scientifica al fine di formulare una metodologia codificata.

Con il regolamento CE/166/2006 l’Europa ha istituito il registro delle emissioni inquinanti e dei trasferimenti originati dalle sorgenti industriali PRTR (Pollutant Release and Transfer Register), operativo in Italia dal 2008. Nel registro vengono riportate annualmente tutte le informazione relative alla posizione degli impianti industriali dichiaranti, alle attività sulle emissioni inquinanti in aria, acqua, suolo e sul trasferimento fuori sito dei rifiuti pericolosi o non pericolosi e delle acque reflue.

L’Ispra gestisce e aggiorna la banca dati delle dichiarazioni PRTR. Le sostanze ritenute pericolose sono 91 mentre le attività produttive alle quali viene applicata la norma sono 45 suddivise in 9 settori: energia, metalli, minerali, chimica, rifiuti, allevamenti, carta e una miscellanea di attività. Nel 2014 i dati relativi agli impianti su terraferma ubicati sul territorio nazionale risultano essere 3.796 dei quali 576 sono localizzati nei comuni capoluogo di provincia.

A scala comunale, 84 dei 116 Comuni capoluogo hanno meno di 10 stabilimenti PRTR sul proprio territorio mentre 17 ospitano nella propria area un numero di impianti PRTR maggiore di 10 e tra questi ci sono Ravenna con 35 stabilimenti, Milano con 26 e Brescia con 19. I Comuni capoluoghi privi di uno stabilimento PRTR sono 15: L’Aquila, Cosenza, Imperia, Sondrio, Campobasso, Trani, Carbonia, Nuoro, Lanusei, Tortolì, Sanluri, Agrigento, Caltanissetta, Siracusa e Siena. A scala provinciale l’Ogliastra non ha stabilimenti PRTR sul proprio territorio, 36 sono le province che hanno meno di 10 stabilimenti PRTR e 78 province hanno più di 10 impianti PRTR, tra queste troviamo Brescia (273 impianti), Milano (196 impianti) e Mantova (188 impianti). Dei 101 Comuni che hanno stabilimenti PRTR solo per 66 è possibile individuare un’attività prevalente che risulta essere: la gestione dei rifiuti (39 Comuni), l’industria dei metalli (8 Comuni), l’industria dei prodotti minerali (6 Comuni), l’industria chimica (5 Comuni), l’attività energetica (4 Comuni), l’allevamento intensivo (3 Comuni) e l’industria della carta (1 Comune).

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