AMBIENTE URBANO – Inquinamento elettromagnetico e acustico

L’ambiente urbano è notevolmente coinvolto dalle criticità ambientali e sociali che caratterizzano sia le sorgenti di campi elettromagnetici che quelle di rumore. In base agli indicatori che caratterizzarano le principali sorgenti elettromagnetiche (impianti radiotelevisivi, stazioni radio base per telefonia mobile ed elettrodotti) ciò che continua ad emergere dal controllo delle Agenzie ambientali è la continua crescita sul territorio di stazioni radio base per la telefonia mobile.

Il mondo delle telecomunicazioni sta continuando ad affrontare una fase di profondo sviluppo tecnologico che ha già manifestato i suoi primi effetti in adeguamenti della normativa nazionale e regionale di settore introdotti tra il 2010 e il 2014. Tutto ciò ha comportato sul territorio dei cambiamenti che continuano a manifestarsi con un numero delle SRB installate sul territorio che tende sempre a crescere o ad aumentare le potenze sugli impianti esistenti.

Dal 2013 al 2015 infatti si registra un aumento del 10% degli impianti SRB considerando le città per cui è possibile confrontare le informazioni aggiornate per i due anni presi a riferimento. Sebbene gli impianti radiotelevisivi (RTV) siano caratterizzati da una maggiore pressione sul territorio in termini di potenza utilizzata rispetto alle stazioni radio base (SRB) è anche vero che queste ultime hanno bisogno di una distribuzione più fitta e più uniforme sul territorio, che le rende spesso oggetto di numerose richieste di controllo da parte dei cittadini. Attualmente gli impianti radiotelevisivi determinano situazioni di maggiore criticità in termini di casi di superamento dei limiti imposti dalla normativa vigente. Gli impianti radiotelevisivi rispetto alle stazioni radio base presentano un numero di casi di superamento circa quattro volte superiore rispetto alle SRB. In relazione alle SRB si tiene invece a precisare che considerato l’arco temporale di circa sedici anni a cui si riferiscono i dati forniti nel rapporto il numero dei casi di superamento dei limiti di legge risulta essere sostanzialmente esiguo. Infatti il reale problema che attualmente caratterizza questa tipologia di sorgente elettromagnetica è rappresentato dal fatto che la recente evoluzione tecnologica ha avuto come primo effetto visibile la tendenza alla saturazione di quello che fra gli addetti ai lavori viene definito “spazio elettromagnetico” cioè il margine tra l’intensità del campo elettrico presente in un punto e il valore di riferimento normativo da non superare ai fini della protezione della popolazione.

La qualità dell’ambiente urbano risulta condizionata anche da elevati livelli di rumore. Proprio nelle aree urbane, dove si concentrano attività antropiche e infrastrutture di trasporto, spesso a contatto con le abitazioni, il rumore costituisce una delle principali criticità ambientali. La legislazione nazionale dedicata alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dell’inquinamento acustico (L.Q.447/95 e decreti attuativi) convive con gli strumenti introdotti in ambito comunitario dalla Direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e gestione del rumore ambientale, recepita in Italia con il D.Lgs. 194/2005. Durante il 2015 si è avviato il complesso processo di armonizzazione della normativa nazionale con quella europea; in tale ambito Ispra, congiuntamente al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), ha fornito supporto tecnico al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Le informazioni riportate nel presente Rapporto sono relative all’attuazione degli strumenti di pianificazione, determinazione e gestione dell’inquinamento acustico previsti dalla legislazione vigente nei 116 comuni capoluogo di provincia. I dati, relativi al 2015, evidenziano ancora un’insufficiente implementazione degli strumenti di pianificazione acustica comunale: il Piano di classificazione acustica risulta approvato in 78 città delle 116 città capoluogo di provincia (67%), la relazione biennale sullo stato acustico comunale è stata predisposta solo in 16 delle 87 città per cui è previsto l’obbligo normativo (18%), il Piano di risanamento acustico è stato approvato, anche in anni non recenti, solo in 15 città, pari al 19% dei Comuni che ha approvato il Piano di classificazione acustica. In 26 città sono stati predisposti studi sulla popolazione esposta e/o la mappa acustica strategica, in cui sono stati stimati elevati livelli di popolazione esposta al rumore. Per quanto riguarda i controlli del rumore, nel 2015, si rileva una leggera flessione rispetto all’anno precedente (-1,4%), con un’incidenza media di circa 8 controlli su 100.000 ab. Si conferma, come per gli anni precedenti, che la quasi totalità dei controlli è avvenuta a seguito di esposto/segnalazione dei cittadini (94%) e che le sorgenti maggiormente controllate sono le attività di servizio e/o commerciali (74% sui controlli totali). In circa la metà dei controlli è stato rilevato un superamento dei limiti normativi (49%) e le attività di servizio e/o commerciali risultano tra le sorgenti più critiche, con un’incidenza di superamenti nel 52% dei controlli effettuati, evidenziando una situazione diffusa di inquinamento acustico nelle aree urbane.

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