Il benessere equo e sostenibile in Italia nel rapporto Istat “BES 2016”

L’Istat ha presentato il 14 dicembre la quarta edizione del rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES 2016) . Le misure del BES sono state implementate e sviluppate dall’Istat a partire dal 2010, a valle di un ampio e articolato dibattito che ha coinvolto istituzioni, mondo della ricerca e organismi della società civile sul tema della misurazione del benessere individuale e sociale. Nel rapporto anche indicatori su ambiente e su conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Il quadro di misurazioni che ne è scaturito è orientato a supportare il dibattito pubblico e le scelte di policy, obiettivo rafforzato dalla nuova legge di bilancio, che prevede esplicitamente di misurare l’efficacia delle politiche pubbliche anche attraverso i loro effetti sugli indicatori di benessere. Insieme all’edizione 2016 del rapporto l’Istat avvia inoltre la diffusione di un primo sottoinsieme di indicatori sullo sviluppo sostenibile (SDGs), che è parte integrante di una più ampia lista approvata dall’assemblea delle Nazioni unite all’interno dell’Agenda 2030.

Gli indicatori del benessere individuati nel rapporto BES 2016 sono illustrati nei capitoli che riguardano le diverse aree di indagine:
1. Salute
2. Istruzione e formazione
3. Lavoro e conciliazione dei tempi di vita
4. Benessere economico
5. Relazioni sociali
6. Politica e istituzioni
7. Sicurezza
8. Benessere soggettivo
9. Paesaggio e patrimonio culturale
10. Ambiente
11. Ricerca e innovazione
12. Qualità dei servizi

Di seguito, in sintesi, i risultati per i due temi Ambiente e Lavoro, conciliazione dei tempi di vita, di particolare interesse per il personale del Snpa, considerando anche il focus sulle attività dei Comitati unici di garanzia aziendali al centro di questo numero di AmbienteInforma.

AMBIENTE
Segnali di miglioramento ma persistono ritardi e difficoltà strutturali

Le risposte alle problematiche di salvaguardia dell’ambiente, in gran parte guidate dalle normative europee o dall’insorgere di specifiche emergenze, appaiono ancora frammentate. Negli ultimi anni l’estensione della superficie delle aree protette non ha subito modifiche rilevanti anche se è in aumento nel corso dell’ultimo decennio. Anche i territori inclusi nella Rete Natura 2000 non registrano variazioni, attestandosi al 19,3%, valore comunque superiore alla media europea (18,4%). In ambito urbano la disponibilità media di aree verdi nei comuni capoluogo è di 31,1 m2 per abitante (due terzi circa dei comuni però si attestano sotto il valore medio e 19 città non raggiungono i 9 m2 pro capite).

Sul fronte energia, materia e cambiamenti climatici, fra il 2014 e il 2015 scende visibilmente la quota di consumi energetici coperti da fonti rinnovabili, passando dal 37,3% al 33,1%. Tuttavia il valore dell’indicatore è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni (era il 15,5% nel 2004).
Gli indicatori soggettivi relativi alla preoccupazione per la perdita di biodiversità e alla soddisfazione della situazione ambientale della zona in cui si vive mostrano da un lato una maggiore sensibilità sul tema della conservazione delle specie: nel 2015 il 19% delle persone si ritiene preoccupato a fronte del 17,2% del 2014, in particolare i giovani (28,4% fra i 14-19enni). Dall’altro è in leggera flessione la soddisfazione per la qualità ambientale della zona di residenza, che si attesta nel 2015 al 69,8% delle persone di 14 anni e più (-1,5 punti percentuali). Su questo aspetto è significativo il divario territoriale: nel Mezzogiorno la quota di persone soddisfatte è al 60,7% (contro il 75,3% del Nord) e in netta diminuzione rispetto al 2014 (64,3%). Nonostante il trend in diminuzione in tutte le aree, resta elevata la quota di rifiuti smaltiti in discarica rispetto a quelli raccolti ed è pari a quasi la metà dei rifiuti nel Mezzogiorno, al 32,4% al Centro e al 19% al Nord.

LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA
Prosegue il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro

Nel 2015 proseguono i segnali di ripresa dell’occupazione. Il tasso di occupazione dei 20- 64enni è tornato a superare la quota del 60% (+0,6 punti rispetto al 2014), pur mantenendosi ancora lontano dai livelli pre-crisi (62,8% nel 2008). Torna a crescere, restando tra i più alti d’Europa, anche il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro (da 19,4 punti percentuali nel 2014 a 20 nel 2015), in diminuzione negli anni della crisi a seguito della maggiore caduta dell’occupazione nei comparti a prevalenza maschile.
Tra gli elementi negativi va citata la crescita della quota di sovraistruiti, che passa dal 23,0% al 23,6% tra il 2014 e il 2015, soprattutto nel Mezzogiorno, dove rimane comunque inferiore a quella del Nord.

In questo quadro, è da segnalare una riduzione di quasi 5 punti percentuali dell’indice di asimmetria all’interno della coppia riguardo alla divisione dei carichi domestici, pur rimanendo più elevato il carico di lavoro retribuito e/o familiare per le donne. Questo riequilibrio si è verificato in maniera più intensa al Centro (-7,0 punti percentuali) e al Nord (-5,1 punti percentuali) e solo in misura marginale nel Mezzogiorno (-1,1 punti percentuali).

Seppure in misura meno intensa rispetto al recente passato, le differenze intergenerazionali continuano ad ampliarsi. Il tasso di occupazione aumenta in modo sostenuto soltanto per gli ultracinquantacinquenni (+2 punti percentuali), che tardano a uscire dal mercato del lavoro a seguito delle riforme previdenziali. Tuttavia, l’indicatore torna a crescere sia per i giovani 20-34enni (+0,2 punti) sia per gli adulti under55 (+0,3 punti).

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