Annuario 2016 – Clima, aumenta la temperatura media, ma diminuiscono le emissioni totali di gas serra

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L’aumento della temperatura media registrato negli ultimi trent’anni nel nostro Paese è stato quasi sempre superiore a quello medio globale rilevato sulla terraferma. Il 2015 in Italia è stato l’anno più caldo dal 1961. L’anomalia della temperatura media (+1,58 °C) è stata superiore a quella globale sulla terraferma (+1,23 °C) e rappresenta il ventiquattresimo valore annuale positivo consecutivo.

Di contro, nel 2014 in Italia le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 4,6% rispetto all’anno precedente e del 19,8% rispetto all’anno base (1990). Tra il 1990 e il 2014, le emissioni di tutti i gas serra sono passate da 522 a 419 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’81,9% del totale e risultano, nel 2014, inferiori del 21,4% rispetto al 1990. L’andamento complessivo dei gas serra è determinato principalmente dal settore energetico che rappresenta oltre l’81% delle emissioni totali. La riduzione, riscontrata in particolare dal 2008, è conseguenza del calo dei consumi energetici e delle produzioni industriali, della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili e dell’incremento dell’efficienza energetica.

Questi sono alcuni dei dati riportati nella nuova edizione dell’Annuario dei dati ambientali 2016 dell’Ispra. E’ possibile consultare il capitolo completo dedicato all’atmosfera.

L’Unione Europea è stata in prima linea nell’impegno di raggiungere un accordo globale sul clima. Successivamente al mancato accordo di Copenaghen nel 2009, l’UE ha contribuito in maniera rilevante al buon esito della conferenza di Parigi del dicembre 2015. L’accordo della Cop 21 definisce un piano d’azione globale finalizzato a evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC rispetto ai livelli pre-industriali e chiede ai paesi di compiere ogni sforzo per limitare l’aumento sotto 1,5°C. L’accordo è stato sottoscritto da 177 paesi, compresa l’UE, che rappresentano il 94,4% delle emissioni globali.

Dagli anni ’90, l’ UE28 presenta un disaccoppiamento tra emissioni di gas serra e crescita economica più accentuato di quello nazionale. Infatti nel 2014, le emissioni di gas serra (escluse le attività LULUCF) nell’ UE28 sono diminuite del 24% rispetto al 1990 (in Italia -19,85), con un aumento del PIL di circa il 48% rispetto allo stesso periodo. Questo disaccoppiamento è stato in parte dovuto alla crescente quota di energie rinnovabili, grazie a regimi di sostegno nazionali e ad una significativa riduzione dei costi, alla promozione di combustibili a minore intensità di carbonio nel mix energetico e al miglioramento dell’efficienza. Solo negli ultimi anni la riduzione delle emissioni nazionali mostra un andamento convergente a quello europeo. Le emissioni nazionali hanno tuttavia risentito in misura maggiore di quelle europee degli effetti della crisi economica.

La tendenza alla diminuzione delle emissioni di gas serra e la loro evoluzione futura indicano che l’obiettivo di riduzione nel 2020 sarà raggiunto. Nel lungo periodo, il ritmo di tali riduzioni sarà lento, portando le emissioni dell’UE al 27-30% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2030. Questo sarà insufficiente per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 40% e si ritiene che l’UE non sia sulla buona strada per il conseguimento dell’obiettivo di decarbonizzazione del 2050.

La Commissione europea il 23 ottobre 2014 ha stabilito nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni atmosferiche da raggiungere entro il 2030, al fine di mantenere il proposito di riduzione delle emissioni di gas serra a livello europeo dell’80% entro il 2050 rispetto al 1990. Detti obiettivi prevedono una riduzione delle emissioni totali del 40% rispetto al 1990, almeno il 27% di energia rinnovabile rispetto al consumo finale e un obiettivo indicativo di almeno il 27% di efficienza energetica.

Per quanto riguarda l’adattamento l’Italia, in linea con quanto auspicato a livello europeo, ha approvato e adottato la propria Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC) che rappresenta oggi il più importante documento di “visione nazionale” su come il nostro paese intende affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e ridurne al minimo i rischi, al fine di proteggere la salute e il benessere della popolazione, preservare le risorse naturali, migliorare la capacità di adattamento dei sistemi naturali, sociali ed economici e, infine, trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche.

 

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