Appalti verdi, una spinta all’ecoinnovazione

Gli acquisti verdi della pubblica amministrazione possono essere un importante motore per l’economia circolare. Un passo fondamentale in Italia è stato compiuto rendendo obbligatoria l’adozione dei criteri ambientali minimi. Altre misure si dovranno affiancare per accorciare le filiere.

Il Piano d’azione europeo sull’economia circolare, COM(2015) 614, individua diverse iniziative e strumenti per far sì che il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse sia mantenuto quanto più a lungo possibile, anche per ridurre al minimo la produzione di rifiuti. Il Piano attribuisce un ruolo fondamentale anche alle pubbliche amministrazioni nella promozione dell’ecoinnovazione di prodotti e servizi e nell’incremento del riutilizzo dei materiali, ruolo che non va però letto solo in termini di campagne di sensibilizzazione, ma anche come concreta applicazione del green public procurement (Gpp): il pacchetto di misure sull’economia circolare, infatti, definisce una serie di azioni fondamentali quali l’inclusione negli appalti pubblici di requisiti su durabilità, riparabilità e riciclabilità e prevede l’elaborazione di programmi di formazione mirati.

In Italia un passo fondamentale per promuovere l’economia circolare è costituito dalla legge 221/2015 (cd. collegato ambientale) che ha reso obbligatoria l’adozione dei Criteri ambientali minimi (Cam)1 negli appalti pubblici, obbligatorietà che è stata confermata anche nel nuovo codice appalti (Dlgs 50/2016). I Cam, infatti, incidono simultaneamente su diversi obiettivi del Piano d’azione europeo per l’economia circolare, di cui costituiscono essi stessi uno degli strumenti in quanto – a seconda dei casi – prescrivono:

  • minori contenuti di sostanze pericolose
  • percentuali quantificate di materiale riciclato
  • minimizzazione e riciclabilità del packaging
  • requisiti tecnici che incidono positivamente sulla durata della vita utile dei beni
  • altri elementi di ecodesign che ne facilitano il recupero o il riutilizzo.Un esempio in cui tali aspetti sono enfatizzati è costituito dal recente Dm 11 gennaio 20172 , che aggiorna i Cam “edilizia”, “arredi” e “tessili”: elementi comuni sono la definizione di specifiche tecniche che valorizzano il contenuto di materiale riciclato (plastica, calcestruzzi, laterizi, legno, ferro, acciaio…), la durabilità e la disassemblabilità; inoltre nei Cam edilizia viene attribuito un punteggio pari al 5% del punteggio tecnico ai progetti che prevedono l’utilizzo di materiali o manufatti con un contenuto minimo di materiale post consumo, derivante dal recupero degli scarti o ottenuto dal disassemblaggio dei prodotti complessi in percentuale maggiore a quanto previsto nelle specifiche tecniche. Ciò anche in coerenza con la disciplina incentivante introdotta sempre dal collegato ambientale.

Alla luce di ciò, i Cam giocano un ruolo anche nel sostenere la simbiosi industriale per dare valore a filiere ecoefficienti, in quanto forniscono un contributo affinché gli scarti di produzioni o i rifiuti post consumo possano diventare effettivamente e in maniera strutturale risorse da reimpiegare nei processi di produzione di altri prodotti. Su tale linea si collocano, ad esempio, i Cam per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani3 , che valorizzano una modalità di gestione volta a favorire la preparazione per il riutilizzo e il riciclo, cercando in tal modo di incidere positivamente nella creazione della domanda di materia prima seconda da parte dei produttori. Si crea così una conversione di interessi tra produttori, utilizzatori e consorzi per il recupero e riciclaggio.
I Cam, inoltre, in alcuni casi – attrezzature elettriche ed elettroniche, carta per copie e carta grafica, arredi, servizi di pulizie e detergenti, trasporti, progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici – forniscono anche indicazioni per l’analisi e valutazione dei fabbisogni, con conseguenti effetti positivi in termini di riduzione del consumo di risorse naturali ed energia.

Infine, tra le azioni chiave individuate a livello europeo va richiamata anche la riduzione dello spreco alimentare (e quindi dei rifiuti) e in tal senso sono già orientati i Cam per il servizio di ristorazione4 , che indicano specificatamente che “le porzioni offerte devono essere adeguate e calibrate sulle esigenze nutrizionali degli utenti cui sono destinate, in modo tale da ridurre al minimo le eccedenze e gli scarti alimentari” e prevedono la possibilità di assegnare punteggi nell’ambito dell’offerta economicamente più vantaggiosa all’offerente che si impegna a recuperare il cibo non somministrato per destinarlo a organizzazioni non lucrative di utilità sociale che effettuano distribuzione gratuita di prodotti alimentari agli indigenti.

Per concludere, la necessità di una transizione verso un’economia di tipo circolare è un fatto riconosciuto sia a livello politico, sia da parte di settori importanti del mondo industriale. Perché questa transizione abbia luogo, sono però necessari strumenti che supportino, indirizzino e agevolino il cambiamento. Il Gpp, grazie ai volumi che muove in termini economici e alla numerosità degli operatori coinvolti – che vengono così stimolati a investire in ricerca e sviluppo –, rappresenta uno degli strumenti a maggior potenziale, in grado di indirizzare le scelte produttive verso soluzioni ecoinnovative e promuovere consumi più intelligenti.

A livello nazionale, con l’applicazione obbligatoria dei Cam, viene già attuata una misura fondamentale per la promozione di modelli di economia circolare, ma il Gpp, ancorché obbligatorio, anche a causa dei vincoli derivanti dalla normativa degli appalti, non può incidere su tutti i complessi aspetti inerenti l’economia circolare. Pertanto gli si dovranno affiancare altre iniziative, tra cui misure di incentivazione delle aziende virtuose (come la priorità nell’assegnazione di contributi), agevolazioni e finanziamenti pubblici in materia ambientale alle imprese dotate di certificazioni ambientali e misure per incentivare il riuso. Tali misure, alcune delle quali meglio illustrate negli altri articoli di questo numero di Ecoscienza, sono state introdotte o richiamate dal collegato ambientale e alle stesse si dovrebbero aggiungere quelle mirate all’accorciamento delle filiere e a favorire la prossimità tra luoghi di produzione e consumo.

A cura di Emanuela Venturini Arpae Emilia-Romagna
Vai all’articolo in Ecoscienza 2/2017 (anche in inglese)

NOTE
1 I Cam sono adottati con decreto del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, riportano indicazioni generali volte a indirizzare l’ente verso una razionalizzazione dei consumi e degli acquisti e forniscono “considerazioni ambientali”, ma anche sociali, collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, caratteristiche tecniche premianti, condizioni di esecuzione dell’appalto) volte a qualificare ambientalmente sia le forniture, che gli affidamenti lungo l’intero ciclo di vita del servizio/prodotto.
2 Pubblicato sulla GU n. 23 del 28/01/2017.
3 Dm 13 febbraio 2014, GU n. 58 dell’11/03/2014.
4 Dm 25 luglio 2011, GU n. 220 del 21/09/2011.

Altre risorse in Ecoscienza 2/2017 (italiano e inglese)

L’Emilia-Romagna promuove la circolarità delle risorse (pdf)
Paola Gazzolo, assessora alla Sicurezza territoriale, difesa del suolo e della costa, politiche ambientali e della montagna, Regione Emilia-Romagna

“Chiudi il cerchio”, il confronto è aperto
Cristina Govoni Regione Emilia-Romagna

L’economia circolare nelle Pmi, il progetto Cesme
Enrico Cancila, Irene Sabbadini, Federica Focaccia
Ervet Emilia-Romagna

Da rifiuti a sottoprodotti, il trend in Emilia-Romagna 
Cecilia Cavazzuti1 , Giacomo Zaccanti1 , Nicola Negri2
1. Arpae Emilia-Romagna 2. Geologo libero professionista

Cartografia dei metalli pesanti a supporto della gestione delle terre e rocce da scavo
Nazaria Marchi1 , Cecilia Cavazzuti2, Giacomo Zaccanti2
1. Servizio Geologico, sismico e dei suoli, Regione Emilia-Romagna
2. Arpae Emilia-Romagna

 

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