Arpa Liguria nei luoghi del terremoto

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Continuano le attività del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente sulle zone (Snpa) colpite dal terremoto dello scorso agosto. Ecco l’esperienza vissuta da due geologi di Arpa Liguria, chiamati nella valle del Tronto per dare il proprio contributo tecnico-scientifico.

«Nessuna foto o video rende l’idea della devastazione di questi luoghi, ancora scossi dallo sciame sismico. L’aspetto più impressionante, tuttavia, arriva alla sera, quando torni a mangiare alla mensa dopo la giornata passata sul campo. Allora incontri le persone del posto, realizzi che fino a poco tempo fa vivevano dove ora sono solo macerie e terra, e la tragedia del terremoto passa dalla dimensione materiale a quella umana».
Francesco Di Ceglia e Gianluca Beccaris sono i due geologi Arpal che hanno lavorato per una settimana nel centro Italia.

Protezione civile ha chiamato e il Sistema nazionale di protezione dell’ambiente ha risposto “presente”, sotto il coordinamento di Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente, che ha sondato le disponibilità fra le diverse Agenzie e scelto i tecnici di Liguria e Lombardia.

«Abbiamo operato in quasi tutta la Valle del Tronto: Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto. Non siamo intervenuti ad Amatrice perché già verificata da altri colleghi di Ispra, ma immagino che la distruzione che avremmo potuto trovare sarebbe stata analoga a quella che abbiamo, nostro malgrado, toccato con mano».

Tre, fondamentalmente, i lavori portati avanti dalla squadra genovese: la verifica dei danni infrastrutturali, la viabilità provinciale e comunale, segnalati dagli enti locali, quella dell’inventario dei fenomeni franosi già censiti e l’avvio della rivisitazione della microzonazione sismica di dettaglio.

Nel primo caso, più utile ai fini del ripristino “immediato” della situazione, i nostri colleghi hanno dovuto individuare, principalmente sulle strade, gli effetti del terremoto in termini di frane, spostamenti del suolo e fessurazioni: avere vie di transito “sicure” e affidabili è indispensabile per risolvere le emergenze e iniziare la ricostruzione.

«Le onde sismiche si propagano nel terreno, con vere e proprie direttrici, massimi e minimi. L’energia si è sprigionata seguendo traiettorie ben precise, proprio laddove sembra si siano verificati i danni peggiori. Il “rumore” del terremoto è prodotto proprio da queste onde, che dal terreno passano all’aria, comprimendola e producendo il tipico rombo e, in alcuni casi, il suono di una vera e propria esplosione”.

Proprio l’impatto del terremoto sulle frane già censite è stato l’obiettivo del secondo compito: l’Iffi-Inventario dei fenomeni franosi è un database con quasi mezzo milione di frane identificate in tutta Italia. I nostri colleghi hanno ispezionato le frane già identificate nella zona, valutando effetti ed eventuali riprese di movimenti.

Decisamente più a lungo termine, infine, il lavoro propedeutico alla microzonazione sismica di dettaglio.

«È uno degli obiettivi specifici di Ispra. Sul terreno ci sono zone stabili, zone ad alta suscettibilità sismica, zone ad amplificazione del sisma. Abbiamo gli strumenti e le competenze per svolgere un’accurata ricerca, possiamo arrivare al dettaglio utile per ricostruire correttamente, e per intervenire sul costruito in maniera efficace».

Una volta impostato il metodo di lavoro anche sui luoghi interessati dal terremoto, si tratterà di portarlo avanti in maniera omogenea, operando come già si sta facendo in altre parti di Italia. Un compito che sembra ritagliato su misura per i tecnici del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

3 pensieri su “Arpa Liguria nei luoghi del terremoto”

  1. Grazie per quanto state facendo! Sono un collega di Ispra, ed ho, o meglio avevo, casa ad Amatrice. Purtroppo condivido le vostre considerazioni essendo tornato in quei luoghi, cui sono profondamente legato, solo pochi giorni fa. Pur non essendo un geologo (sono un ingegnere ambientale) mi piacerebbe molto poter essere aggiornato sugli sviluppi del vostro lavoro. Grazie.

  2. Le Arpa e il sisma nelle regioni colpite

    io, geologo e dipendente di una ARPA del sud Italia, attualmente in aspettativa per svolgere un dottorato di ricerca sulla applicazione della interferometria radar da satellite nell’analisi delle deformazione del suolo nei periodi post ed intersismici, sono avvilito ed arrabiato nel vedere:

    1) i geologi di altra ARPA fare monitoraggio geologico, idrogeologico, rilevamento sul terreno e remote sensing mentre nella mia ARPA non ve ne è ombra;

    2) una riforma del sistema nazionale di protezione ambientale che non pone tra i suoi LEPTA il monitoraggio geologico;

    3) il non avere alcun riscontro dopo aver scritto a tutto il mondo istituzionale italiano sulla tematica ARPA e monitoraggio geologico;

    4) che a capo del sistema nazionale vi è l’ISPRA in cui è incastonato il Servizio Geologico Nazionale e non avere dei Servizi Geologici Regionali nelle ARPA;

    5) che nella regione di residenza viene istituita una ulteriore agenzia regionale con competenze in Difesa del suolo e monitoraggio;

    6) l’Ordine Nazionale dei Geologi spingere per la istituzione di Servizi Geologici Territoriali con il Geologo di Zona puntando essenzialmente sui professionisti senza tener in conto le ARPA.

    Ovviamente mi congratulo con i colleghi geologi e ARPA ed “invidio” (purtroppo nella gravità dell’evento) la loro esperienza.

  3. Rispetto al punto 2) del mio precedente commento “una riforma del sistema nazionale di protezione ambientale che non pone tra i suoi LEPTA il monitoraggio geologico” devo prendere atto dei contenuti del catalogo nazionale dei servizi del snpa (BOZZA ED5REV3 LUGLIO 2016), che ancora non conoscevo, dove il servizio A.2.1 “Monitoraggio aspetti naturali dello stato dell’ambiente” prevede l’erogazione delle prestazioni A.2.1.6 “Monitoraggio per la difesa del suolo e la stabilità dei versanti” e A.2.1.7 “Monitoraggio idrogeologico”. Inoltre trovo importante la definizione della prestazione B.4.2.1 “Misurazioni e valutazioni in caso di eventi catastrofici (terremoti, eruzioni vulcaniche, ecc…) ” ed il servizio G.17.1 Supporto ai Sistemi di Protezione Civile . Spero che anche nella mia Agenzia si possano vedere i risultati del lavoro fatto. Grazie.

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