Arpa Sardegna e la riforma del sistema delle Agenzie ambientali

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Ad Alessandro Sanna, direttore generale di Arpa Sardegna, abbiamo chiesto quali sono le aspettative dell’Arpa Sardegna riguardo alla legge che istituisce il Sistema nazionale a rete di protezione ambientale (Snpa) e sulle prospettive di accreditamento dei laboratori dell’Agenzia.

  • La legge che istituisce il Snpa è stata approvata: quali sono le aspettative dell’Arpa Sardegna?

L’Arpa Sardegna è una delle ultime nate in ambito nazionale: istituita con legge regionale nel 2006, muove i primi passi solo nel 2008/2009. Sulla genesi dell’Agenzia impattò, nel 2010, la normativa sul contenimento della spesa pubblica che impedì, di fatto, il completamento degli organici, fermi oggi a poco più del 60% della dotazione approvata. Tutto, ciò, negli anni, ci ha portato a dover fare delle scelte operative, spesso sofferte, sulle priorità da seguire per garantire ai cittadini e agli stakeholder istituzionali un livello adeguato nel monitoraggio e controllo delle matrici ambientali e alla tutela della salute.

Ora, la prospettiva del Catalogo dei servizi e della definizione dei Lepta (Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali), unitamente al coordinamento tecnico-scientifico e programmatico di Ispra, rappresentano per Arpa Sardegna riferimenti importanti per consolidare la nostra risposta rispetto ai bisogni del territorio regionale.
Elemento di forza dell’applicazione della legge 132 sarà proprio la possibilità di lavorare come rete ma, d’altra parte, elemento di grande attenzione dovranno essere le risorse finanziarie necessarie per rendere pienamente operative tutte le Agenzie. Quando parlo di risorse, intendo non solo il finanziamento di investimenti specifici, ma mi riferisco soprattutto a quelle risorse umane che il sistema pubblico avrebbe modo immettere attivando, ad esempio, una cabina di regia a livello nazionale, di concerto con le Regioni, finalizzata a rendere pienamente attuative norme che già esistono, al fine di consentire in tempi rapidi la confluenza nelle Arpa di personale specializzato in materia ambientale, già in forza alla PA e proveniente da altri enti in via di razionalizzazione e riorganizzazione, quali, ad esempio, le ex Province.

Particolare attenzione dovrà quindi essere posta in fase di recepimento della norma in ambito regionale, in quanto il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente risulterà tanto più efficace quanto più si potrà contare su elementi di riferimento realmente omogenei.
A criteri e parametri uniformi sulle attività operative dovrà seguire poi una reale omogeneità nella restituzione, trattamento e diffusione del dato ambientale; negli anni si sono sovrapposte e intrecciate varie linee direttrici su questo tema e, certamente, rispetto al passato, sono stati fatti progressi ma, a mio giudizio, c’è ancora una parte di cammino da percorrere: il dato ambientale non è più solo della Regione Sardegna o della nazione Italia, ma è anche un dato che, attraverso la rete europea EIOnet, diventa di interesse globale.
Ritengo che la legge 132 possa concretamente incentivare la “messa a sistema del dato” su un ventaglio sempre più ampio di matrici e di fattori di pressione, perché la conoscenza integrata è la principale base delle politiche ambientali e della correlate attività operative.

  • Rete nazionale dei laboratori: sono necessari specifici investimenti per l’accreditamento dei laboratori dell’Arpa Sardegna?

L’istituzione della Rete nazionale dei laboratori accreditati prevista dalla legge 132/2016 conferisce ulteriore impulso a una azione organica già avviata da Arpa Sardegna attraverso la riorganizzazione funzionale dei propri laboratori, trasformati nel 2015 da strutture autonome – ma a valenza funzionale di Dipartimento locale –, a service laboratoristico regionale operativamente concentrato su poli strategici. Questo passaggio organizzativo, dal quale si attendono benefici in termini di economie di scala e di ampliamento del ventaglio di prestazioni specialistiche, è propedeutico anche all’avvio del percorso, intrapreso qualche anno addietro, finalizzato all’accreditamento delle linee analitiche, iter rispetto al quale sono già stati definiti gli aspetti fondamentali.

Sebbene Arpa Sardegna abbia infatti sempre operato con metodiche di analisi ufficiali, i tempi sono oggi maturi per fare quel salto di qualità che consentirà di spostare l’asse della nostra filiera analitica verso la direzione indicata dalla legge, incardinando quindi anche la Sardegna nel contesto nazionale di Rete.
Il programma di Arpa Sardegna per il miglioramento e omogeneizzazione del livello tecnologico funzionale anche all’accreditamento dei laboratori comprende l’aggiornamento del parco strumentale, da realizzare attraverso un piano triennale di investimenti di circa 3.700.000 euro, già avviato nel 2016.
Sono stati individuati come prioritari gli interventi per l’aggiornamento nel settore della spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente, della gascromatografia e gas-massa in differenti configurazioni.

Alla voce investimenti tecnologici vanno sommati i costi per l’attività dell’ente di certificazione Accredia, nonché, fra gli altri, quelli relativi all’implementazione di un sistema di mantenimento del livello tecnologico, comprendente l’aggiornamento delle metodiche e la formazione continua del personale. Fra gli oneri di esercizio abbiamo poi valutato che al mantenimento della qualità dovranno essere dedicate due unità a tempo pieno e tre unità a tempo parziale, preferibilmente individuate fra il personale già in forza. Si stimano quindi, in totale, altri 300.000 euro/anno.

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