Arpae verso il telelavoro domiciliare

Arpae Emilia-Romagna, anche su proposta del Cug, ha in corso un progetto per realizzare il telelavoro domiciliare. Già dal 2010 in Arpae è possibile telelavorare da una sede diversa da quella di appartenenza. Il telelavoro domiciliare non va inteso solo come strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ma come una soluzione innovativa e alternativa di organizzazione del lavoro.

Rimandando all’articolo dello scorso 31 agosto per quanto riguarda le azioni più significative adottate da Arpae, anche su proposta del Cug, per migliorare il benessere organizzativo e individuale, preme in questa occasione approfondire alcuni aspetti concernenti il telelavoro domiciliare, azione in corso di realizzazione nell’Agenzia ambientale dell’Emilia-Romagna, con l’emissione del primo bando prevista per la fine di gennaio.

L’adozione del telelavoro domiciliare rappresenta una rilevante opportunità per i dipendenti di un’organizzazione; per Arpae si tratta di aggiungere – al telelavoro da sede diversa da quella di appartenenza, alla banca delle ore, a una elevata flessibilità dell’orario di lavoro, ad esempio – un’ulteriore opportunità di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e di mitigazione di eventuali difficoltà connesse a particolari momenti della vita personale o familiare.
Il progetto di telelavoro in corso rientra quindi nel percorso di ricerca di soluzioni innovative orientate a promuovere il benessere organizzativo del personale, intrapreso già da anni anche sulla base di proposte avanzate prima dal Comitato pari opportunità, poi dal dal Comitato unico di garanzia.

Il successo del telelavoro domiciliare richiede una visione dello stesso inteso, non solo come strumento di risposta a bisogni individuali dei lavoratori (mitigazione dei problemi personali o familiari, conciliazione dei tempi di vita e lavoro), ma anche come sperimentazione di modalità complessive di organizzazione del lavoro alternative a quelle tradizionali, che hanno la loro ragion d’essere soprattutto in organizzazioni diffuse nel territorio, connotate da aree di responsabilità ben definite, e popolate da persone mediamente anziane (ad esempio, in Arpae al 31 dicembre 2015 l’età media dei dipendenti era di 50 anni, con un trend in costante crescita).

Il telelavoro domiciliare, che in molte realtà lavorative nordeuropee interessa percentuali altissime di lavoratori, costituisce una modalità di organizzazione del lavoro altamente efficace quando è affiancato da un’elevata capacità dei quadri della dirigenza intermedia e apicale nell’assegnare obiettivi definiti in maniera adeguata e nell’effettuare oggettive valutazioni dei risultati raggiunti, e quando si inserisce in ottiche aziendali di promozione e sviluppo del age management.

E’ sulla base di queste sintetiche considerazioni che il Comitato unico di garanzia di Arpae ha espresso parere favorevole all’adozione del telelavoro domiciliare (TD), proponendo alcuni correttivi che riguardano tra l’altro l’ampliamento del numero di persone ammissibili al TD e le modalità di rendicontazione dell’attività svolta in TD.

A cura di Francesco Apruzzese e Daniela Raffaelli
Arpae Emilia-Romagna, Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, il benessere organizzativo, contrasto alle discriminazioni 

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