AssoArpa per l’istituzione del Servizio meteorologico nazionale distribuito

assoarpa

L’Associazione delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale ha prodotto il seguente position paper per l’istituzione del Servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND).

VISTO l’art 3 dello Statuto dell’Associazione – Scopi Associativi – che al comma 1 prevede che l’Associazione opera senza scopo di lucro, al fine di realizzare elevati livelli di integrazione e di sviluppo delle politiche delle Agenzie associate, nelle materie inerenti la gestione strategica, le relazioni istituzionali e sociali, i sistemi di finanziamento delle attività ed i criteri di quantificazione dei relativi costi, l’organizzazione del lavoro, lo sviluppo delle risorse umane, la gestione dei rapporti di lavoro e delle connesse relazioni sindacali; e in ogni altra tematica tecnica, giuridica ed amministrativa di comune interesse per gli Associati stessi;

TENUTO CONTO che a mente del successivo comma 2 lettera a) AssoArpa si propone in particolare di rappresentare le Agenzie associate, anche mediante l’elaborazione di documenti di analisi e position paper, nei rapporti con ogni soggetto ed organo istituzionale di livello nazionale, (…) nonché con le associazioni ed i soggetti portatori di interessi collettivi e diffusi nel settore ambientale;

TENUTO CONTO che l’intervento pubblico nel settore della meteorologia operativa italiana è attualmente condotto da vari organismi a livello centrale – la Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite il Dipartimento della Protezione Civile, alcuni ministeri, loro articolazioni ed altri enti statali – nonché da numerosi servizi meteorologici, climatologici ed agrometeorologici regionali;

RILEVATO CHE la gestione economica del settore ad oggi evidenzia:

·  molte strutture singolarmente assai efficienti e di eccellenza operativa;

·  la disponibilità di elevate competenze professionali, sia di lunga esperienza che di brillanti giovani laureati;

ma anche:

·  una perdurante incapacità a fare squadra per operare in maniera coordinata, a tutti i livelli, in una logica scarsamente cooperativa;

·  la sovrapposizione di attività che potrebbero essere razionalizzate, una diffusa duplicazione di sforzi, un utilizzo dispersivo e non ottimale delle risorse umane e tecnologiche;

·  la duplicazione (o moltiplicazione) delle procedure per gli approvvigionamenti (per le manutenzioni degli impianti, per i servizi generali, …);

·  la difficoltà dei giovani professionisti, dei quali una minoranza sono occupati (spesso fuori Italia), altri sono più spesso in cerca di occupazione;

RITENUTO pertanto necessario ridurre gli sprechi, coordinando le attività e gli acquisti, componendo le differenze, ottimizzando e mettendo a sistema tutte le risorse esistenti affinché si realizzino meccanismi virtuosi di riduzione dei costi di gestione, evitando duplicazioni e costruendo sinergie;

RILEVATO che l’attività tecnica svolta dal settore ad oggi evidenzia:

·  una straordinaria ricchezza di idee, di progettualità, di tecnologie e installazioni;

·  servizi “customizzati” e di qualità ed una elevata capacità di monitoraggio;

·  ottime competenze specialistiche locali, fondamentali in un territorio così diversificato come quello italiano, con una capacità decisionale distribuita e che spesso godono di un’alta reputazione locale;

ma anche:

·  come già rappresentato, modalità operative scarsamente coordinate e troppo diversificate;

·  una copertura territoriale nazionale frammentaria, a macchia di leopardo, che viene rilevata dagli utenti, diminuendo la qualità e il valore percepito dei servizi resi;

·  servizi erogati disomogenei per natura e qualità, a volte difficoltosi da reperire;

·  una lenta capacità di innovazione e la mancanza di una strategia di lungo termine;

·  un rapporto poco costruttivo e non sinergico con il mondo del privato;

·  nel caso dei servizi locali, un ruolo non istituzionalizzato al di fuori della regione di competenza;

·  un (conseguente) riconoscimento professionale degli operatori talvolta insufficiente;

·  la mancanza di un servizio meteo nazionale forte, del tipo di quello francese o inglese; confrontando gli indicatori di ricchezza e di produzione di altri paesi europei della stessa ampiezza e complessità dell’Italia, se ne evince la sostanziale arretratezza nel settore, sia in termini di risorse investite, sia in termini di occupati, sia in termini di qualità e quantità di prodotti/servizi offerti;

RILEVATO altresì che tutto ciò comporta una ridotta capacità di rispondere alle esigenze complessive di prodotti e servizi meteorologici dei quali il Paese ha invece sempre più bisogno, specie nell’attuale contesto di rapido e intenso cambiamento climatico;

RITENUTO, pertanto, necessario migliorare il servizio reso al Paese, facendone crescere la qualità e incrementandone la quantità in tutta Italia, anche da questo punto di vista componendo le differenze e mettendo a sistema le risorse esistenti, coordinando le attività e identificando obiettivi comuni affinché si costruiscano meccanismi virtuosi di cooperazione che favoriscano la crescita del personale, la valorizzazione della meteorologia pubblica attraverso una produzione e diffusione omogenea e controllata dell’informazione, la capacità di innovazione, il rapporto con il settore privato;

AUSPICA

che il Governo porti rapidamente a termine l’iter di istituzione del Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito (SMND), come previsto dalla legge 100 del 2012, al fine di poter disporre di un unico organismo nazionale che:

a)      coordini tutti gli enti nazionali e regionali/provinciali operativi oggi esistenti, mettendo a sistema le risorse e i patrimoni meteorologici delle Regioni e dello Stato, entrambi oramai molto consistenti, proteggendo gli investimenti a lungo termine e salvaguardando le competenze acquisite dagli operatori della meteorologia pubblica;

b)      razionalizzi la spesa complessiva per gli acquisti di beni e servizi, a parità di costo per la finanza pubblica, riducendo gli sprechi e liberando così nuove risorse;

c)      consenta una produttiva sintesi tra le diverse parti del settore meteorologico pubblico italiano, permettendo di fornire prodotti e servizi meteorologici e climatici di qualità su tutto il territorio e a tutti gli interlocutori istituzionali ed economici: dall’agricoltura all’ambiente, dal commercio alla difesa, dalla produzione e consumo di energia alla gestione delle risorse idriche e del rischio idrogeologico, dai trasporti alla sanità, al turismo;

d)      consenta al Paese di affrontare meglio le sfide poste dai cambiamenti climatici in corso;

e)      rafforzi il rapporto con il mondo dell’università e della ricerca, fungendo da volano per l’apertura di nuovi corsi di Laurea specifici per la meteorologia e la climatologia, oggi del tutto assenti;

f)       agevoli la certificazione della figura professionale del meteorologo che garantisca alla base la qualità dei prodotti/servizi forniti;

g)      metta a disposizione del settore meteorologico privato i dati e i prodotti di base che ne favoriscano la crescita, a sostegno diretto e indiretto dell’economia nazionale e dell’occupazione;

h)      diffonda all’interno del settore meteorologico pubblico italiano modalità operative e gestionali più coerenti e allineate agli standard internazionali;

i)        costituisca un sistema nazionale in grado, per capitale umano e tecnologico e per competenze, di rapportarsi adeguatamente in ambito internazionale, garantendo una rappresentanza forte del paese in tutte le sedi e le organizzazioni di settore europee ed internazionali, anche per favorire la partecipazione a programmi e progetti (finanziati), aumentando la competitività italiana nel campo meteorologico e consolidandone le prospettive future.

Il sistema meteorologico italiano ha tutti i numeri per essere un’eccellenza del Paese, per il Paese e nel mondo, ma bisogna (ri)organizzarsi.