Bonifica e riqualificazione ambientale del litorale di Marina di Acate (Ragusa)

Il caso riguarda il degrado ambientale di una spiaggia che dista solo 20 Km da quella di Punta Secca, resa famosa dalla serie del Commissario Montalbano, e la sua riqualificazione con l’applicazione della legge 68/2015 (quella sui cosiddetti “ecoreati”).

Il litorale “Macconi” a Marina di Acate, in provincia di Ragusa, si estende per circa 10 km a partire dalla foce del fiume Dirillo e prosegue oltre il limite comunale, quasi senza soluzione di continuità, in territorio di Vittoria fino alla foce del fiume Ippari.

Dista solo 20 Km dalla spiaggia di Punta Secca, resa famosa dalla serie del Commissario Montalbano, eppure, dell’insenatura di sabbia dorata bagnata dal mare cobalto su cui si affaccia il balcone dove il commissario televisivo trascorre i suoi momenti di relax, non condivide la fama e la notorietà. E’un posto sconosciuto al turismo, frequentato in estate prevalentemente dagli abitanti di Acate e solo nel breve tratto accessibile al pubblico.

Il resto della spiaggia non è raggiungibile dalla strada che corre parallelamente alla linea di costa perché tutte le vie di accesso sono interdette da centinaia di insediamenti serricoli che dall’entroterra si estendono fino al mare, occupando perfino il demanio a pochi metri dalla battigia.

Una distesa ininterrotta di strutture in ferro o in legno ricoperte di plastica che fa da cornice ad un lembo di spiaggia lunghissima. Se non fosse per la presenza incombente delle serre sarebbe un luogo di primitiva bellezza per la vista a perdita d’occhio che offre sul profilo della costa, da Gela fino ad al promontorio di Kamarina.

Invece per coloro che percorrono a piedi il lido si presenta uno sconcertante spettacolo di degrado ed abbandono. Chilometri di sabbia sono invasi da rifiuti principalmente derivanti dalle attività serricole quali fusti, contenitori di pesticidi, manufatti in cemento, polistirolo, piante estirpate e residui della loro combustione ma soprattutto plastica. Le dune di sabbia naturale sono frammiste ad enormi quantitativi di teli di copertura dismessi e formano stratificazioni accumulatisi nel tempo segno d’ un’incuria ed abbandono antichi, perpetrati da anni.

La serricoltura dal dopoguerra ha mutato l’economia della fascia costiera degli iblei, garantendo all’agricoltura ragusana il raggiungimento di numerosi primati in campo regionale e nazionale, per i livelli di produzione annua di orticole, le varietà colturali nonché per il volume di affari del mercato ortofrutticolo di Vittoria. La crisi degli ultimi anni ha fortemente penalizzato il settore che rimane comunque una voce molto importante per l’economia dell’intera Provincia.

Questa trasformazione rapida ed inesorabile della fascia costiera ha avuto impatti rilevanti sull’ambiente. Le coltivazioni intensive hanno stravolto completamente il paesaggio dunale che caratterizzava il litorale ipparino. La piana che va dalla foce del fiume Dirillo a quella dell’Ippari, vista dall’alto, ha assunto permanentemente il colore bianco abbagliante della plastica che ricopre le serre.

L’impiego massiccio di pesticidi nelle coltivazioni in serra, (in Provincia di Ragusa si consuma circa un terzo dei fitofarmaci commercializzati in tutta la regione), ha determinato un inquinamento consistente del suolo e delle falde acquifere con un impatto per i comparti acqua, ecosistema e salute, paragonabile all’uso di pesticidi nell’intero territorio siciliano.

La pratica diffusa e sistematica dell’abbruciamento dei rifiuti derivanti dall’attività serricola ed in particolare delle plastica di copertura delle serre, determina la contaminazione continua del suolo e l’esposizione della popolazione alle sostanze inquinanti prodotte dalle numerose fumarole che a qualunque ora si levano, soprattutto in estate, dalle campagne della piana.

>In questo contesto ha preso il via, nel settembre del 2016, l’attività d’indagine delegata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, a seguito dell’esposto di privati cittadini che, attraverso la cronaca locale, aveva posto sotto i riflettori il degrado ambientale della spiaggia di Marina di Acate.

I primi rilievi svolti dai Carabinieri di Acate,dal personale della Struttura di Ragusa e dal Nucleo di PG della Direzione Generale dell’Agenzia, hanno portato al sequestro giudiziario di gran parte del litorale. Il PM incaricato, dott. ssa Valentina Botti, ha conseguentemente assegnato le deleghe per l’avvio di diverse attività investigative.

Il Nucleo di PG della Direzione Generale di ARPA Sicilia ed il NOR del Corpo Forestale della Sicilia sono stati incaricati della verifica di eventuali occupazioni del demanio marittimo da parte degli insediamenti agricoli presenti nell’area .

La Struttura Territoriale di Ragusa di ARPA Sicilia e la Polizia Provinciale del Libero Consorzio Comunale di Ragusa sono state delegate all’esecuzione dei controlli sulla gestione del ciclo dei rifiuti, praticato dalle aziende agricole che si affacciano sull’arenile di Macconi.

Su proposta della PG è stata concertata con la Procura di Ragusa una strategia d’intervento utile a conseguire, in tempi brevi, il risanamento del litorale attraverso la rimozione dei rifiuti da parte dei titolari delle aziende frontaliere.

Preliminarmente è stata verificata l’applicabilità ai siti oggetto d’indagine delle condizioni ambientali previste dall’art. 318 bis e segg, del D. Lgs. 152/06 introdotto la Legge n. 68/2015 sugli “Ecoreati”.

Tale norma prevede, per i reati contravvenzionali del Testo unico Ambientale che non abbiano determinato danno o pericolo concreto ed attuale alle risorse ambientali, la possibilità di estinzione del reato da parte del contravventore, attraverso l’esecuzione di interventi utili all’eliminazione delle violazioni. A tal fine l’organo di Polizia giudiziaria impartisce apposite prescrizioni asseverate dall’organo tecnicamente competente.

La Polizia Provinciale ed ARPA Sicilia hanno individuato un percorso utile a facilitare l’assolvimento da parte dei contravventori delle prescrizioni impartire per il ripristino della naturalità dei luoghi.

A tal fine sono stati coinvolti gli Enti competenti al rilascio di specifiche autorizzazioni per attività in area demaniale marittima quali, la Capitaneria di Porto di Pozzallo, la Soprintendenza dei beni culturali di Ragusa e l’Ufficio Territorio Ambiente di Ragusa.

Per consentire l’esecuzione degli interventi secondo le scadenze ordinarie previste dalla normativa applicata, gli Enti coinvolti hanno messo in atto procedure rapide per l’espletamento degli atti di competenza. Pertanto l’autorizzazione ai sensi dell’art.30 C.N. per lavori di pulitura fascia costiera , da parte del Demanio Marittimo, la definizione da parte della Soprintendenza degli interventi per la remissione in ripristino del paesaggio dunale secondo l’art. 167 del D. Lgs. 42/2004 e l’asseverazione delle prescrizioni da parte di ARPA Sicilia, vengono effettuati in tempi e termini che assicurano l’applicabilità delle previsioni di legge.

A attraverso un articolato ed intenso lavoro di concertazione sono stati inoltre delineati gli aspetti tecnici e procedurali delle prescrizioni e definite le modalità di intervento a carico dei contravventori.

Le attività avviate dalla Polizia Provinciale congiuntamente al personale della Sez. UPG della Direzione Generale e di ARPA Sicilia e della Struttura di Ragusa ad aprile 2017 registrano, già al 31 luglio, l’esecuzione di 45 interventi presso aziende che si affacciano sul litorale per complessivi 2.5 Km.

I controlli hanno portato alla denuncia di 30 soggetti ed al sequestro di altrettante aree di deposito incontrollato di rifiuti. Alcune aziende hanno già avviato le attività di rimozione di bonifica ed una delle procedure è già arrivata a positivo compimento con la conseguente estinzione del reato.

Le indagini che comportano un notevole impegno di risorse umane da parte degli Enti delegati dalla Procura, oltre 10 unità di personale impegnate in ogni singola operazione, sono ancora in corso di svolgimento ed entro l’anno si prevede possano essere completati gli interventi sugli 8 Km di litorale posti sotto sequestro.

Contemporaneamente proseguono gli accertamenti sull’occupazione del suolo demaniale, attività che presente notevoli difficoltà correlate alla definizione dei limiti demaniali in un’area soggetta all’erosione costiera.

Nei tratti di arenile su cui sono state completate le operazioni di risanamento, nonostante la presenza delle serre, finalmente è emerso il colore dorato della sabbia. La spiaggia sgombra dai rifiuti è stata restituita alla sua naturale bellezza.

A cura di Maria Antoci – Direttore della Struttura Territoriale Arpa di Ragusa

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