Cambiamenti climatici, come si adegua l’Italia? Snpa monitora il fenomeno

Quali sono e potranno essere le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla vita dei cittadini? Quali criticità creeranno al territorio italiano? Quali azioni dovremo intraprendere per adattarci al fenomeno? Sono domande che necessitano di risposte complesse, dal livello sovranazionale alle realtà locali. Snpa è al lavoro per studiare il fenomeno, raccogliere dati e proporre strategie.

Per contribuire ad alimentare e ampliare lo stato delle conoscenze su questo tema, nonché colmare i gap conoscitivi emersi a livello nazionale e già evidenziati nell’ambito degli studi scientifici propedeutici alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti climatici (SNAC, 2015), il Sistema nazionale per la protezione ambientale ha istituito un gruppo di lavoro ad hoc su Impatti, vulnerabilità e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia. Obiettivo prioritario è, innanzitutto, l’individuazione di un portfolio di possibili indicatori di impatto a livello nazionale, che potrà essere declinato anche a scala regionale sulla base delle peculiarità delle singole realtà territoriali. Il set proposto è stato individuato a partire dagli indicatori già sviluppati ed utilizzati nell’ambito Snpa ed arricchito da nuovi indicatori ritenuti di potenziale interesse al fine di garantire un ottimale monitoraggio degli impatti sui principali sistemi naturali ed i settori socio-economici sensibili ai cambiamenti climatici.

Il gruppo di lavoro – coordinato da Ispra e costituito da Arpa Valle d’Aosta, Arpa Piemonte, Arpa Liguria, Arpa Veneto, Arpa Friuli Venezia-Giulia, Arpa Emilia-Romagna, Arpa Toscana e Arpa Sardegna – ha individuato ad oggi una serie di possibili indicatori nell’ambito dei seguenti sistemi naturali e settori socio-economici sensibili ai cambiamenti climatici, così come definiti dalla Strategia Nazionale (SNAC, 2015): risorse idriche, desertificazione degrado del territorio e siccità, dissesto idrogeologico, biodiversità ed ecosistemi (terrestri, marini, di acque interne e di transizione), salute, foreste, agricoltura, pesca, acquacoltura, zone costiere, turismo, insediamenti urbani, patrimonio culturale, trasporti e infrastrutture, industrie e infrastrutture pericolose, energia, area alpina e appenninica, distretto idrografico del Po.

Predisposto il portfolio, sarà necessario stabilire opportuni criteri per la selezione dei migliori indicatori in termini di rappresentatività della relazione causa-effetto rispetto ai cambiamenti climatici, solidità scientifica, disponibilità ed accessibilità di opportune serie temporali e spaziali di dati, facilità di elaborazione, interpretazione e comunicazione, scala spaziale di validità ed altri ancora.

Il lavoro viene incontro alla necessità sempre crescente dei decisori politici, degli amministratori e dei tecnici locali di disporre di indicatori di impatto e/o vulnerabilità al fine di comprendere, valutare e misurare gli effetti derivanti dai cambiamenti del clima nonché il significato delle possibili conseguenze sulle persone, sull’ambiente e sulla società, di informare la propria cittadinanza e aumentarne la consapevolezza, di sviluppare corrette politiche di adattamento e, infine, monitorare nel tempo l’efficacia delle azioni implementate. Alla base di ogni azione finalizzata a ridurre la vulnerabilità del territorio e a contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici vi è, infatti, la necessità di migliorare la capacità di comprensione di ciò che sta accadendo nei nostri territori, per far sì che adeguate misure di adattamento possano essere implementate in tempo e nella maniera più corretta ed economica possibile.

Testo e foto: Francesca Giordano, Ispra

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