Campi elettromagnetici, le attività delle Agenzie ambientali per la vigilanza e il controllo delle radiazioni non ionizzanti

Fra le richieste di informazione da parte dei cittadini, sono frequenti quelle che riguardano gli aspetti procedurali, tecnici e sanitari relativi alle sorgenti di campo elettromagnetico.
Le Agenzie ambientali possono fornire risposte adeguate grazie alla  conoscenza degli aspetti tecnici e del territorio, e alla raccolta di dati sulla presenza e natura delle sorgenti e sui valori di campo misurati o stimati.

Da tempo lo sviluppo tecnologico ha introdotto nell’ambiente apparati e impianti sorgenti di campo elettromagnetico, radiazione non ionizzante, di varia intensità e frequenza a seconda delle caratteristiche tecniche e di funzionamento.

L’energia elettrica, il suo trasporto, e i suoi impieghi industriali e domestici producono campi a Frequenza Estremamente Bassa (ELF); ne sono un esempio le linee elettriche, le cabine di trasformazione, ma anche i comuni elettrodomestici. Gli impianti per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione rappresentano invece le principali sorgenti di campo elettromagnetico ad Alta Frequenza.

Le agenzie Ambientali hanno ruolo di vigilanza e controllo sul rispetto dei limiti definiti dalla normativa nazionale (Dpcm 8 luglio 2003) riguardo alle infrastrutture per il trasporto di energia elettrica, relativamente stabili nel tempo. La normativa prevede, fra l’altro, che la presenza delle linee elettriche debba essere considerata nella pianificazione dell’uso del territorio, per garantire la compatibilità di edifici adibiti a permanenza superiore alle quattro ore con le linee elettriche e le relative fasce di rispetto.

Il mondo delle sorgenti di campo elettromagnetico ad Alta Frequenza, come quelle degli impianti per le comunicazioni mobili è, invece, in continua evoluzione. In Italia, l’introduzione della tecnologia LTE, sistema di comunicazione mobile di quarta generazione, ha richiesto una ridefinizione della rete delle “stazioni radiobase”, con modifiche sostanziali degli impianti. Negli ultimi anni è stato necessario introdurre importanti aggiornamenti anche sul quadro normativo: tecniche di misurazione dei livelli di campo nell’ambiente e modalità di calcolo previsionale sono state modificate ed aggiornate (DL n. 179/2012; Legge di conversione n. 221/2012, art. 14 comma 8).

In sintesi i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz (Alta Frequenza) sono da intendersi ora come media dei valori nell’arco delle 24 ore.

Successivamente sono state definite linee guida che descrivono le modalità con cui gli operatori forniscono all’Ispra e alle Arpa/Appa i dati di potenza degli impianti e definiscono dei fattori di riduzione della potenza da applicare nelle stime previsionali, per tener conto della variabilità temporale dell’emissione degli impianti nell’arco delle 24 ore (GU 296/2014); valori di assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici (GU 252/2016); nozione di pertinenze esterne con dimensioni abitabili per permanenze non inferiori a 4 ore continuative giornaliere. (GU 19/2017).

L’interesse e le preoccupazioni dei cittadini nei confronti delle sorgenti di campo elettromagnetico si manifestano con frequenti richieste di informazioni riguardanti aspetti procedurali, tecnici e sanitari, ricevute dagli Uffici relazione con il pubblico. Molti i quesiti sull’iter procedurale e sulla normativa protezionistica.

L’ambito in cui le Agenzie ambientali possono dare al pubblico le risposte più complete è sicuramente quello relativo agli aspetti tecnici e alla conoscenza del territorio, e sulla presenza e sulla natura delle sorgenti, sui valori di campo misurati o stimati.

L’annuario dei dati ambientali di ISPRA pubblica i principali indicatori di questa tematica ambientale. Inoltre, la normativa ha anche istituito catasti delle sorgenti, sia a livello nazionale che regionale.

Anche l’inquinamento luminoso, pur essendo un fenomeno di natura assai differente, rientra nell’ambito delle radiazioni non ionizzanti. Nonostante siano stati presentati diversi disegni di legge, non esiste ancora una disciplina legislativa nazionale, mentre le normative regionali in diversi casi collegano questo tema con quello del risparmio energetico.

 

a cura di Daniela De Bartolo – ARPA Lombardia

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