Sicurezza nell’ambiente di lavoro, il ruolo del SPP dell’Arpa Basilicata

Il Servizio di prevenzione e protezione Arpab, in staff alla Direzione generale, individua i fattori di pericolo, valuta i rischi, propone le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, elabora le procedure di sicurezza per le varie attività dell’Agenzia e propone programmi di informazione e formazione dei lavoratori.

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Per i laboratori di analisi Arpa Basilicata inizia la fase di accreditamento

I tecnici Arpab sono impegnati in queste settimane a seguire il corso
“Validazione dei metodi secondo la UNI EN ISO CEI/IEC 17025” per l’accreditamento dei laboratori dell’Agenzia.

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Cova, riapertura dopo tre mesi di sospensione

Il presidente della Regione Basilicata nel corso di una conferenza stampa ha illustrato le motivazioni per cui sono state riavviate le attività dell’impianto, auspicando che Eni mantenga anche in futuro la linea di responsabilità adottata in questa fase”

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Contaminazione ambientale da pesticidi: l’attività di Arpa Basilicata

L’uso dei pesticidi in agricoltura, in condizioni normali, produce un inquinamento di tipo diffuso, interessando vaste aree. L’esito delle analisi di Arpa Basilicata ha riscontrato sempre risultati nei limiti di accettabilità.

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COVA di Viggiano, il ministero dell’Ambiente valuta rilevante l’incidente dello sversamento di greggio di marzo

Il presidente della Regione ha convocato una conferenza straordinaria con i tecnici dell’Arpa Basilicata confermando  di tenere la guardia alta. A poche ore dalla richiesta  del Mattm ad Eni di “riclassificare” la pericolosità del greggio e portarlo dall’attuale categoria 3 – dalla multinazionale autocertificata – alla categoria 2 (passaggio che determina automaticamente l’aumento della pericolosità sia in termini di infiammabilità sia in termini di tossicità legata però a determinati parametri), il ministero dell’Ambiente ha valutato “rilevante” l’incidente dello sversamento avvenuto a marzo al Centro Olio di Viggiano. Valutazione legata proprio alla diversa classificazione del greggio del Cova ai fini dell’applicazione della normativa Seveso. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi ai giornalisti, il presidente della Regione, Marcello Pittella e l’assessore all’ambiente, Francesco Pietrantuono, nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare i contenuti della nota ministeriale e chiarirne i dettagli, nell’ottica della massima trasparenza sin qui adottata.

L’assessore Pietrantuono ha chiarito che “non c’è correlazione tra la dichiarazione di incidente rilevante ed il danno ambientale: quest’ultimo sarà eventualmente accertato dalla conseguente procedura di controllo messa in moto dal Ministero, che agirà parallelamente a quella già in corso da parte di Regione, Arpab e Ispra”.

La dichiarazione del Ministero è arrivata dopo una comunicazione del Comitato Tecnico Regionale, che richiama i contenuti della direttiva Seveso, che impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio. “Tutto questo – ha spiegato Pietrantuono – potrebbe determinare nuove prescrizioni nell’ambito dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), da noi già riaperta”.

“La dichiarazione di incidente rilevante con la riclassificazione del petrolio non cambia nulla rispetto ai nostri adempimenti”, ha detto il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, rispondendo alle domande dei giornalisti. “Le attività del Cova – ha evidenziato – riprenderanno soltanto quando avremo registrato che Eni avrà ottemperato alle nostre prescrizioni, come sta dimostrando di fare, e quando avremo ulteriori risultati dalle attività di approfondimento da noi messe in campo, che ci consentano una assoluta tranquillità. È chiaro – ha aggiunto il governatore – che la nota del Ministero ci mette nelle condizioni di riconsiderare le prescrizioni dell’A.i.a. già oggetto di nostra valutazione. Soltanto quando tutto sarà definito valuteremo i tempi di riapertura. Per quanto riguarda la classificazione del greggio – ha chiarito Pittella – non è escluso che si apra un contraddittorio tra Eni ed il Ministero, che invece considera diversa e più pericolosa la tipologia del greggio, tanto da dichiarare la rilevanza dell’incidente avvenuto al Cova.

Plauso del Presidente della giunta regionale al lavoro virtuoso dell’Arpab impegnata in un’operazione di trasparenza e ricerca della verità e supportata anche dai tecnici dell’ Ispra per continuare a  monitorare e garantire sicurezza assoluta ai cittadini.

Altre notizie pubblicate sul Cova:

L’implementazione del GPP come priorità strategica dell’Arpab: avviata la sistematizzazione delle buone prassi

L’Agenzia ambientale della Basilicata, facendo  propri  i principali eco-obiettivi del PAN GPP,   partecipa al progetto Life GPPBest con cui nel prossimo triennio verrà adottato il Piano regionale degli acquisti verdi.

 

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Basilicata, la campagna di accertamento sulla presenza di amianto naturale nel fiume lucano Sinni

L’attività del Centro Regionale Amianto Basilicata (CRAB) rientra nel progetto sulla caratterizzazione della messa in sicurezza di aree interessate da affioramenti di rocce contenenti amianto.

La struttura del Centro Regionale Amianto in cui opera personale di elevata professionalità che oltre a possedere specifiche competenze tecnico-giuridiche dispone di idonea strumentazione analitica, opera a supporto dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL e di altre pubbliche istituzioni con competenze in campo sanitario ed ambientale per tutte le problematiche legate alla presenza di amianto.

Le macroattività, svolte su tutto il territorio regionale, riguardano:

  • indagini nei siti in cui si sospetta la presenza di materiali contenenti amianto o in cui vengono effettuati lavori di bonifica (sempre su richiesta del privato cittadino o della pubblica istituzione competente);
  • attività di analisi quali-quantitativa di tutti i silicati fibrosi che la normativa vigente indica come “amianto”. Le analisi vengono condotte su qualsiasi tipo di matrice in cui l’amianto è presente. La strumentazione a disposizione del Centro consiste di un microscopio ottico a contrasto di fase, di un microscopio elettronico a scansione con dispositivo per la microanalisi, di un diffrattometro a raggi X ad anodo rotante e, a breve, di uno spettrometro FTIR.

In particolare, i Tecnici del CRAB effettuano:

  • sopralluoghi per la verifica dello stato di conservazione dell’amianto negli edifici;
  • verifica al termine dei lavori di bonifica. Ispezione visiva e successivo campionamento di aerodispersi per il conteggio e caratterizzazione delle fibre al SEM per la “Certificazione di restituibilità”;
  • campionamenti ed analisi
    – di aerodispersi in tutte le situazioni in cui se ne sospetti la presenza
    – di materiali per la ricerca di amianto in qualunque matrice.

Inoltre, nell’ambito del “Progetto pietre verdi” in collaborazione con L’Università la Sapienza di Roma, viene effettuato un monitoraggio di aerodispersi nei territori dei Comuni di Lauria e Castelluccio Superiore, territori del comprensorio potentino, interessati da affioramenti di pietre verdi (tremolite). In corrispondenza dei punti di prelievo di aerodisperso, sono state installate anche centraline meteoclimatiche per il monitoraggio e lo studio delle condizioni atmosferiche da mettere in relazione con i dati derivanti dalle analisi degli aerodispersi.

In seguito alla pubblicazione della “Carta Geologica delle Unità Liguridi dell’Area del Pollino (Basilicata): Nuovi Dati Geologici, Mineralogici e Petrografici” nell’ambito del “Progetto Caratterizzazione finalizzata alla messa in sicurezza e ripristino ambientale di aree incise in affioramenti di rocce contenenti amianto”, il Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata ha ritenuto opportuno ottenere degli accertamenti sulla presenza di amianto nel bacino idrografico del fiume lucano Sinni di cui fanno parte la quasi totalità degli affioramenti di terreni contenenti minerali della famiglia dell’amianto.

Inoltre, la presenza di diverse attività estrattive di inerti fluviali nell’alveo del Sinni e nei suoi affluenti ha contribuito ad accelerare tali accertamenti e di conseguenza è stato assegnato al Centro Regionale Amianto dell’ARPA Basilicata il compito di avviare una campagna di campionamento nella suddetta area per rilevare nelle diverse matrici la presenza di minerali di amianto naturalmente presenti sul territorio lucano.

L’attività si è concentrata sulle aste fluviali del bacino del Sinni che drenano le formazioni rocciose del Pollino note comunemente come “Pietre Verdi”, rappresentate da Anfiboliti e gneiss anfibolici, Metabasiti e Metadoleriti, Serpentiniti.

Sono stati raccolti più di 250 campioni di diverse tipologie, sono state analizzate le acque delle aste fluviali per valutare il trasporto di fibre di amianto in sospensione e tutti i tipi di sedimento, dai ciottoli al limo, passando per le più comuni ghiaie e sabbie fluviali.

I risultati ottenuti hanno permesso non soltanto di valutare la presenza/assenza di minerali di amianto nelle diverse matrici: si è proceduto anche all’analisi semiquantitativa in Microscopia Elettronica a Scansione con Microanalisi EDX.

La campagna di campionamento ha permesso parallelamente di portare avanti il rilievo fotografico dei depositi fluviali grossolani per valutare le concentrazioni superficiali di quelle tipologie di sedimenti (ghiaia e ciottoli) precedentemente analizzati che presentano a vista le caratteristiche morfologiche tali da farli considerare afferenti alla famiglia delle cosiddette “Pietre Verdi”.

A tal fine sono state scattate più di 600 immagini georeferenziate laddove sono presenti i depositi fluviali: ogni immagine è stata trattata statisticamente per assegnarle un valore percentuale di concentrazione superficiale per permettere una più facile correlazione con i dati provenienti dall’analisi dei campioni di massa.

La stesura conseguente di un progetto GIS consente di avere una lettura rapida e di facile comprensione dei dati raccolti rappresentando una buona base di partenza per ulteriori studi.

Inquadramento geografico

Il Fiume Sinni nasce a quota 1.380 metri dalla cima Serra della Giumenta, sul versante orientale del Massiccio del Sirino, più propriamente afferente al Monte Papa, in territorio di Lauria (Pz), nel settore sudoccidentale della regione ed è per lunghezza il quarto fiume della regione, ma le peculiarità del suo bacino, la varietà geomorfologica, nonché le cospicue portate durante tutto l’anno lo rendono forse il più interessante di tutta la Basilicata.

Esso ricade quasi del tutto in Basilicata, solo la porzione sudorientale del bacino del Sarmento, il suo affluente principale, ricade in Calabria.

Le fasi della campagna di campionamento

Nel marzo del 2012, dopo la firma di una convenzione tra ARPA Basilicata e Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, è cominciata la campagna di raccolta dei campioni di sedimenti fluviali.

Nei 15 siti indicati dalla Regione Basilicata sono stati raccolti, in totale, 50 campioni di diversa tipologia. Tale fase è durata circa due mesi ed è stata accompagnata da una serie di sopralluoghi in tutto il bacino del Sinni al fine di stabilire le migliori strategie di condotta della campagna di campionamento e di rilievo fotografico. Al termine della fase di analisi dei primi 50 campioni, nell’agosto 2012 è partita la seconda fase di campionamento che ha interessato l’asta principale del Sinni e buona parte dei suoi affluenti.

Anche se appartenente ad un altro bacino idrografico, è stato indagata la porzione del fiume Mercure che ricade in Basilicata.
La parte nordorientale del bacino del Fiume Lao, di cui invece fa parte il Mercure, (sempre in territorio lucano) presenta alcune formazioni rocciose ove si è rilevata la presenza di minerali quali tremolite e crisotilo. I territori comunali lucani ricadenti in questo bacino sono dati da Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferiore, Viggianello e Rotonda.

Sono stati prelevati, in questa fase, più di 200 campioni; anche se non previsti,sono stati effettuati 26 campionamenti di acque superficiali durante la campagna: ciò ha permesso di valutare il trasporto in sospensione di fibre idrodisperse di amianto essendo quest’ultimo la modalità principale che spiega la presenza di tremolite ecrisotilo nei depositi fluviali molto distanti dalle aree di affioramento di roccecontenenti tali minerali.

Dopo le indagini sui siti soggetti ad estrazione di inerti, contemporaneamente alla campagna di prelievo è stato avviato il rilievo fotografico; sono state raccolte più di seicento immagini di depositi fluviali grossolani recenti per il Sinni e tre dei suoi affluenti: a tal fine è stato costruito ad hoc un telaio quadrato in legno suddiviso in 64 quadrati (8×8) tramite griglia metallica 10×10 cm2: ciò ha permesso di ottenere un sistema di riferimento per il conteggio dei ciottoli e per la percentuale superficiale occupata dagli stessi nei depositi fluviali recenti. Ogni immagine è stata acquisita con i dati di posizione espressi in coordinate geografiche WGS84. Sono stati indagati l’alveo del Torrente Frido, del Rubbio e del Torrente San Nicola di Francavilla in Sinni.

I risultati

La presenza di amianto nei depositi fluviali del bacino del Sinni, anche se presupposta all’avvio della campagna di campionamento, non era così scontata, almeno per quanto riguarda i depositi recenti nelle aree prossimali alla foce. Inoltre, dallo studio della carta geologica, laddove erano presenti i più estesi affioramenti di terreni contenenti minerali di amianto ci si aspettava concentrazioni più alte nei depositi recenti nelle aste fluviali interessanti tali formazioni, ma così non è sempre stato. Si presenta, quindi, una situazione piuttosto variegata dove l’unica certezza è data dalla considerazione che le fibre di amianto sono naturalmente presenti sul territorio lucano inciso dal Fiume Sinni e da parte dei suoi affluenti, e dal Fiume Mercure. La totale assenza di fibre di amianto naturale può essere affermata solo per alcuni affluenti del Sinni.

Il Torrente Frido, il secondo più importante affluente del Sinni per quanto concerne le portate d’acqua, taglia diverse formazioni rocciose contenenti minerali di amianto, ed insieme al suo principale affluente, il Torrente Peschiera, rappresenta il principale contributo di amianto al bacino del Sinni.

Per quanto riguarda il Sarmento, quest’ultimo, a causa dell’affioramento di Metabasiti e Metadoleriti di San Costantino Albanese, è da considerarsi esente da minerali di amianto solo lungo tutto il tratto iniziale del corso d’acqua.

Una situazione anomala è stata riscontrata nell’alveo del Sinni compreso tra lo sbarramento di Monte Cotugno e la confluenza col fiume Sarmento: i campioni di massa prelevati in questo tratto del corso d’acqua hanno dato esito negativo sulla presenza di fibre di amianto se non subito dopo la confluenza col Sarmento per gli apporti terrigeni legati ai movimenti di versante in questo tratto.

Il trasporto in sospensione di fibre di amianto è da considerarsi, secondo i tecnici del C.R.A.B, come il fattore principale di “contaminazione” dei depositi fluviali superficiali del Sinni nel tratto terminale del suo corso.

Come anticipato nell’introduzione della relazione è emersa una situazione piuttosto variegata in termini di spazio ma che sicuramente descrive un dato dinamico di concentrazione di amianto suscettibile della dinamica fluviale e dell’intermittenza delle portate dei corsi di acqua legata alle precipitazioni e anche agli interventi antropici nella gestione degli apporti idrici del complesso e delicato sistema dell’acqua che si è instaurato in Basilicata.

In questo lavoro si è cercato di dare una interpretazione della distribuzione spaziale e della concentrazione superficiale dei materiali grossolani nell’alveo del Sinni riconosciuti come provenienti da quelle formazioni rocciose considerate contenenti tremolite e crisotilo.

Il riconoscimento visivo sul campo, e la successiva interpretazione delle immagini georeferenziate acquisite con l’ausilio di apposito sistema di riferimento creato ad hoc di cui si è parlato in precedenza, ha permesso di trarre alcune importanti considerazioni sui depositi fluviali recenti; l’alveo del Sinni, del Frido, del Rubbio e del San Nicola di Francavilla in Sinni sono state suddivise in piccole aree a cui si è assegnato il valor medio di concentrazione di ciottoli afferenti alle Pietre Verdi che è scaturito dall’elaborazione delle immagini dei depositi superficiali ricadenti in tali aree.

Per ogni immagine acquisita è stato valutata la superficie coperta da ciottoli di interesse normalizzata al sistema di riferimento adottato di 64 riquadri di 100 cm2 disposti nel telaio di 80×80 cm2; il valore restituito è di tipo razionale espresso in sessantaquattresimi da 0/64 a 64/64.

Una informazione forse più rilevante si è evinta dall’analisi dell’andamento della distribuzione lungo l’asta fluviale: il valore di presenza superficiale di ciottoli più frequentemente osservato in tutto il bacino del Sinni e dei suoi affluenti investigati dal rilievo fotografico è stato di 2/64, mentre il valor medio si è attestato intorno al 3.6 % di superficie dei depositi fluviali ricoperta da ciottoli di “Pietre Verdi”.

La distribuzione superficiale di materiale grossolano riconosciuto come contenente fibre di amianto è risultata più regolare rispetto al dato di concentrazione osservato nei campioni di massa : le immagini acquisite a valle della “stretta di Valsinni” hanno, infatti, evidenziato un valor medio di presenza di Pietre Verdi dell’1.89 per cento associato ad una bassa dispersione del dato attorno alla media, con i valori disposti secondo una distribuzione normale. Il tratto del corso del Sinni che va dall’immissione del Rubbio all’invaso di Senise presenta una distribuzione normale dei dati di presenza di Pietre Verdi, ma con un valor medio risultante il doppio del precedente (3.67 per cento ). Risalendo il corso d’acqua, si è osservato lo stesso tipo di distribuzione dei dati di presenza superficiale di ciottoli con un valor medio prossimo al 3.9 per cento. Ancora, tra il Frido e il San Nicola abbiamo registrato lo stesso tipo di distribuzione normale.

La tendenza generale è quella di un incremento della presenza di ciottoli contenenti amianto man mano che ci si avvicina alle aree degli affioramentie alle confluenze dei suoi immissari oggetto di questo studio.

A cura di Maria Fasano (Arpab)

Basilicata, Centro Olio Eni di Viggiano, disposta la sospensione per tre mesi

Sversamento del greggio dai serbatoi e inosservanza di ENI alle prescrizioni della Regione hanno determinato la chiusura dell’impianto industriale per 90 giorni

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