Cattivi odori, grande attenzione in Toscana

Quello delle maleodoranze costituisce uno dei problemi più ricorrenti nelle segnalazioni dei cittadini toscani. Lo dimostrano i dati dei contatti dell’Ufficio relazioni con il pubblico di Arpat e i numeri degli esposti che l’Agenzia gestisce in questo ambito. Per dare un’idea, la percentuale di contatti all’Urp per maleodoranze sono passate dal 5,1% sul totale dei contatti del 2012 al 10,7% nel 2016. Lo scorso anno, inoltre, il 20,5% degli esposti ha riguardato il problema degli odori.

A fronte di questo forte interesse, il controllo delle emissioni odorigene è oggi ancora molto complesso, anche perché mancano completamente dei riferimenti normativi cogenti sui livelli di accettabilità degli odori e del disagio olfattivo. Ricordiamo tuttavia che la sentenza della Corte di Cassazione 12019 del 10 febbraio 2015 ha affermato che il reato di cui all’art. 674 del Codice penale è configurabile anche in presenza di “molestie olfattive” provocate da un impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera e rispettoso dei relativi limiti, non riferiti però agli odori.

A differenza di altre Regioni, che si sono dotate di norme specifiche su questo tema, in Toscana risultano ancora assenti linee guida o norme regionali in tal senso.

Non mancano, nonostante ciò, sperimentazioni ed iniziative di ARPAT per gestire la problematica, anche in via preventiva, in sede cioè di espressione di pareri nei procedimenti di autorizzazione e in fase di controllo di certe tipologie di impianti. Un esempio, a tal proposito, è l’esperienza dell’Agenzia per il contenimento delle maleodoranze derivanti dagli impianti di gestione dei rifiuti, sia in fase di espressione di pareri che di controllo.

Un’altra esperienza interessante, che testimonia – tra l’altro – l’importanza in questa materia del coinvolgimento attivo delle persone “disturbate” dai cattivi odori, è l’indagine sociale sulle maleodoranze percepite dai cittadini in una specifica zona della città di Livorno, svolta nei mesi di maggio-giugno 2011; l’indagine ha seguito le indicazioni riportate nelle linee guida della Regione Lombardia (DGR Lombardia 15/2/2012, n. IX/3018) e in alcune norme tecniche (VDI-3883, VDI 3940, DE, 1993) o disposizioni di altre nazioni europee (Geruchsimmissions-Richtlinie, GIRL, DE, 2008) e si è per l’appunto basata sulla partecipazione attiva dei cittadini che abitano o lavorano stabilmente nell’area interessata.

In ogni caso, anche le tante notizie pubblicate sul sito dell’Agenzia in merito ad attività ed interventi svolti in questo campo per molteplici fonti di maleodoranze (impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di produzione energetica a biomasse, impianti produttivi, ecc.), confermano l’attenzione crescente della popolazione e di conseguenza gli interventi operati da ARPAT.

2 pensieri su “Cattivi odori, grande attenzione in Toscana”

  1. Chiedo gentilmente di conoscere la procedura da seguire per segnalare emissioni odorigene moleste e persistenti da parte di un esercizio di ristorazione locato in un fondo condominiale e tali da condizionare pesantemente la vita quotidiana dei condomini sovrastanti. Ad esso è stato autorizzata l’emissione di fumi direttamente dalla finestra della cucina con semplice cappa aspirante anziché condotti a tetto tramite canale chiuso. Desidero sapere a chi e come posso rivolgermi e quali perizie o rilevazioni richiedere (soggetti pubblici preposti e esperti privati) per dimostrare l’evidente inquinamento odorigeno che ne deriva.
    Ringrazio per l’attenzione in attesa di Vs. riscontro.

  2. Se abita in Toscana può far riferimento alle FAQ presenti sul nostro sito http://www.arpat.toscana.it/urp/risposte-a-domande-frequenti

    La norma distingue ai fini delle autorizzazioni e quindi del controllo i diversi insediamenti: per tutti gli insediamenti produttivi le cui emissioni sono definite “scarsamente rilevanti” (Allegato IV alla Parte V Parte I del Testo Unico ambientale) – ad esempio pizzerie, ristoranti, panifici, pasticcerie, ecc. – ARPAT non ha competenza diretta. Gli aspetti di controllo sono correlati all’autorizzazione della attività con particolare riferimento agli aspetti igienico sanitari, pertanto la competenza è del Comune.
    La segnalazione va pertanto sempre inviata al Comune che in relazione al tipo di attività potrà richiedere, durante il controllo, il supporto della ASL.

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