Cittadini protagonisti del monitoraggio ambientale

I cittadini producono sempre più dati con gli strumenti di misurazione, rendendoli subito disponibili e contribuendo così al fenomeno della citizen science.

La così detta citizen science nasce nel 1900 da un’idea dell’ornitologo Frank M. Chapman come alternativa alla tradizionale caccia di natale (l’uccisione del maggior numero di animali possibile): la Christmas Bird Count è infatti un censimento ornitologicoancora oggi in funzione.

Attività di osservazione e raccolta dati come quella “inventata” da Champan oggi sono davvero alla portata di tutti, grazie agli strumenti tecnologici e di condivisione delle informazioni, che permettono ai cittadini di contribuire attivamente alla ricerca di base e applicata. In questo senso la “citizen science” è stata talvolta definita come “partecipazione del pubblico nella ricerca scientifica“; possiamo infatti senza dubbio collocare questo genere di attività nella più ampia esperienza della partecipazione dei cittadini, approccio sempre più diffuso nelle comunità e nella realtà delle più moderne democrazie. Il fine ultimo dei progetti di citizen science è infatti quello di esplorare e sperimentare nuove vie per rendere i cittadini reali protagonisti nelle decisioni e nelle scelte politiche.

L’amministrazione Obama, nel corso di un recente forum sul tema, ha presentato un memorandum il cui obiettivo è quello di diffondere e istituzionalizzare la partecipazione dei cittadini a vari progetti di citizen science; il documento presenta infatti una lista di progetti fin qui realizzati con obiettivi sociali, di ricerca e innovazione, di formazione e comunicazione delle scienze.

A livello europeo, già a fine 2013 la Commissione Europea promuoveva un Libro verde per la Citizen Scienze, collocandola in un processo di empowerment sociale.

La citizen science in ambito ambientale
In particolare, sta assumendo oggi un ruolo sempre più determinante la partecipazione attiva e volontaria dei cittadini nella ricerca e nello sviluppo di politiche ambientali a supporto dei decisori. I cittadini infatti esprimono crescente interesse e preoccupazione per l’impatto umano sull’ambiente che necessariamente comporta la perdita di biodiversità e il peggioramento della qualità della vita.

Attraverso la loro partecipazione attiva in campagne e progetti di citizen science, i cittadini arricchiscono dunque la conoscenza del territorio in cui abitano e stimolano le agenzie di controllo ambientale ad effettuare monitoraggi più estesi ed accurati. I dati prodotti, messi a disposizione della comunità attraverso internet, vanno poi ad arricchire la gamma dei cosiddetti open data.

Alcune esperienze in Italia : il coinvolgimento dei cittadini per acquisire informazioni utili alla ricerca scientifica

Nel campo del monitoraggio della qualità dell’aria, si ricordano i progetti Zero Ipa di PeaceLink e Green Tour di EuThink: il primo, lanciato nel 2010, prevede il monitoraggio degli idrocarburi policiclici aromatici da parte dei cittadini muniti di un analizzatore che non richiede analisi chimiche ma si basa su uno spettro di luce che analizza in tempo reale gli agenti inquinanti; il secondo prevede un sistema di raccolta, elaborazione, diffusione e georeferenziazione dei dati ambientali sulla qualità dell’aria. Recentemente abbiamo già raccontato l’esperienza di misurazione della torbidità atmosferica (foschia) da parte di cittadini milanesi.

Nel campo della biodiversità sono maggiori le esperienze che si possono trovare. Il programma LIFE+ della Commissione europea ha finanziato alcuni di questi progetti:

Il progetto ARVe (Atlante dei Ropaloceri del Veneto) consiste in un’indagine collettiva dedicata al riconoscimento delle farfalle diurne che vivono nel Veneto.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna (Marine Science Group) studia le relazioni tra l’ambiente e le dinamiche della biodiversità nel Mediterraneo e nel Mar Rosso coinvolgendo in modo attivo e consapevole il pubblico nella raccolta dei dati.

Un’altra esperienza di ricerca diretta sul campo è quella prevista dal progetto internazionale La Scuola delle formiche di cui è partner italiano il Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma: lo scopo è quello di studiare la distribuzione delle varie specie di formiche che vivono in ambienti urbani.

La Lipu ha promosso il portale per aiutare le rondini che prevede la possibilità per chiunque di segnalare attraverso il sito Web la presenza di rondini ovunque si riesca a identificarne la presenza, dal giardino di casa al prato di campagna o sul tetto di un palazzo del centro storico.

L’Università del Salento-CoNISMa e la Ciesm (Mediterraean Science Commission) hanno promosso una ricerca scientifica aperta al pubblico che prevede l’avvistamento e la relativa segnalazione di meduse.

In questo contesto non si può non citare il progetto di cui è stata partner ARPAT Gionha (Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat) che prevedeva la possibilità di segnalare, tramite sito Web l’avvistamento ci cetacei.

Altre risorse:

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