Come si valuta la qualità delle acque di balneazione?

Una sintetica ma completa disamina di come viene effettuato il controllo della qualità delle acque di balneazione, alla luce della normativa europea, entrata in vigore in Italia nel 2010.

Le molteplici pressioni a cui è sottoposta la risorsa acqua ha reso necessaria l’emanazione di una serie di norme, in cui sono stati stabiliti standard e obiettivi in materia di scarichi di sostanze pericolose, acqua potabile, zone di pesca, acque destinate alla molluschicoltura, acque di balneazione e sotterranee, allo scopo di proteggere l’ambiente e la salute umana.

La norma più completa nella politica delle acque è la direttiva quadro 2000/60/CE, integrata con altre direttive quali per esempio: la direttiva balneazione (2006/7/CE), la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE) e la direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE).

La direttiva 2000/60 riguarda le acque superficiali e quelle sotterranee, i i fiumi, i laghi, le acque costiere e le «acque di transizione», deve essere perseguito l’obbiettivo minimo del “buono stato ambientale”, espressione complessiva dello stato del corpo idrico, ovvero dello stato ecologico e dello stato chimico. A tale scopo devono essere garantiti non solo bassi livelli di inquinamento chimico, ma anche sostenuta la salute degli ecosistemi acquatici.

Dal 2010, con il Decreto legislativo 30 maggio 2008 n. 116 e con la successiva pubblicazione del Decreto Ministeriale 30/3/2010 (G. U. del 24 maggio 2010 S.O. 97), l’Italia ha recepito la Direttiva europea 2006/7/CE sulle Acque di balneazione.

Con il termine “acque di balneazione” vengono indicate le acque dolci superficiali, correnti o di lago e le acque marine nelle quali la balneazione e espressamente autorizzata o non vietata.

Nello spirito della 2000/60/CE, anche la direttiva sulle acque di balneazione (2006/7/CE), prevede che tutte le acque di balneazione rientrino in una classe di qualità eccellente, buona, sufficiente e scarsa. A differenza della direttiva 2000/60/CE, la classificazione, in questo caso si basa esclusivamente su indicatori di contaminazione fecale poiché tale la direttiva balneazione è principalmente finalizzata a proteggere la salute umana dai potenziali rischi derivanti dall’ambiente. Infatti, quest’ultima viene assegnata sulla base dei risultati dei due indicatori di contaminazione fecale (Enterococchi intestinali ed Escherichia coli) relativamente a quattro anni di monitoraggio.

Il profilo ambientale previsto dalla direttiva invece, rappresenta lo strumento essenziale per individuare potenziali fonti di inquinamento e per intraprendere adeguate misure di gestione per eliminare o contenere il rischio igienico sanitario, a partire dal miglioramento ambientale. Sebbene le due direttive abbiano una base comune, che è quella di individuare le fonti di inquinamento e prevenire possibili danni all’ambiente, le finalità sono differenti poiché la Direttiva 2000/60/CE istituisce un quadro per la protezione delle acque mentre la Direttiva 2006/7/CE protegge la salute umana dai rischi derivanti dalla scarsa qualità delle acque di balneazione. Pertanto, anche le classi di qualità hanno significati diversi, che rispecchiano criteri metodologici differenti rispetto agli obiettivi da raggiungere; per esempio, un’acqua di balneazione classificata come “eccellente” potrebbe presentare delle criticità ambientali (chimiche e/o ecologiche) e quindi non trovare la stessa corrispondenza con la classificazione della direttiva quadro sulle acque. Tuttavia, il punto in comune tra le due direttiva è il profilo, che, pur considerando le caratteristiche ambientali, non influenza però la classificazione, basata esclusivamente su indicatori di contaminazione fecale.

In dettaglio, la normativa vigente stabilisce:

  • la definizione delle acque di balneazione, intese come aree destinate a tale uso e non precluse a priori (aree portuali, aree marine protette – Zona A, aree direttamente interessate dagli scarichi, ecc.). che comprendono le acque superficiali, o parte di esse, nelle quali l’autorità competente prevede che venga praticata la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione;
  • la determinazione di soli 2 parametri microbiologici da ricercare durante le analisi: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali;
  • la frequenza di campionamento mensile nell’arco della stagione balneare (da aprile fino a settembre) secondo un calendario prestabilito prima dell’inizio della stagione balneare da ogni Regione; i campionamenti possono essere effettuati non oltre quattro giorni dalla data stabilita;
  • i punti di monitoraggio fissati all’interno di ciascuna acqua di balneazione. Questo permette di poter considerare il punto di monitoraggio al proprio interno rappresentativo della qualità dell´intera area; il punto stesso può essere individuato scegliendo fra due criteri: il massimo affollamento di turisti e il maggior rischio associato;
  • la definizione dei Profili delle acque di balneazione cioè la descrizione delle caratteristiche fisiche, geografiche ed idrologiche delle acque di balneazione e di altre acque di superficie che potrebbero essere una fonte di inquinamento rilevante, ai sensi della Direttive 2006/7/CE e 2000/60/CE. Sulla base dei profili individuati si passa all’ identificazione ed alla valutazione delle cause di inquinamento che possono influire sulle acque di balneazione e danneggiare la salute dei bagnanti; (potenziale di proliferazione cianobatterica – potenziale di proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton). Qualora la valutazione delle pressioni segnali la probabilità di un rischio di inquinamento di breve durata si dovranno fornire: le previsioni circa la natura, la frequenza e la durata dell´inquinamento di breve durata, le informazioni sulle restanti cause di inquinamento, e le scadenze fissate per l´eliminazione delle cause, le misure di gestione adottate durante l´inquinamento di breve durata nonché l´identità degli Enti o delle Autorità responsabili dell’adozione;
  • la classificazione delle acque sulla base degli esiti di quattro anni di monitoraggio, secondo la scala di qualità: “scarsa, sufficiente, buona, eccellente”;
    la regolamentazione degli episodi caratterizzati da “inquinamento di breve durata“ o da “situazioni anomale”.

A cura di Marco Cosentini (Arpa Calabria) e Annarita Pescetelli (ISPRA)

2 pensieri su “Come si valuta la qualità delle acque di balneazione?”

  1. Allora per quanto riguarda i prelievi di campioni di acqua per l’analisi:
    va bene l’analisi batteriologica su due parametri di derivazione fecale Escherichia coli ed Enterococchi intestinali
    ma per l’ambiente e la salute (per esempio la pelle) ci sono tantissimi altri parametri importanti da analizzare perchè anche loro danneggiano
    • pesticidi (residui)
    • nitrati ecc (causa di ipertrofia alghe?)
    • e per esempio anche PFAS: composti chimici pericolosi per la salute dell’uomo e l’ambiente, sversati nei fiumi da industrie nel Veneto. Secondo Greenpeace l contaminazione da PFAS in Veneto è stata scoperta nel 2013 – i residui si troveranno nel mare? Ma forse solo sul fondo nel mare e dei fiumi?

  2. La normativa europea ed italiana prevede, ai fini della balneazione, il controllo di questi due parametri, e quindi ciò avviene nello stesso modo in tutti i paesi dell’Unione Europea.
    Le Arpa, però effettuano anche altri tipi di monitoraggio della qualità delle acque costiere, nei quali sono considerati molti altri parametri, sia chimici che ecologici come può verificare andando sui siti delle agenzie, ad esempio in Toscana:
    https://issuu.com/arpatoscana/docs/annuario-2016/44

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