Coming soon: il monitoraggio nazionale della biodiversità

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La biodiversità è alla base di alcune nostre tradizioni e può rappresentare l’assicurazione per il futuro. L’Italia ne è ricchissima, e per monitorarla in maniera omogenea in tutto il paese saranno presentati a Roma i manuali per le specie e gli habitat di interesse comunitario.

In vista dell’appuntamento Verso un piano nazionale di monitoraggio della biodiversità: i manuali per le specie e gli habitat di interesse comunitario, che si svolgerà all’Acquario Romano di piazza Manfredo Fanti, il 19 e 20 ottobre, abbiamo chiesto un contributo a Piero Genovesi, responsabile del Servizio Consulenza faunistica di Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente, nonché coordinatore dell’imminente evento nella capitale.

«L’Italia è un paese ricchissimo di biodiversità, grazie alla storia geologica dello stivale, che è unica: andiamo dalla cerniera delle Alpi al cuore del Mediterraneo, da habitat montani a quelli tipici delle isole, con tutto quello che c’è nel mezzo. In Europa siamo il paese con più biodiversità. Basti pensare che l’intera Gran Bretagna ha un numero di specie comparabile con quello di una sola nostra regione».

Da questa grande ricchezza scaturiscono servizi ecosistemici a favore del territorio, e quindi tutelare la biodiversità significa anche prendersi cura della qualità di acqua, aria e, più in generale, dell’ambiente in cui viviamo.

«Dopo essere stata un elemento che ha forgiato numerose delle nostre tradizioni, la biodiversità rappresenta un’assicurazione per il nostro futuro. La sensibilità dell’opinione pubblica a riguardo è aumentata, e può diventare spinta di sviluppo economico a scala locale, in un contesto europeo fortemente normato dalle grandi direttive, come quelle habitatacqueuccelli e la strategia marina. È necessario capire al meglio come evolvono le specie e gli habitat, con informazioni e dati validati che rappresentino l’effettivo andamento del nostro paese e che permettano di intervenire nella maniera più efficace, identificando prospettive future e fattori di minaccia».

Fondamentale in questa visione il ruolo di Ispra, vera e propria “lepre” sul tema per tutto il Sistema nazionale di protezione dell’ambiente. È indispensabile il monitoraggio (ossia la misura di parametri nel tempo) di specie e habitat sull’intero territorio, in maniera omogenea; non una singola fotografia, ma un lavoro portato avanti negli anni. E per riuscirci nel migliore dei modi, ecco il convegno del 19 e 20 ottobre a Roma, dove verranno presentate le basi per un monitoraggio comune.

«Da anni, come Ispra, ci stiamo sforzando di facilitare il dialogo fra i diversi soggetti che sono interessati a vario titolo dalla biodiversità: il Ministero dell’Ambiente, le Regioni e le Province autonome, il mondo accademico e della ricerca, le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Ogni comunicazione sul tema può portare ad azioni anche molto gravose per le amministrazioni, ed è indispensabile avere degli elementi condivisi da cui partire.  Dopo il Terzo rapporto, trasmesso all’Europa nel 2013, ci siamo messi al lavoro in tal senso, e nell’ultimo anno abbiamo concretizzato 3 volumi con 489 schede di monitoraggio, per tutte le specie e gli habitat di interesse comunitario presenti nel nostro paese. Ogni scheda è stata condivisa con le Regioni e le Province autonome, sarà accessibile anche da web e potrà essere utilizzata anche da chi si occupa di valutazioni di impatti sull’ambiente. Sono state concepite per fornire criteri di minima, ma scientificamente corretti, omogeneizzazione delle procedure di monitoraggio, con la possibilità di eventuali approfondimenti, dove ritenuto necessario, e l’attenzione concreta verso la reale fattibilità degli aspetti descritti. Dobbiamo continuare a lavorare per mettere insieme la mole di dati disponibile, che a volte sfugge anche agli enti competenti: l’obiettivo è arrivare ad avere un piano di monitoraggio nazionale che porti a un unico database di questa grande ricchezza nazionale che è la biodiversità».

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