Competenza e terzietà: i due pilastri del Sistema nazionale di protezione ambientale

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In un’approfondita intervista Luca Marchesi, direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia e attuale Presidente di AssoArpa, l’associazione che rappresenta le Agenzie per l’ambiente italiane, tratta di un tema controverso e cruciale, quello della competenza e terzietà di Ispra e delle agenzie ambientali regionali e delle province autonome, che, con l’entrata in vigore della legge 132/2016, il prossimo 14 gennaio 2017, andranno a costituire il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente.

Le attenzioni dei cittadini verso l’ambiente sono molto aumentate negli ultimi anni e con sempre maggior frequenza si sente parlare di qualità dell’aria, delle acque, di rifiuti, di inquinamento. Ma se l’attenzione è positivamente aumentata, dando il senso di una accresciuta coscienza ambientale, è anche vero che questi argomenti scatenano spesso decise prese di posizione o veementi polemiche che ineriscono il rapporto tra scienza e amministrazione, tra sapere e istituzioni, tra tecnica e politica. Succede un po’ ovunque, negli enti statali come in quelli regionali o comunali, coinvolgendo amministrazioni di destra, di sinistra o di “terze forze” di ogni genere. Con diretto riferimento alla questione della reale affidabilità delle informazioni, della scienza e delle tecnostrutture.

Anche gli Enti pubblici di controllo sono coinvolti in queste polemiche. Un esempio è rappresentato da Ispra e dalle Arpa, le Agenzie per la protezione dell’ambiente, di cui viene a volte messo in dubbio il ruolo di garanzia per il cittadino, in quanto sono ritenuti da alcuni enti “assoggettati” alla “politica”. Il risultato è che da un lato non viene riconosciuta l’importanza della suddivisione dei ruoli nel concorrere alla costruzione della cosa pubblica e della conoscenza; dall’altro lato – e questo è forse peggio – si instilla il tarlo della sfiducia, creando un contesto in cui le conoscenze diventano tutte relative, invece che patrimonio condiviso di una comunità.

Ne parliamo con Luca Marchesi, direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia e attuale Presidente di AssoArpa, l’associazione che rappresenta le Agenzie per l’ambiente italiane.

Marchesi, nella sua attività di amministratore di un ente di controllo come Arpa, le è mai capitato d’essere stato “tirato per la giacca”?

In effetti, nel settore dei controlli sull’ambiente questo può accadere. Da parte di diversi settori della società, spesso in conflitto tra loro, si spera talvolta di ottenere dalle Agenzie, così come da Ispra, responsi favorevoli a sostenere tesi precostituite. Oppure si pretende di insegnare a queste strutture, che sono deputate per legge al controllo ambientale, come si fanno le misure o come si interpretano i dati. In un Paese di santi, poeti, navigatori e commissari tecnici della Nazionale, si sono aggiunti oggi anche gli esperti di ambiente… Talvolta ci si trova in situazioni grottesche, anche nell’ambito della stessa vicenda! Si attaccano le Agenzie per l’ambiente quando smentiscono delle tesi preconcette e di parte, ma le si cita compiaciuti quando le confermano. Sono molti quelli che fanno un uso strumentale e intellettualmente disonesto di dati, informazioni e valutazioni.

La conoscenza dovrebbe essere sempre una cosa positiva, perché nascono questi problemi?

La generazione del web 2.0 è convinta che con quindici minuti di Wikipedia si possa diventare esperti di qualsiasi cosa. E questa illusoria disponibilità di un sapere illimitato e a buon mercato alimenta talvolta teorie complottiste e sfiducia nelle istituzioni. Ma la realtà è ben diversa. Per essere esperti di qualcosa, ad esempio di “ambiente”, bisogna essere molto preparati e altamente competenti.  Ispra e le Agenzie per l’ambiente lo sono, in quanto fondano il loro operato sull’elevato livello di competenza tecnico-scientifica dei loro operatori, su tecnologie sofisticate ed evolute, su sistemi di gestione certificati e accreditati e sul continuo confronto con la comunità scientifica nazionale ed internazionale.

La competenza tecnico scientifica è il primo fondamentale pilastro su cui si fonda l’attività del Sistema nazionale di protezione ambientale.

Andiamo per ordine: la competenza degli operatori.

Le Arpa e Ispra sono organizzazioni in cui operano migliaia di tecnici esperti, laureati e altamente specializzati, spesso con Master e PhD; che si esprimono attraverso atti professionali, che sono iscritti agli Ordini professionali e che operano spesso in stretta collaborazione con le Università e gli Enti di ricerca. Parliamo di tecnici  che si assumono personalmente, in scienza e coscienza, grandi responsabilità, apponendo la loro firma solo su atti e certificati di cui garantiscono la più elevata affidabilità dal punto di vista scientifico.

E delle tecnologie cosa ci dice?

Le Arpa sono oggettivamente diverse tra loro e lo stato della finanza pubblica, come noto, è quello che è… Dunque in taluni contesti territoriali l’adeguatezza del parco tecnologico può lasciare a desiderare o necessitare di integrazioni e miglioramenti. Ma nel complesso, le capacità di risposta analitica e di misura del Sistema nazionale di protezione ambientale sono di livello molto elevato. Parliamo di strumentazione e tecnologie di cui spesso non dispongono neppure le Università o i Centri di ricerca; lasciamo stare, poi, quanti si improvvisano quotidianamente nel ruolo di esperti…

Cosa significa essere certificati?

Ispra e le Agenzie realizzano le proprie attività secondo procedure in linea con i migliori standard nazionali e internazionali. Questo livello di adeguatezza può essere certificato da apposite Autorità tecniche indipendenti, secondo norme internazionalmente riconosciute (per esempio le norme UNI EN ISO9001, ISO17025…). Ciò comporta una verifica periodica da parte di organismi terzi e indipendenti, appartenenti al sistema nazionale ed europeo di certificazione e accreditamento.

Qual è la vostra comunità scientifica di riferimento?

Le Arpa e Ispra fanno parte di un Sistema nazionale composto da tutte le ventuno Agenzie regionali e provinciali e presieduto da Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale. Lavorano quindi costantemente in stretta sinergia, attraverso tavoli di coordinamento e di interconfronto che puntano a garantire l’affidabilità dei protocolli di lavoro ed evitare autoreferenzialità.

Inoltre, Ispra e le Arpa sono inserite in un circuito di istituzioni nazionali ed estere con cui si confrontano ogni giorno (ma davvero ogni giorno!) secondo le logiche della comunità scientifica e del confronto tra pari.

Tutto ciò a massima garanzia dell’affidabilità del loro operato, a tutela dell’ambiente e dell’interesse pubblico.

Le Agenzie e Ispra possono essere definite come organismi “terzi”, cioè svincolati dal volere del politico di turno?

Certamente. La terzietà è il secondo pilastro su cui si basa l’operato del Sistema nazionale di protezione ambientale.

L’autonomia e l’indipendenza delle Arpa e di Ispra sono garantite dalla legge, che disegna per questi soggetti un ruolo terzo in quanto supporto esperto e competente alle decisioni di policy. Alle Arpa non spetta, ad esempio, acconsentire od opporsi alle scelte di localizzazione di una infrastruttura o di un impianto industriale, né autorizzare o negare l’esercizio di una determinata attività produttiva, quanto piuttosto fornire tutte le misure, informazioni e valutazioni che consentono di comprendere quello che accade, nonché compiere le verifiche e indicare le condizioni che garantiscono la correttezza dell’esercizio delle attività.

Il nostro ruolo, come disegnato dalle norme, è quello di un ente tecnico a supporto del decisore politico, per fornire tutte le informazioni necessarie ad assumere le migliori decisioni.

Ma prima ancora che da quanto stabiliscono le leggi, l’indipendenza e le terzietà delle Agenzie e di Ispra si fondano proprio su quell’elevato livello di competenze e su quel sistema di garanzie (proprie della comunità tecnico-scientifica) che ho cercato di descrivere poco fa.

Ma i contatti con gli organi politico-amministrativi sono assidui; non è una contraddizione?

Mi preoccuperei piuttosto del contrario. Ad esempio, la Regione, nell’esercitare il suo ruolo di indirizzo, deve necessariamente conoscere lo stato dell’ambiente; e un ente locale, per esercitare le sue prerogative di controllo e di sanzione, deve conoscere le pressioni effettive sul territorio. Altrimenti questi soggetti opererebbero in maniera arbitraria e non fondata tecnicamente su ragioni oggettive. Chi fornisce ai decisori queste informazioni? Nella legislazione italiana questo ruolo è affidato in via esclusiva alle Agenzie per l’ambiente.

Deve esserci quindi collaborazione tra più soggetti. Un esempio per chiarire meglio…

Il migliore esempio è quello delle autorizzazioni integrate ambientali (Aia). La Regione può imporre ad un’azienda dei limiti alle emissioni, anche più stringenti e rigorosi di quanto previsto dalla legge. Chi altro se non Arpa può indicare i limiti e può certificare la loro osservanza? È un lavoro che parte da un serrato confronto e si consolida nella quotidianità dei monitoraggi, delle verifiche ispettive, dei rapporti di qualità.

Resta il dubbio della nomina “politica” dei vertici delle Agenzie e dell’Istituto. Cosa ne pensa?

È un dubbio legittimo. Per rispondere, però, ribalto la domanda. Chi dovrebbe farla, la nomina? Un comitato, le associazioni ambientaliste, il Ministero, i tecnici stessi delle Agenzie e dell’Istituto? O una assemblea di Sindaci? O i cittadini attraverso un sondaggio pubblico? Il punto non è chi fa la nomina, ma i criteri seguiti, che devono essere trasparenti e puntare su qualità e competenza.

È a mio avviso opportuno che la nomina dei vertici di un ente tecnico sia fatta a seguito di una trasparente procedura di evidenza pubblica di livello nazionale, puntando sulla qualità del curriculum, delle esperienze maturate e delle competenze tecniche e manageriali possedute.

Inoltre, è importante ricordare che il Direttore generale interviene sui processi organizzativi e non sulla natura tecnica delle attività, che sono realizzate sotto la responsabilità professionale dei dirigenti e funzionari di ruolo. Sono tutti professionisti di altissimo livello, che si esprimono attraverso “numeri”, calcolati con metodi scientificamente affidabili, con il sistema di garanzie previsto dall’Europa e dalla comunità scientifica internazionale. I numeri vanno accettati per quello che sono e descrivono sempre una realtà oggettiva, non politicamente orientata.

Ma alcuni cittadini avanzano talvolta dubbi sull’affidabilità e rappresentatività delle misure.

Ho spiegato prima come nel Sistema nazionale di protezione ambientale vi siano tutte le garanzie e le verifiche necessarie per operare correttamente. La nostra prima preoccupazione, come professionisti e come operatori in enti tecnico-scientifici, è quella di essere all’altezza delle sfide che la realtà ci pone e ciò si realizza con un continuo confronto con la nostra comunità tecnico-scientifica di riferimento. Dispiace constatare come alcune isolate voci talvolta mettano in dubbio l’affidabilità delle misure del Sistema, quando magari ieri ne citavano con compiacenza i dati per dimostrare una loro tesi preconcetta. L’ho già detto prima e lo ripeto: c’è bisogno anche di un po’ di onestà intellettuale.

Tutto bene quindi?

Magari lo fosse! C’è sempre da migliorare. E con la nuova legge 132/2016, appena approvata dal Parlamento e che entrerà in vigore all’inizio del 2017, abbiamo l’occasione storica di far crescere ancora e in maniera decisiva il nostro Sistema, colmando gap e lacune, nell’interesse di tutti. Ci stiamo già lavorando, con il Ministero, le Regioni, la comunità scientifica e accademica.
In questo contesto, le critiche costruttive sono sempre da accettare e da considerare. Anche questo fa parte del metodo scientifico.

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