Costruire la Rete dei laboratori accreditati Snpa: una proposta operativa

Lo studio elaborato da Snpa offre una prima risposta a quanto richiesto dalla legge 132/2016: dotare l’Italia di un sistema di laboratori che armonizzino e ottimizzino i risultati.

Il primo approccio alla definizione di un modello di “futura rete dei Laboratori del sistema nazionale Snpa” ha visto coinvolti gli esperti di diverse Agenzie e si è contestualizzato in un documento approvato dal Consiglio nazionale del Sistema nel maggio 2017. Si tratta di una prima  risposta a quanto richiesto dalla legge n.132/2016, che individua tra le diverse funzioni del sistema quella del controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento mediate attività di campionamento analisi e misura e declina all’art.12  l’organizzazione dei laboratori del Sistema nazionale in una Rete nazionale dei laboratori accreditati per armonizzare i sistemi di conoscenza e monitoraggio, anche al fine di ottimizzare la risposta alle richieste normative in termini di  efficacia e efficienza .

Il gruppo di esperti ha formulato due proposte, eventualmente perseguibili in forma di percorso progressivo, rappresentando il secondo modello proposto la possibile evoluzione del primo. Lo studio, sviluppato nell’ambito di un GdL del programma triennale 2014 -2016, si è svolto su due attività portanti:

  • La ricognizione dello stato dell’arte, a partire dall’analisi delle richieste espresse dalla normativa nazionale e europea ai laboratori del Sistema. Il focus dell’indagine è stato ricondotto alle aree manifestate dalle Agenzie come maggiormente significative in relazione alle più recenti necessità emergenti: su base “matrice”, microcontaminazione e sostanze emergenti in matrici acquose e/o aeriformi, per “tecnologia specifica”, diossine e PCB amianto e fibre minerali.
  • La partecipazione come gruppo, in coordinamento con ISPRA, al monitoraggio delle sostanze previste dalla , un obbligo legato alla applicazione della Direttiva 39/2013 e al D.Lgs. 13 ottobre 2015, n. 172  di attuazione. Il monitoraggio si è svolto utilizzando un modello a rete, sviluppato nell’ambito del Gdl, ricorrendo prioritariamente per le analisi a due laboratori capofila.

Gli elementi emersi da queste due attività sono infine stati utilizzati come input per la formulazione delle due  ipotesi di messa a sistema in forma integrata di risorse specialistiche e di supporto per le attività analitiche in campo ambientale, declinandone ove possibile anche taluni scenari per un coerente funzionamento e una sostenibile articolazione.  Infatti  lo studio, sebbene limitato  al caso descritto, ha messo in evidenza due punti  importanti, su cui si è sviluppata una approfondita discussione da parte del gruppo di lavoro: la capacità di risposta dei laboratori e il modello organizzativo della  rete.

Sul fronte della capacità di risposta dei laboratori alle richieste normative, specialmente quelle di più recente formulazione, è emerso che gli ambiti maggiormente “scoperti” riguardano la disponibilità analitica relativa alla ricerca delle sostanze emergenti. La nuova frontiera dei laboratori è quella delle tecnologie innovative e della massima automazione possibile, aspetti  di forte impatto sull’aggiornamento e adeguamento delle risorse strumentali e umane coinvolte. Per quanto riguarda l’organizzazione tra i laboratori le tematiche che si sono rivelate di maggiore impatto e che necessitano di interventi di definizione più urgenti sono quelle collegate alla comunicazione tra i diversi soggetti, alla gestione e trasporto dei campioni, alla tariffazione e allo sviluppo di metodi.

Tema prioritario da affrontare è quello delle risorse tecniche da mettere in campo, cui si lega strettamente il tema delle risorse economiche da considerare, ovvero il livello dei centri di spesa che si vogliono individuare. Pur mantenendo infatti il principio della generale invarianza economica imposta dalla legge per l’implementazione del sistema, si dovrà comunque definire con quali specifiche risorse economiche il sistema a rete dei laboratori si sostiene per parte tecnica e chi gestisce tali risorse.

Eventuali finanziamenti che venissero erogati a livello di SNPA non potranno non creare obblighi erogativi, trasformando il concetto di sussidiarietà in forma non più puramente volontaristica.

Due le ipotesidiversi centri di spesa decentrati in forma concordata e soggetta a composizione di bilancio condiviso o una gestione unica e centralizzata previa individuazione di voci di spesa “ad hoc per la rete” con formazione di un unico bilancio.

Definito il modello organizzativo resta da comporre in via prioritaria  la declinazione di quadri analitici coerenti ed unitari per le voci LEPTA a catalogo, a partire dalle analogie e differenze in essere tra le Agenzie e in collaborazione con gli utenti territoriali, perseguendo la definizione di un catalogo nazionale delle prestazioni e la creazione di una base comune delle conoscenze .

PRIMA FASE DEL PERCORSO: ipotesi dello “scenario flessibile”

Il sistema dei laboratori viene visto in termini funzionali come sistema unico.

Il modello prevede un riferimento unico per ogni Agenzia (unico soggetto fisico) che sia funzionalmente responsabile di rispondere alla rete in termini generali, fungendo da interlocutore interno alla propria Agenzia sul  tematismo di laboratorio mediante interfacciamento entro il proprio ente con tutte le strutture e funzioni interne necessarie. Tale soggetto sarà quello deputato a condividere le decisioni, a manifestare le disponibilità, a richiedere i supporti. Ogni Agenzia potrà liberamente individuare tale soggetto e necessariamente un suo sostituto, prescindendo da funzioni gerarchiche o da strutture organizzative in quanto il rappresentante individuato dovrà essere il più indicato nella realtà specifica della Agenzia singola.

Nella naturale condizione agenziale allo stato, per esempio, si potrebbe indicare il direttore dei sistemi di laboratorio, ove esistente, un responsabile di laboratorio, il responsabile di struttura centrale incaricata della gestione del tematismo di indirizzo per i laboratori ecc ecc, purché venga assolto il ruolo di effettivo unico responsabile relazionale e unico “nodo fisico” della rete per la propria agenzia.

Il coordinamento della rete, invece, potrebbe essere assunto da un gruppo o comitato o segreteria tecnica di indirizzo, individuato dal Direttivo Nazionale e comprendente tre/quattro rappresentanti al massimo di agenzie e ISPRA. Auspicabile che nel comitato di indirizzo siano rappresentati ambiti anche diversi delle varie attività di laboratorio.

Le prime azioni possibili potrebbero essere:

  • compiuta definizione della connotazione di “rete accreditata”, in particolare circa le attribuzioni cui l’aggettivo “accreditata” si deve riferire nel nuovo contesto operativo; ISO 17025 potrebbe essere solo una parte del tema, ci sono inoltre le certificazioni BPL, le azioni Reach ecc ecc. Andrà definito quali strutture operano in taluni ambiti specifici, sempre considerando che lo schema deve mantenersi il più possibile flessibile
  • rapporti con Accredia (impostazione di strategie comuni, rafforzamento del ruolo delle Agenzie nei rapporti con l’Ente unico nazionale di accreditamento, anche mediante azione in ambito di Comitato di Coordinamento Ispra-Accredia)
  • facilitazione dell’accreditamento in campi/aree ancora scoperti, individuando alcuni laboratori di riferimento, a presidio almeno nazionale di tutti gli ambiti;
  • definizione della numerosità dei campioni che annualmente si potranno gestire in forma sussidiaria entro la rete, per matrice e problematica analitica;
  • implementazione di un database metodi, a partire da nuove metodiche implementate, a costituire un catalogo nazionale;
  • raccolta e valutazione delle istanze, costruzione dei percorsi di sussidiarietà caso per caso;
  • gestione delle necessità emergenti per aspetti non ancora trattati dai laboratori, pianificazione, monitoraggio delle fasi di implementazione delle nuove attività;
  • definizione, a seguito di approfondimenti, degli ambiti di possibile centralizzazione: acquisti di materiali correnti, approvvigionamento di CRM, gestione del trasporto campioni,
  • definizione di modalità di rendicontazione/”tariffazione” in forma univoca per le azioni di sussidiarietà interna di rete

Le proposte della segreteria tecnica verranno vagliate dal Direttivo Nazionale e una volta divenute operative verranno attivate, con monitoraggio delle azioni a cura della stessa segreteria tecnica.

SECONDA FASE DEL PERCORSO: ipotesi dello scenario fisso

Le funzioni sopracitate (referenti unici di Agenzia per i laboratori e segreteria tecnica) individuano in modo definito quali laboratori agenziali sono deputati ad operare su temi specifici. Quantificano le potenzialità in termini di carichi di lavoro annuali sostenibili e valutano la capienza residua a supporto della sussidiarietà richiesta. Propongono l’elenco individuato al Consiglio Direttivo Nazionale.

Lo schema risulta simile a quello dei cosiddetti “centri di riferimento nazionali”, già percorso nel passato. Ogni centro di riferimento o in alternativa ogni Agenzia, in forma di funzione unica, deve individuare un referente.

In tale scenario si potrà rendere necessario eventualmente il potenziamento di talune strutture operative in modo da adeguarle alla richiesta nazionale. All’atto della definizione di strutture fisse deputate a uno specifico tipo di supporto analitico specialistico si assisterà infatti inevitabilmente alla manifestazione dei cosiddetti “bisogni inespressi”, che non trovando soddisfazione ad oggi nei singoli ambiti agenziali potrebbero esponenzialmente crescere necessitando un corretto dimensionamento, anche prospettico, sin da subito.

Ad approvazione della costituzione di una rete fatta dai diversi centri seguirà una fase di adeguamento/assestamento dei carichi di lavoro, che dovrà essere presidiata e monitorata da un comitato centrale. Su programmazione annuale, o ove non possibile su emergere delle necessità, le attività vengono assegnate ai centri individuati.

Questo secondo modello che si adatta probabilmente a situazione già matura e definita potrebbe risultare eccessivamente rigido per le esigenze iniziali di esordio di un nuovo sistema nazionale chi si avvia ora alla costituzione. Rappresenterà tuttavia la definizione schematica dell’evoluzione del primo modello trattato.

I temi relativi ai servizi di tipo centralizzato, quali catalogo prestazionale, approvvigionamenti, trasporti, ecc divengono in questo tipo di modello auspicabilmente da far convergere a soluzione unica, secondo tempistiche possibili.

I componenti del GDL individuano come scelta più opportuna, ai fini dell’attivazione iniziale di una rete, l’ipotesi di percorrere lo scenario flessibile onde convergere con maggiore definizione di campo verso un successivo scenario fisso

Pierluisa Dellavedova (ARPA Lombardia) e Maria Gabriella Simeone (ISPRA)

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