Degani, verso gli Stati generali dell’educazione ambientale a novembre

degani_carta_identita

AmbienteInforma dedica il focus del numero di questa settimana al tema dell’educazione ambientale e alla sostenibilità. Abbiamo intervistato Barbara Degani, sottosegretario del ministero dell’Ambiente, la quale, tra le deleghe a lei conferite, ha il coordinamento delle attività del Ministero in materia di educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile e di tutela della biodiversità anche nel settore del turismo, ivi comprese quelle svolte in campo scolastico in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca.

Come nasce l’idea di organizzare gli Stati generali dell’educazione ambientale il prossimo mese di novembre?

Il lavoro del Ministero sull’educazione ambientale è stato il primo atto concreto che mi ha visto in prima linea all’indomani del mio insediamento. Assieme al ministro abbiamo condiviso un percorso, con il Miur, che ha prodotto l’aggiornamento delle Linee guida sull’educazione ambientale che non avveniva dal lontano 2007. Un primo grande risultato lo abbiamo ottenuto con il riconoscimento dell’importanza e del valore dell’educazione ambientale che ha fatto ufficialmente il suo ingresso all’interno del programma scolastico nel decreto Buona Scuola dedicando ore formative per l’insegnamento alla cittadinanza attiva, responsabile e sostenibile.

Educare gli italiani, i nostri figli e noi stessi, alla sostenibilità significa attivare processi virtuosi di cambiamento complessivo dei comportamenti e degli stili di vita. Un nuovo approccio all’ambiente fondato sulla sfera valoriale prima che su quella cognitiva. Per fare ciò da un lato è importante valorizzare le reti locali per l’educazione ambientale, dall’altra è necessario indicare i princìpi guida e le priorità tematiche globali da declinare nei contesti in cui si agisce. Da qui l’idea di continuare su questa strada e dedicare a questo tema importante il nostro evento più importante.

L’ultimo appuntamento nazionale sul tema fu 16 anni fa. Qual è oggi il quadro dell’educazione ambientale in Italia? Chi si occupa di queste tematiche e come?

Fino ad oggi il tema dell’educazione ambientale era lasciato alla sensibilità dei singoli docenti, che hanno fatto, in alcuni casi un ottimo lavoro, ma purtroppo non esistendo un programma strutturato e delle linee guida aggiornate, non omogeneo in tutta Italia. Grande e apprezzato è stato anche il lavoro svolto dalle varie associazioni che hanno sviluppato nel corso di questi anni sensibilità ambientali crescenti e le hanno trasferite alla società.

E’ prioritario oggi valorizzare e mettere a sistema le numerose eccellenti esperienze di educazione allo sviluppo sostenibile, realizzate negli ultimi anni a livello locale da diversi e qualificati attori. I ministeri dell’Ambiente e dell’Istruzione devono invece, a mio avviso, riprendere il ruolo di regia e coordinamento in materia di educazione allo sviluppo sostenibile non solo indicando la strada da seguire, ma costruendo insieme nuovi percorsi del sapere, nuovi modelli educativi.

Un altro obiettivo, altrettanto ambizioso, sta nell’individuare il tragitto educativo allo sviluppo sostenibile, affinché questo sia sempre più integrato e convergente nei percorsi curricolari specifici dei diversi ordini e gradi di istruzione.

Alla luce della nuova legge che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa), pensa si possano rilanciare gli accordi Stato-Regioni sull’educazione ambientale, sottoscritti nel 2000 e 2007, e che i compiti della Rete Infea, prevista in quegli accordi, possano essere assunti dall’organizzazione a rete del Snpa?

L’attività in materia di educazione ambientale svolta negli anni passati e il ruolo esercitato dalla Rete Infea costituiscono l’eredità che ho trovato al ministero dell’Ambiente quando mi sono insediata e ho cominciato a occuparmi di questa materia, una realtà in verità molto disomogenea e frammentata. Alla luce di questo sono convinta che è urgente aprire un tavolo di confronto con le Regioni e, laddove si sono sviluppate delle eccellenze, con le Agenzie regionali di protezione ambientale per trovare un forte coordinamento e indirizzo in maniera da rendere sempre più efficaci le azioni di educazione ambientale.

Detto questo appare chiaro che in quella sede potrà essere in considerazione di avvalerci di una organizzazione “a rete” come quella del Snpa in cui ci sono realtà che hanno maturato esperienze importanti in tema di educazione ambientale.

Nell’ambito delle deleghe a lei conferite dal ministro dell’Ambiente, cosa si aspetta dal Sistema?

Personalmente ritengo che il Snpa è uno degli elementi più importanti e qualificanti della norma in quanto può contribuire a rendere ulteriormente significativa l’attività del ministero dell’Ambiente in tema di sostenibilità ambientale che rappresenta uno dei principali nodi da affrontare se veramente vorremo garantire al nostro paese una crescita compatibile e durevole.

L’approvazione della legge che riforma le agenzie potrà darci una mano in questo senso in quanto conoscenza, trasparenza, indipendenza sono caratteristiche importanti per garantire regole certe, investimenti sicuri e tutela dei cittadini. La costruzione di un Sistema a rete che consentirà uno scambio continuo di informazioni, la definizione di livelli minimi di prestazione tecnica ambientale uguali su tutto il territorio nazionale, il riconoscimento dell’ufficialità del dato ambientale sono tutti elementi qualificanti della norma che possono contribuire a migliorare la tutela dell’ambiente e a realizzare uno sviluppo economico eco-compatibile.

Ritengo personalmente che in tema di educazione e informazione ambientale, materie di mia competenza, il Snpa potrà essere funzionale a quella volontà dichiarata di rendere più omogenea e coordinata l’attività. Mi aspetto pertanto che si possa lavorare d’intesa verso obiettivi comuni per garantire il miglior servizio ai cittadini italiani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *