Elettromagnetismo, nuove risorse per controlli e raccolta dei dati in Italia

 

Un decreto del ministero dell’Ambiente (DD 72/2016) conferisce nuove risorse al lavoro del Sistema sull’elettromagnetismo e garantisce più controlli, nuove strumentazioni e miglior raccolta dei dati.

A livello nazionale, le principali sorgenti di campo elettromagnetico che nel tempo hanno evidenziato delle criticità ambientali, tali da essere oggetto di studio e controllo da parte degli enti istituzionali competenti, sono rappresentate dagli impianti a radiofrequenza (impianti radiotelevisivi e stazioni radio base) e dagli elettrodotti (linee elettriche e cabine di trasformazione primarie e secondarie). Soprattutto le Stazioni radio base per la telefonia mobile e alcune tipologie di elettrodotti, quali linee elettriche con tensione 132 kV e 150 kV e le cabine di trasformazione secondarie, vengono installate in ambienti fortemente antropizzati e questo ha comportato negli anni diverse problematiche dal punto di vista dell’impatto ambientale e sociale.

Sono ancora numerose le criticità che caratterizzano il reperimento delle informazioni relative agli impianti in oggetto e la qualità dei dati, soprattutto per gli impianti radiotelevisivi che sono per lo più esistenti sul territorio nazionale da diverso tempo, avendo avuto una diffusione incontrollata negli anni ’70-’80 per la mancanza di una regolamentazione specifica a livello nazionale. Altri fattori che alimentano queste criticità sono da ritrovarsi nei ritardi sull’attuazione di precisi dettati normativi per la fornitura dei dati da parte dei gestori degli impianti in oggetto, disponibilità di strumenti di raccolta e gestione dei metadati a livello locale, mancanza di risorse umane, strumentali e finanziarie dedicate alle attività che ruotano intorno al controllo e monitoraggio di tali sorgenti elettromagnetiche.

Nei venti anni trascorsi dalla nascita delle ARPA/APPA ad oggi, il Sistema Agenziale ha dimostrato di avere la potenzialità per essere un valore aggiunto nell’implementazione di un sistema di controllo ambientale efficace. A partire dal 1997, infatti, c’è stata una forte e costante interazione tra MATTM, ISPRA e ARPA/APPA nel settore dei campi elettromagnetici (Linee Guida applicative, Guide tecniche, Metodologie di calcolo/misura etc…). Inoltre, con l’emanazione della legge 28 giugno 2016, n. 132, che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente, si dispone che i controlli, i monitoraggi, la raccolta dei dati siano in capo al Snpa.

Proprio alla luce di questo quadro ambientale piuttosto critico che caratterizza il settore dei campi elettromagnetici, il Ministero dell’ambiente, nell’ambito del DD 72/2016, ha stabilito di impegnare dei finanziamenti importanti su attività che sostanzialmente rientrano tra i compiti istituzionali delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e che, però, nel tempo hanno manifestato delle evidenti problematiche legate proprio alla carenza di risorse umane, strumentali ed economiche.

Il Programma CEM di cui al decreto direttoriale succitato (consultabile al seguente link http://www.minambiente.it/pagina/programma-di-contributi-cem) rientra nel finanziamento di progetti/interventi/azioni finalizzati all’elaborazione dei piani di risanamento, alla realizzazione/gestione dei catasti elettromagnetici regionali (CER), in coordinamento con il Catasto elettromagnetico nazionale (CEN), e all’esercizio delle attività di controllo e monitoraggio come da L.Q. 36/2001. Le risorse disponibili a favore delle Regioni per le finalità del Programma succitato ammontano a complessivi 8.967.316,00 euro, suddivisi tra le stesse sulla base di criteri stabiliti dal MATTM e da ISPRA che tengono conto dell’estensione del territorio e della popolazione ivi residente nonché dell’estensione chilometrica delle linee elettriche e della presenza di impianti a radiofrequenza. Gli importi per Regione vanno da un massimo di 1.183.237,29 euro, destinati alla Regione Lombardia, ad un minimo di 108.053,23 euro, destinati alla Regione Valle d’Aosta.

Secondo quanto disposto dal DD 72/2016, ad ISPRA è affidato il ruolo di supporto tecnico al MATTM per la valutazione delle istanze pervenute nonché per le successive fasi di monitoraggio e di valutazione delle conclusioni.

Alla luce di quanto disposto dalla Legge 132/2016 e dal DD 72/2016, ISPRA e le ARPA, quasi tutte coinvolte dalle proprie Regioni nella predisposizione dei progetti da sottoporre al MATTM, hanno ritenuto opportuno confrontarsi per analizzare i vari aspetti del provvedimento, nonché per individuare temi di interesse comune e così, da un lato, dare omogeneità alle attività a livello nazionale, dall’altro agevolare l’attività di valutazione e approvazione dei progetti stessi da parte del MATTM con il supporto di ISPRA.

Gli esiti del confronto interno al SNPA sono stati condivisi con le Regioni, sottoponendo alla loro attenzione e valutazione alcune proposte da intendersi come possibile traccia su cui poter articolare o finalizzare i vari progetti.

Attualmente il MATTM sta ultimando di analizzare i progetti pervenuti dalle varie Regioni sulla base delle relative valutazioni tecniche effettuate da ISPRA. Le linee di attività più ricorrenti sono state quelle relative all’esercizio dell’attività di controllo e monitoraggio e alla realizzazione e gestione, in coordinamento con il Catasto Nazionale istituito con DM 13 febbraio 2014, di un catasto regionale delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, al fine di rilevare i livelli dei campi stessi nel territorio regionale, con riferimento alle condizioni di esposizione della popolazione. Questo trova la spiegazione proprio nelle criticità riportate in premessa i cui effetti (diretti e indiretti) ricadono principalmente su queste due linee di attività.

Secondo quanto emerge dai progetti in esame, l’attività di controllo riguarderà impianti di radio telecomunicazione ed elettrodotti; i siti da controllare saranno scelti sulla base dei criteri, condivisi dal SNPA, che verranno adottati al fine di individuare le situazioni maggiormente critiche sul territorio regionale. Principalmente verranno individuate e analizzate sul campo nuove situazioni di criticità sulla base di esposti ricevuti, analisi della documentazione esistente, segnalazione degli Enti Locali o di Enti preposti al controllo sul territorio e verranno verificate le criticità già note con aggiornamento dei dati disponibili, nonchè identificazione delle azioni necessarie alla eventuale mitigazione dei livelli di campo, tramite riconduzione a conformità degli impianti.

Nell’ambito di tale attività è stato possibile prevedere l’acquisto di strumentazione adatta ad effettuare le misurazioni, sia in alta che in bassa frequenza. La necessità di adeguare le catene strumentali nasce dal fatto che l’evoluzione tecnologica ha portato all’introduzione dei segnali di quarta generazione per la telefonia mobile (LTE), caratterizzati da modulazioni e frequenze differenti rispetto ai segnali delle generazioni precedenti (seconda GSM e terza UMTS) e alla diffusione di impianti per servizi a banda larga (WiMax) che impiegano frequenze maggiori rispetto a quelle finora adottate nel settore delle telecomunicazioni. Inoltre, le recenti modifiche alle modalità di controllo e monitoraggio, introdotte dal D.L. 179/2012 e dalla L. 221/2012, richiedono che le misure puntuali selettive siano effettuate tramite analisi dei segnali, sia nel dominio delle frequenze, sia nel dominio dei codici, ed i monitoraggi siano condotti almeno nelle 24 ore e, per necessità di distinguere i contributi dei vari segnali, con centraline selettive.

Al fine di predisporre un progetto relativo alla realizzazione/gestione del Catasto Elettromagnetico Regionale (CER), sulla base delle disposizioni del DD 72/2016, è stato necessario tenere presente quanto è accaduto nell’ambito della istituzione del Catasto elettromagnetico nazionale (CEN) e le criticità che si sono presentate negli anni, dalla emanazione della legge quadro 2001 ad oggi.

Tra i diversi compiti che la legge quadro n.36/2001 attribuisce allo Stato figura l’istituzione del catasto nazionale delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali interessate, al fine di rilevare i livelli di campo presenti nell’ambiente (art.4 comma c).

Il 13 febbraio 2014 è stato emanato il decreto ministeriale di istituzione del catasto in oggetto, a valle di un processo di confronto tra l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che ha avuto apposito mandato dal Ministero dell’Ambiente, e le Agenzie Regionali e Provinciali per l’Ambiente (ARPA/APPA), iniziato diversi anni fa, al fine di definire e condividere le specifiche tecniche per la realizzazione del Catasto stesso. Tali specifiche sono attualmente contenute nell’allegato tecnico del DM succitato, denominato “Il Catasto nazionale delle sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico. Definizione della Base Dati”.

Il Catasto Elettromagnetico Nazionale (CEN) opera in coordinamento con i diversi Catasti Elettromagnetici Regionali (CER) (come dispone l’art. 7 comma 1 della legge quadro succitata) e tutti devono necessariamente contenere le stesse informazioni minime per alimentarsi a vicenda, secondo le modalità che il decreto istitutivo del Catasto nazionale stabilisce.

La presenza, in diverse Regioni, di catasti regionali o archivi informatizzati già operativi e contenenti un gran numero di informazioni sulle sorgenti di campo elettromagnetico, ha costituito una premessa fondamentale per la realizzazione di una base dati condivisa attraverso cui far dialogare i vari CER con il CEN.

Attualmente, non tutte le Regioni sono provviste di un proprio catasto regionale e, a volte, anche lo stesso processo di allineamento dei dati e delle informazioni da raccogliere a livello nazionale solleva non poche problematiche.

Questa logica di rete, su cui si è basata l’attività di sviluppo del Catasto elettromagnetico nazionale negli anni, è stata formalizzata dalla recente legge n. 132/2016 “Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”. L’art.12 del provvedimento dispone che l’ISPRA provveda, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, alla realizzazione e alla gestione del Sistema informativo nazionale ambientale (SINA), avvalendosi di poli territoriali costituiti da punti focali regionali (PFR), cui concorrono i sistemi informativi regionali ambientali (SIRA) e la cui gestione è affidata alle agenzie territorialmente competenti. Il SINA, i PFR e i SIRA costituiscono la rete informativa nazionale ambientale denominata SINAnet. […] Il Sistema nazionale concorre alle attività promosse e coordinate dall’ISPRA per la catalogazione, la raccolta, l’accesso, l’interoperabilità e la condivisione, anche in tempo reale, dei dati e delle informazioni geografiche, territoriali e ambientali generati dalle attività sostenute, anche parzialmente, con risorse pubbliche. Tali dati e informazioni devono essere forniti in forma libera e interoperabile.

Lo stesso decreto direttoriale “Programma di contributi per esigenze di tutela ambientale connesse alla minimizzazione dell’intensità e degli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” fornisce, nell’allegato C, le modalità per la realizzazione di un catasto regionale delle sorgenti di campo elettromagnetico che devono essere seguite confrontandosi con quanto già esistente come specifiche tecniche relative all’architettura hardware, software e collegamenti ETL, personalizzando il tutto secondo le specifiche esigenze a livello territoriale. Nella progettazione del Catasto Elettromagnetico Regionale, quindi, è necessario tenere presente che i dati che periodicamente dovranno essere caricati nel CEN, attraverso gli ETL, sono quelli rappresentati nell’Allegato Tecnico al DM 13/02/2014. Inoltre, il soggetto detentore dell’informazione (Regione, ARPA etc…) provvede all’esposizione dei dati necessari al catasto nazionale tramite degli XML Web Services. Il Catasto Nazionale, avvalendosi di opportune procedure ETL (Estrazione, Trasformazione/Adattamento e Caricamento), provvede all’alimentazione del proprio catasto. La stessa procedura va seguita qualora il flusso delle informazioni sia dal catasto nazionale a quello regionale. Altra questione da evidenziare per lo svolgimento dell’attività in oggetto è quella relativa al processo di validazione dei dati presenti all’interno dei CER. Negli anni sono emerse problematiche riguardo, ad esempio, la corretta localizzazione degli impianti a radiofrequenza, in quanto i sopralluoghi random effettuati dal personale tecnico delle ARPA hanno rilevato spesso incongruenze, tra quanto dichiarato dai gestori degli impianti in oggetto e quanto realmente esistente sul territorio. Questo necessita di un’azione mirata per la validazione dei dati.

La fase di popolamento dei vari CER presenta, infine, una criticità legata all’emanazione (non ancora avvenuta) dei decreti sulle modalità di inserimento dei dati nel catasto elettromagnetico nazionale, che, inevitabilmente, condiziona lo svolgimento della Fase 6 dell’Allegato C del Decreto ministeriale in oggetto.

In conclusione, il Programma CEM, di cui al decreto direttoriale 72/2016, ha attivato delle azioni necessarie e mirate su ambiti particolarmente importanti, che vanno incontro alla necessità da parte degli enti locali competenti di migliorare la base conoscitiva sulle caratteristiche delle sorgenti elettromagnetiche oggetto di attività di controllo e del relativo impatto ambientale, anche favorendo la realizzazione e gestione dei CER in coordinamento con il CEN.

(a cura di S. Curcuruto, D. Atzori, M. Logorelli, ISPRA)

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