Emilia-Romagna, il controllo sul decommissioning di Caorso

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La Regione Emilia-Romagna ha costituito nel 2013 una commissione tecnica 
di supporto per il decommissioning della centrale nucleare di Caorso (Piacenza). Molteplici le attività portate avanti, anche con il supporto di Arpae, con l’obiettivo di garantire una gestione in massima sicurezza dei rifiuti e delle attività di smantellamento in generale.

La centrale nucleare di Caorso, la più grande d’Italia con una potenza di 860 MW, è stata progettata e realizzata nei primi anni Settanta dal raggruppamento Enel-Ansaldo Meccanica Nucleare-Getsco. La centrale, di tipo Bwr (Boiling Water Reactor), appartiene alla seconda generazione di impianti nucleari. Il collegamento con la rete elettrica nazionale è avvenuto nel maggio del 1978; l’esercizio è iniziato nel dicembre 1981.

Nell’ottobre 1986 l’impianto è stato fermato per la periodica ricarica del combustibile e non è stato più riavviato, anche a seguito dell’esito del referendum sul nucleare del 1987. L’impianto, nel suo pur breve periodo di esercizio, ha prodotto circa 29 miliardi di kWh. Nel 1990 è stato deciso di fermare definitivamente l’esercizio commerciale della centrale e garantire il mantenimento in sicurezza delle strutture e degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente attraverso la “custodia protettiva passiva”.

Nel 1999 Sogin, divenuta proprietaria della centrale, cambiò strategia con l’obiettivo di realizzare il decommissioning in un’unica fase o accelerato.
Nel giugno 2010 si è concluso il trasferimento in Francia dei
1.032 elementi (109 tonnellate ) di combustibile irraggiato che erano stoccati nella piscina dell’edificio reattore, per il loro riprocessamento. Le attività di allontanamento del combustibile erano iniziate nel dicembre 2007. Al termine del riprocessamento del combustibile i residui (circa 8 tonnellate) torneranno in Italia, al 2025, per essere sistemate nel Deposito nazionale.

Con decreto Mise del febbraio 2014 viene autorizzata la disattivazione accelerata della centrale di Caorso che, secondo una recente riprogrammazione delle attività di Sogin, dovrebbe consentire di raggiungere le condizioni di brown field tra il 2028 e il 2032. La condizione di brown field prevede che sul sito rimangano temporaneamente i rifiuti radioattivi prodotti dal decommissioning custoditi in sicurezza in appositi depositi temporanei, in attesa del trasferimento al deposito nazionale; solo allora il sito sarà libero di vincoli radiologici (condizione di green field).

In tutti questi anni, la Regione Emilia- Romagna è stata un soggetto attivo nei confronti della centrale nucleare di Caorso, in particolare, attraverso:
controlli ambientali di Arpa Piacenza sul sito, avviati nel 1982, e durante le fasi di trasferimento all’estero del combustibile irraggiato dal 2007 al 2010
– espressione del parere per il rilascio del decreto di compatibilità ambientale delle attività di decommissioning
– espressione del parere sulla non assoggettabilità a Via circa l’aggiornamento delle modalità di gestione dei rifiuti radioattivi e relativo stoccaggio provvisorio in sito
– espressione del parere per il rilascio dell’autorizzazione Mise al decommissioning accelerato
– istituzione, nel 2013, di una Commissione tecnica di supporto in materia di decommissioning
– organizzazione nel settembre 2015 di un convegno nazionale sul decommissioning di Caorso e la gestione de rifiuti radioattivi
– istituzione del Tavolo della trasparenza per il decommissioning di Caorso.

Nell’articolo pubblicato su Ecoscienza 3/2016 sono presentate le attività svolte dalla Commissione tecnica di supporto in materia di decommissioning della centrale elettronucleare di Caorso e di gestione dei rifiuti radioattivi in campo medico, istituita dalla Regione Emilia-Romagna nel 2013.

Leggi l’articolo integrale di Sandro Fabbri, presidente della Commissione regionale decommissioning Caorso, su Ecoscienza 3/2016, servizio rifiuti radioattivi

Altre risorse

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