AMBIENTE URBANO – Fattori sociali ed economici

In Italia, al 31 dicembre 2015, risiedono 60.665.551 persone con un saldo complessivo negativo pari a 130.061 unità. Una diminuzione consistente, per la prima volta negli ultimi novanta anni. La diminuzione della popolazione residente ha interessato 87 dei 116 Comuni oggetto di studio. I dati del rapporto nazionale Qualità dell’ambiente urbano.

Al centro del rapporto Qualità dell’ambiente urbano vi è la città, contesto territoriale dove sempre più si sta concentrando la popolazione mondiale. Studiare l’ambiente urbano richiede la conoscenza di tutte le sue componenti abiotiche, biotiche e antropiche, e del sistema di relazioni che si instaura tra tali componenti. E’ evidente, quindi, come le indagini in questo campo siano strettamente correlate con le tematiche di ricerca socio-ambientale relative alla “qualità della vita”. Si tratta di ambiti di indagine scientifica diversi che hanno, tuttavia, molti punti di intersezione e condividono, tra l’altro, un approccio metodologico di integrazione (trattazione di fenomeni aggregabili statisticamente e uso di modelli integrati e schemi di riferimento sistemici) e di differenziazione (variabili e indicatori specifici delle scienze naturali e di quelle sociali).

Gli stessi concetti di “vita” e di “ambiente” comprendono aspetti bio-fisici e sociali. Il percorso logico non può che condurci, pertanto, allo studio dell’ambiente in termini di analisi quantitativa e qualitativa delle diverse forme di insediamento urbano in relazione allo stato delle matrici ambientali, per conoscere e prevenire i possibili effetti significativi (su di esse) prodotti dalle attività antropiche. In altri termini, focalizzare l’attenzione sulle variabili che influenzano le relazioni tra sistema sociale locale e ambiente fisico e sulla capacità dell’ambiente di assorbire e reagire ai fattori di turbamento, comporta un approccio basato sulla conoscenza e sulla valutazione degli effetti materiali e immateriali dell’agire umano.

Per comprendere la centralità degli indicatori demografici ed economici, basti riflettere su come gran parte degli inquinanti atmosferici derivi dal riscaldamento e dal traffico, gran parte degli inquinanti idrici e del terreno provenga dai rifiuti solidi e liquidi delle città, gran parte del consumo delle risorse naturali derivi dalla produzione di energia e di beni e servizi, e così via.

La stessa pianificazione, che gioca un ruolo essenziale nell’uso del suolo in una visione globale sia dello sviluppo sia della conservazione dell’ambiente e del territorio, non può prescindere dallo studio degli indicatori che sono analizzati nel capitolo 1 Fattori sociali ed economici.

In Italia, al 31 dicembre 2015, risiedono 60.665.551 persone con un saldo complessivo negativo pari a 130.061 unità. Una diminuzione consistente, per la prima volta negli ultimi novanta anni. A tale variazione negativa fa riscontro un flusso in entrata dall’estero che cresce solo dello 0,9% mentre le emigrazioni crescono di quasi l’8%. La diminuzione della popolazione residente ha interessato 87 dei 116 comuni oggetto di studio, e i decrementi più consistenti in valore assoluto sono stati registrati a Roma (-7.290) e a Torino (-6.244).
Al contrario gli incrementi più consistenti si sono riscontrati a Milano (8.696), Parma (2.552). L’incidenza dei cittadini stranieri è massima nei Comuni capoluogo di provincia di Milano, Brescia, Prato e Piacenza dove più di 18 residenti su 100 sono stranieri.

Anche nel 2015, la densità della popolazione è più alta a Napoli (8.184 abitanti per km2), seguita da Milano (7.408 abitanti per km2) e Torino (6.850 abitanti per km2). Di contro, troviamo valori inferiori a 100 a Tempio Pausania (68 abitanti per km2), Villacidro (77 abitanti per km2) ed Enna (78 abitanti per km2).

Si conferma anche la maggiore presenza della componente femminile: 9.547.231 donne, pari al 52,4% del totale, e 8.670.368 uomini, pari al 47,6% del totale, mentre il rapporto di mascolinità risulta pari a 90,8, inferiore al valore nazionale che è pari a 94,4. Le città dove il rapporto di mascolinità presenta i valori più bassi sono: Siena (85,6), Udine (86,2), Biella (86,7), Sondrio (86,9), Cagliari (87,2), mentre i valori più alti si riscontrano a: Crotone (99,2), Villacidro (99,0), Olbia (98,9), Barletta (98,5), Trani (97,8) ed è sbilanciato a favore della componente maschile solo a Tempio Pausania con un valore pari a 100,1.

Prosegue anche la riduzione della popolazione con meno di 15 anni e, in modo consistente, quella della popolazione in età attiva. L’indice di dipendenza strutturale – che esprime il carico sociale ed economico teorico della popolazione in età attiva – varia da 43 di Olbia a 68 di Savona (valori superiori a 50 indicano una situazione di squilibrio tra generazioni).

In estrema sintesi, dall’analisi dei dati demografici emergono le seguenti specificità dei principali comuni italiani:

  • nel comune di Roma, il più esteso dei comuni italiani, risiede circa il 5% della popolazione italiana
  • Genova presenta un elevato indice di dipendenza anziani e un basso tasso di crescita naturale
  • Torino e Milano presentano un’elevata incidenza della popolazione straniera residente sul totale della popolazione residente insieme ad un’elevata densità della popolazione
  • Napoli e Palermo presentano un’elevata densità, accompagnata da una bassa incidenza della popolazione straniera e da una popolazione più giovane.

Dal punto di vista economico di segno positivo, anche per il 2015, è il tasso di crescita delle imprese (0,2 punti percentuali in più rispetto al 2014) che, grazie al saldo positivo di 45 mila nuove imprese, a livello nazionale ha raggiunto lo 0,7%. I nuovi imprenditori “under 35” hanno contribuito con 66.202 nuove unità, 32.000 sono quelle create dagli stranieri e 14.300 dalle donne.

Questo saldo positivo è dovuto al leggero aumento del tasso di natalità che è stato pari al 6,2% e alla leggera diminuzione del tasso di mortalità che è stato pari al 5,4%. Rispetto al 2014 il tasso di crescita è aumentato in 65 province, diminuito in 26 ed è rimasto invariato in 14. Sono cresciute soprattutto le attività legate ai servizi di ristorazione, al commercio al dettaglio, e alle attività di supporto alle imprese, mentre sotto il profilo della forma giuridica il saldo positivo è stato sostenuto dalla crescita delle società di capitale, mentre le imprese individuali e le società di persone sono diminuite.

Nel 2014 prosegue anche la crescita del turismo, ma con mutate esigenze e tempistiche diverse, prestando sempre più attenzione alle peculiarità del territorio e alla salvaguardia ambientale. Il numero di esercizi ricettivi complessivi, tra il 2010 e il 2014 è aumentato di circa il 27% (5% a livello nazionale), mentre i posti letto totali sono cresciuti nello stesso periodo di circa il 10% (solo del 2% nell’intero paese), con gli incrementi più alti registrati, nella maggioranza dei casi, nelle città classificate come “città d’arte” (Ancona, Arezzo, Bari, Fermo, Macerata e Viterbo), anche se non rientrano tra le mete nazionali più gettonate dai turisti.

I trend di crescita più alti tra i 116 comuni capoluoghi di provincia si sono registrati, infatti, in mete meno ambite a livello turistico, fenomeno che di fatto è indice di un potenziamento meglio distribuito a livello nazionale dell’intero settore ricettivo. Una crescita più sostenuta dei posti letto è, infatti, preferibile dal punto di vista ambientale, rispetto alla creazione di nuove strutture ricettive, che occupano più suolo e implicano maggiori spese “fisse” e consumi più alti; al riguardo, nel 2014, va segnalata la leggera contrazione del numero di strutture alberghiere (-0,3%) e un aumento di quelle complementari (5,5%), a fronte di una crescita complessiva del numero di posti letto pari a 3,6%.

In termini di flussi va segnalato che a livello provinciale, rispetto al 2013, il numero degli arrivi nel 2014 è cresciuto (2,6%) mentre è rimasto pressoché invariato quello delle presenze (0,3%). Per quanto riguarda il rapporto “presenze/abitanti”, per le provincie oggetto d’indagine spiccano, per ragioni diverse, soprattutto Bolzano, Venezia e Rimini, dove si sono registrati nei suddetti indicatori di intensità turistica valori elevati. Sono le stesse province dove l’incidenza del movimento turistico sulla produzione totale dei rifiuti urbani è superiore al valore nazionale: Rimini con 84,3 kg pro capite, Bolzano con 61,1 kg pro capite, Venezia con 55,3 kg pro capite. In generale circa il 30% delle province presenta il rapporto “presenze/abitanti” più alto di quello nazionale.

 

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