I rifiuti speciali in Europa e in Italia

I dati sulla produzione e destinazione dei rifiuti speciali mostrano uno scenario con molte differenze tra i diversi stati in Europa. La promozione dell’economia circolare pone obiettivi di recupero solo per alcune frazioni. Occorre una definizione migliore per sottoprodotti e materiali end of waste.

Il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha presentato il nuovo pacchetto di misure per incentivare l’economia circolare, composto da un Piano d’azione europeo che comprende azioni, strategie e nuove proposte normative da adottare secondo un preciso scadenzario e da quattro nuove proposte di direttiva che modificano la disciplina europea in materia di gestione
dei rifiuti.
Le misure coprono l’intero ciclo: dall’estrazione delle materie prime alla progettazione dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione, dal consumo, al riuso e riciclo. Le azioni proposte contribuiranno a “chiudere il cerchio” del ciclo di vita del prodotto attraverso un maggiore riciclo e riutilizzo, e porteranno benefici sia per l’ambiente che per l’economia.

Le nuove proposte di direttiva, trasmesse al Consiglio Ue e al Parlamento europeo per l’iter di approvazione, prevedono la modifica di ben sei direttive europee a partire dalla direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE), per proseguire con quelle sulle discariche (1999/31/CE), sugli imballaggi (94/62/CE), sui veicoli fuori uso (2000/53/CE), sulle pile e gli accumulatori (2006/66/CE) e sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (2012/19/UE).
I principali obiettivi delle proposte di direttiva (cosiddetto “pacchetto rifiuti”) si
possono così sintetizzare:
– raggiungimento di una percentuale di riciclaggio dei rifiuti urbani del 60% entro il 2025 e del 65% entro il 2030
– obiettivo di riciclaggio del 65% dei rifiuti di imballaggio entro il 2025 (per la
plastica il target minimo è del 55%) e del 75% entro il 2030 (con differenziazioni a
seconda dei materiali)
– obiettivo vincolante entro il 2030 per ridurre al massimo al 10% il collocamento in discarica dei rifiuti urbani rispetto a quelli prodotti
– divieto di collocamento in discarica dei rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata
– rafforzamento della collaborazione con gli stati membri per migliorare la
gestione dei rifiuti
– semplificazione e miglioramento delle definizioni e della terminologia relativa
ai rifiuti e armonizzazione dei metodi di calcolo relativi ai tassi di riciclaggio
– criteri minimi relativi a un regime di responsabilità estesa del produttore
– modifica delle norme relative a sottoprodotti e ai materiali end of waste
– miglioramento delle misure di prevenzione, in particolare in materia di
rifiuti alimentari.

Sia la commissione Ambiente del Parlamento Ue che il Consiglio europeo
hanno esaminato le nuove proposte di direttiva; la prima ha concluso il suo
esame il 24 gennaio 2017 approvando le proposte con diverse modifiche che
pongono obiettivi decisamente più ambiziosi… leggi l’articolo integrale in Ecoscienza 2/2017 (anche in inglese)

Autrice: Rosanna Laraia, Istituto superiore per la protezione e la
ricerca ambientale (Ispra)

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