Il caso Bagnoli e il ruolo dell’Ispra

bagnoli

Quello che per i più si chiama “Bagnoli”, in termini tecnici è il Sito di interesse nazionale (SIN) “Napoli Bagnoli – Coroglio (aree industriali)”, individuato dall’art. 114, comma 24 della legge 388/2000, che comprende principalmente le aree industriali dismesse Ilva (dal 1964 Italsider) ed Eternit e ha un’estensione di circa 194 ettari.

L’avvio dell’impianto siderurgico dell’Ilva a Bagnoli risale all’inizio del Novecento, cui seguirono, con fasi alterne, l’installazione dello stabilimento Eternit (destinato alla produzione di manufatti in cemento-amianto) e l’acquisizione di nuovi spazi mediante riempimenti a mare con scorie e scarti di lavorazione (l’attuale area di “colmata a mare” realizzata negli anni ’60-’64 col riempimento di una superficie di circa 17 ettari del litorale marino e di circa 5 ettari della spiaggia originaria). In seguito alla crisi dell’industria, ebbe luogo la progressiva chiusura dell’Eternit nel 1985 e dell’Ilva (diventata Italsider) agli inizi degli anni ’90. Una volta chiusa l’area industriale della zona di Bagnoli, venne pianificata la sua trasformazione urbanistica ed il recupero ambientale.

Dal 1997, si sono susseguite una serie di attività di caratterizzazione ambientale e di approfondimento progressivo delle conoscenze relative agli aspetti ambientali dell’ex area industriale e delle aree limitrofe. Sulle aree a terra sono stati eseguiti più di 2700 sondaggi, prelievo ed analisi chimiche di migliaia di campioni di terreno, di acque di falda, oltre numerose indagini geofisiche e prove geotecniche. Sulla base dei risultati della caratterizzazione realizzata su terreni di riporto, suoli e acque sotterranee delle aree ex-Ilva è stato possibile individuare contaminazione per i seguenti analiti: nei riporti, la presenza di metalli pesanti (As, Pb, Sn, Zn, Vn), idrocarburi, IPA; nei suoli, metalli pesanti (As, Pb, Sn, Zn, Vn), idrocarburi, IPA, ma in quantità minori; nelle acque sotterranee, presenza di metalli pesanti (As, Fe e Mn), idrocarburi, IPA, inquinamento da reflui urbani.

A seguito dei risultati di caratterizzazione sono stati presentati nel tempo progetti di bonifica e successive varianti che prevedevano una serie di lavori per i suoli, i riporti e le acque sotterranee.

Indagini giudiziarie partite nel 2013 hanno portato al sequestro di alcune aree  e messo in luce tre principali problematiche. In primo luogo, il fatto che nel tempo era stata variata la destinazione d’uso delle aree oggetto di bonifica e gli obiettivi della stessa bonifica. Secondo, era emerso un aggravamento delle matrici ambientali tra la situazione pre-bonifica e la situazione post-bonifica, dovuto sia ai cambi di destinazione sia all’illecito interramento di “morchie”.
Il procedimento giudiziario ha, inoltre, rilevato la necessità di rimuovere la colmata a mare di Bagnoli e ripristinare la funzionalità del sistema di messa in sicurezza delle acque di falda presenti sull’area.

In tale contesto Ispra è stata incaricata dal ministero dell’Ambiente, dal Comune di Napoli e da Invitalia (quale soggetto attuatore del Commissario di Governo di cui al Dpcm15 ottobre 2015), di predisporre un Piano di caratterizzazione integrativo riguardante i suoli delle aree sotto sequestro giudiziario, che tenesse conto anche degli esiti delle attività istruttorie e di quanto previsto dall’autorità giudiziaria competente, al fine di valutare e individuare le azioni e gli interventi di messa in sicurezza e bonifica necessari, in accordo con quanto previsto dalla destinazione d’uso determinata sulla base dello strumento urbanistico.
Tale piano è stato esteso a tutte le aree di proprietà ed in concessione demaniale alla Bagnolifutura SpA in liquidazione (precedente proprietaria dell’area), a tutte le matrici ambientali potenzialmente coinvolte (suoli, acque profonde, acque superficiali, rifiuti, eventuali residui e/o materie prime legate al ciclo produttivo).

Al fine di definire il piano integrativo di indagini, Ispra ha dapprima dovuto reperire e sistematizzare la cospicua mole di atti e dati prodotti nel corso degli anni. Questo lavoro si è svolto in un contesto di evidente complessità. Innanzitutto per l’indisponibilità, per diverse settimane, dell’area in oggetto e della documentazione ivi custodita a causa del sequestro giudiziario; indisponibile anche il soggetto istituzionale (dovuto a fallimento) che ha realizzato i progetti e gestito la bonifica. Inoltre, Ispra ha dovuto tenere conto dei tempi ristretti per la presentazione del Piano integrativo della caratterizzazione dettati dal Dpcm 15 ottobre 2015.

Si è, quindi, proceduto a ricostruire l’iter procedurale degli anni passati, attraverso l’analisi dei documenti e dei verbali relativi alle Conferenze di Servizi tenutesi nel periodo 2001-2015 (circa 200 faldoni). Ispra ha poi valutato le criticità emerse dalle indagini giudiziarie mediante l’esame di 7 diverse relazioni peritali e sono stati analizzati i progetti di caratterizzazione e bonifica, con successive varianti, approvati nel corso degli anni. Infine, è stato definito lo stato attuale dei luoghi con la ricostruzione della situazione di contaminazione, degli obiettivi di bonifica e delle destinazioni d’uso previste dalle norme urbanistiche (elemento cardine del sequestro giudiziario), nonché lo stato di avanzamento della bonifica già effettuata – di cui non era stato trovato riscontro nei documenti –  mediante la sistematizzazione dei risultati delle analisi di 16.000 campioni analizzati nel corso degli anni comprensive delle indagini della procura.

Il Piano di caratterizzazione integrativo è stato approvato nel corso della Conferenza di Servizi del 14 aprile 2016; attualmente è in via di espletamento da parte di Invitalia la gara per l’affidamento delle attività.

 

 

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