Il danno e la procedura estintiva

Criteri di ammissibilità della procedura estintiva delle contravvenzioni con riferimento al danno o pericolo concreto e attuale di danno.

La valutazione circa il mancato verificarsi di un danno o di un pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette costituisce, ai sensi dell’art. 318-bis, comma 1, del Dlgs 152/2006, uno dei presupposti per l’applicazione della procedura di estinzione dei reati. Tuttavia, proprio su questo punto, l’assenza di più precise definizioni e di criteri applicativi, lascia aperti rilevanti margini di incertezza e difficoltà di lettura, anche in rapporto alle altre norme vigenti, quali l’art. 300, Dlgs 152/06 sul danno ambientale e l’art. 452-bis del c.p. che ha introdotto il nuovo delitto di inquinamento ambientale.

Criteri di lettura univoci non emergono, sul punto, neppure dall’esame dei documenti di indirizzo emessi dalle Procure. Tuttavia, la posizione prevalente è quella che ritiene applicabile la procedura estintiva non solo alle contravvenzioni formali, ma anche a quelle sostanziali i cui effetti pregiudizievoli possano essere rimossi attraverso l’adempimento di prescrizioni (c.d. criterio finalistico). Altre letture, invece, sostengono che oltre alle contravvenzioni formali, la procedura possa applicarsi soltanto ai casi di contravvenzioni sostanziali che non abbiano comportato modifiche ambientali, oppure che abbiano comportato modifiche marginali tali da poter essere rimosse facilmente e immediatamente.

E’ evidente che l’incertezza normativa che si rileva riguardo alla verifica del danno o del pericolo concreto e attuale di danno, si ripercuote direttamente sugli operatori di vigilanza al cui apprezzamento l’attivazione della procedura è rimessa, con un alto rischio di difformità applicativa della stessa. La tematica assume inoltre profili di particolare complessità laddove la condotta illecita consista nel superamento di valori limite tabellari (c.d. reati di pericolo presunto) o laddove si possa ipotizzare una contaminazione dei suoli da assoggettare alle procedure di bonifica.

Per quanto sopra e aderendo agli orientamenti maggioritari (criterio finalistico), il documento di indirizzi per il Snpa ha individuato alcuni criteri guida generali  per la valutazione degli effetti e dell’entità delle conseguenze ambientali dei reati.

In particolare, il documento ha tentanto di fornire una lettura critica del problema, distinguendo tra effetti ambientali del reato e danno ambientale vero e proprio: prendendo le mosse dall’articolo 300 del Dlgs 152/2006 che recita “è danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima” e altresì dall’articolo 452 bis c.p. che per il delitto di inquinamento ambientale, richiede una compromissione o un deterioramento dell’ambiente significativo e misurabile, è stato individuato uno spazio, per quanto dai confini incerti, per distinguere i reati che producono alterazioni dell’ambiente, da quelli che producono un vero e proprio danno ambientale.

E’ evidente che ogni volta che dal reato (formale o sostanziale) derivi un incremento nelle pressioni (v. scarichi, rifiuti, emissioni, rumore, altri rilasci, ecc.), si avranno sempre per conseguenza delle modifiche o alterazioni allo stato dell’ambiente. Muovendo da tale assunto e introducendo alcune precisazioni e definizioni, il documento di indirizzi prevede la possibilità di graduare le modifiche o alterazioni ambientali lungo una scala di intensità che va da un minimo a un massimo di gravità e che include anche gli aspetti connessi al pericolo di danno (dall’assenza di pericolo, al pericolo eventuale, sino al pericolo concreto e attuale). Alle graduazioni di tale scala corrispondono, in sostanza, le diverse reazioni previste dall’ordinamento: dalla possibilità di estinzione del reato tramite prescrizioni, all’inapplicabilità della procedura e conseguente ordinario iter dell’azione penale sino al configurarsi dei delitti di inquinamento ambientale o disastro ambientale di cui al nuovo Titolo VI-bis introdotto dalla L 68/15 nel codice penale.

Pur senza addivenire alla risoluzione in via definitiva degli interrogativi e dei margini di incertezza normativa circa il verificarsi di un danno/pericolo concreto e attuale di danno e fermo restando le eventuali diverse direttive delle Procure di riferimento, gli indirizzi offrono agli operatori del Snpa un utile punto di riferimento per un primo quadro di lettura sistematica e tecnico-operativa del tema. Il tutto per orientare ed omogeneizzare il lavoro degli operatori di vigilanza delle Arpa/Appa che, in quanto enti specializzati nelle funzioni di controllo e conoscenza ambientale, risultano particolarmente coinvolti proprio nell’accertamento delle conseguenze ambientali dei reati.

Gianna Tonelli, Arpa Toscana

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