Il monitoraggio della biodiversità marina in Toscana

cetacei

Arpa Toscana, fin dalla sua istituzione nel 1996, si occupa di valutare la biodiversità marina e suggerire alla sua Regione gli strumenti opportuni per favorirne la sua conservazione. In questo articolo di fa un quadro riassuntivo delle principali attività svolte in questo campo da parte dell’Agenzia.Anticipando quello che poi sarebbe stato uno degli aspetti più importante della direttiva comunitaria 2008/56/CE (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino), nel 2004 la Regione Toscana lancia il progetto BioMarT, finalizzato alla creazione di un repertorio di biocenosi vulnerabili e specie rare presenti nel mare toscano, raccogliendo i dati esistenti al momento sulle condizioni generali dello stato della biodiversità anche marina. L’obiettivo era di creare una banca dati sulla base della quale stabilire criteri giusti per l’eventuale individuazione di siti di elevato interesse conservazionistico, come Aree marine protette e/o SIC marini di cui la Toscana era sprovvista.

Al termine di questa prima fase ne è seguita un’altra che ha consentito di colmare, in parte, le lacune conoscitive, determinando completezza nella conoscenza generale della biodiversità dei mari della regione Toscana. In attuazione della Strategia Nazionale per la biodiversità e della direttiva INSPIRE, la Regione Toscana e il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) hanno poi sottoscritto un protocollo d’intesa di adesione al Network nazionale nell’ambito del quale rendere fruibili e condivisibili i dati su specie e habitat marini derivanti da Biomart, accedendo al portale http://www.naturaitalia.it/nnb/.

Sempre in coerenza con la Strategia nazionale ed europea al 2020, per contrastare il processo di perdita di specie e il degrado di habitat, la Regione Toscana ha fatto una scelta fondamentale dando seguito a Biomart con un programma coordinato dal Wwf dove Arpat era capofila per la parte marina.
Il programma era suddiviso in tre fasi e finalizzato alla scelta e attuazione delle azioni più urgenti per la conservazione delle specie e degli habitat in maggior pericolo in Toscana. Questo programma costituiva, non solo lo strumento di attuazione della Strategia Nazionale sulla Biodiversità prima citata, ma anche, di concerto con il Mattm, un’esperienza pilota per codificare una metodologia operativa al servizio delle Regioni per definire linee guida nazionali, nella prospettiva della futura stesura di un Piano d’azione a livello italiano. Grazie alle conoscenze acquisite Arpat, unica Agenzia ambientale, fu invitata alla conferenza itinerante organizzata dal Mattm nell’anno per la biodiversità del 2010.

L’attuazione e l’aggiornamento della Strategia nazionale per la biodiversità, intesa come politica gestionale della ricchezza ambientale italiana, approvata con l’intesa espressa dalla Conferenza permanente per i rapporti fra Stato e Regioni, fu presentata dal Mattm alla X Conferenza delle parti della Cbd (Convenzione sulla diversità biologica), svoltasi a Nagoya, in Giappone nel 2010.

La Regione Toscana, con il supporto tecnico della sua Agenzia, ha messo in pratica questa politica ambientale rivolta anche al mare, adottando un approccio multidisciplinare e la collaborazione tra uffici diversi della Regione stessa, dei vari enti territoriali, delle aree protette, delle istituzioni quali la Guardia costiera, il Corpo forestale dello Stato, il mondo accademico, scientifico e i portatori d’interesse. L’obiettivo di quest’azione non è solo di conservare e valorizzare il patrimonio di biodiversità marina della Toscana, riducendo e controllando le pressioni umane, ma altresì di favorirne l’uso sostenibile in genere, anche dal punto di vista economico, a beneficio delle attuali e future generazioni. Al fine di assicurare alle azioni previste cogenza, copertura finanziaria e integrazione con le altre politiche ambientali il programma è stato inserito, sottoforma di Strategia regionale per la biodiversità, nei Piani ambientali ed energetici regionali.

Tutto questo ha richiesto e richiede un grande sforzo organizzativo e programmatico, ma soprattutto un solido modello di attività che in Toscana ha consentito di acquisire le informazioni di base tramite il monitoraggio delle risorse ittiche (ex L 41/82) e della fascia marino-costiera (Dlgs 152/06).

arpa-toscana

Mettendo insieme i risultati di queste due attività è stato possibile avviare un vero e proprio monitoraggio della biodiversità marina, altrimenti impossibile da attuare, che ha permesso di rispondere alle iniziative della Regione Toscana, ma soprattutto renderci pronti nel complicato percorso della Strategia marina (MSFD).

In tal senso si sono creati i presupposti conoscitivi per avere lunghe serie storiche, anche di oltre 30 anni, in grado di suggerirci, già ora, lo stato di conservazione della biodiversità del mare toscano. Passo fondamentale poi di Regione Toscana, reso possibile anche dal lavoro di Arpat, è rappresentato dalla  Lr 30/2015 sulle aree protette e sulla biodiversità, con la quale si istituisce l’Osservatorio toscano per la biodiversità (OTB) al quale fanno capo le attività di monitoraggio dei cetacei, tartarughe marine e grandi pesci cartilaginei. E’ da lungo tempo infatti che Arpat fornisce alla Regione dati capillari sugli avvistamenti, spiaggiamenti e catture accidentali di questi vertebrati marini lungo le coste toscane coordinando, insieme e per conto di Regione Toscana appunto, la rete di recupero regionale.

Le principali azioni finalizzate a integrare e ad aggiornare le informazioni presente nell’archivio regionale Biomart si esplicano attraverso anche l’attivazione di programmi transfrontalieri, quali ad esempio Momar, Gionha e Corem, che Arpat spesso ha coordinato in qualità di capofila. Questi programmi, di respiro triennale, hanno coinvolto molte altre regioni italiane (Liguria, Sardegna, Lazio) e francesi in uno sforzo comune, non solo per cercare di colmare certe lacune conoscitive, ma anche e soprattutto per creare presupposti concreti in grado di indicare veri orientamenti gestionali.

Arpat, oltre a prendere parte attivamente nell’applicazione dei Piani di monitoraggio previsti dalla Marine Strategy e coordinati dal Mattm, è presente in due tavoli di lavoro fondamentali: con delega di AssoArpa partecipa ai lavori della rete nazionale di recupero cetacei, mentre, sempre per lo stesso Ministero, ha contribuito in prima persona a stendere la proposta di Piano nazionale di conservazione dei pesci cartilaginei. Questi due target di lavoro, che contribuiscono in maniera decisiva al Descrittore qualitativo n.1 della strategia marina, sono anche tra le principali azioni previste dai prossimi Piani di misura.

Tutte le conoscenza sulla diversità biologica che caratterizza il mare toscano, e che in gran parte risiedono nell’archivio di Biomart, dovranno confluire, in tempi relativamente brevi, in un atlante della biodiversità marina usufruibile da tutti i cittadini interessati.

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