Il rischio idrogeologico in Italia

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È in corso la Settimana del Pianeta Terra che si svolge in tutta Italia dal 16 al 23 ottobre. La manifestazione è nata con lo scopo principale di scoprire e valorizzare il nostro patrimonio geologico e naturale, per diffondere il rispetto per l’ambiente, la cura per il territorio e la consapevolezza dei rischi cui siamo esposti. Lo slogan scelto è infatti L’Italia alla scoperta delle Geoscienze. Una società più informata è una società più coinvolta. Il Sistema nazionale delle Agenzie ambientali affronta su questo numero di AmbienteInforma il tema dell’importanza della protezione del suolo e della difesa dai processi di degrado quali frane e alluvioni.

Le attuali condizioni di rischio idrogeologico in Italia sono legate sia alle caratteristiche geologiche, morfologiche e idrografiche del territorio, sia al forte incremento, avvenuto a partire dagli anni ’50, delle aree urbanizzate, industriali e delle infrastrutture lineari di comunicazione, che è spesso avvenuto in assenza di una corretta pianificazione territoriale e con percentuali di abusivismo che hanno raggiunto anche il 60% nelle regioni dell’Italia meridionale.

Come affrontare il rischio idrogeologico
Lo stato di dissesto idrogeologico non può essere affrontato in termini riduzionisti e settoriali, altrimenti si rischia di non tenere conto delle altre pericolosità ovvero di quelle condizioni che vengono definite multi-rischio.
Come indica la Direttiva europea 2007/60 il rischio deve essere affrontato in termini razionali di “valutazione e gestione” migliorando innanzitutto la qualità della programmazione e della progettazione. L’attribuzione del livello di priorità non è basata su una astratta presunzione di importanza degli interventi, ma sulla loro effettiva efficacia sul campo, e questo chiama in causa i progettisti nella ricerca della qualità e di tecnologie e assetti sempre più efficienti e performanti.
L’attività di gestione del rischio, oltre ad accompagnare le opere lungo tutto il ciclo di vita, è reclutata nella gestione degli scenari post intervento per ciò che viene chiamato comunemente «rischio residuo» e che spesso è tutt’altro che residuale. Subentrano così strumenti di tipo non strutturale che, ancor più, chiamano in causa le istituzioni locali e i cittadini nella costruzione di comunità sempre più resilienti.

Misure di mitigazione del rischio idrogeologico
Per le aree già edificate sono necessari l’insieme di interventi strutturali e non strutturali che vanno dalle opere di ingegneria per il consolidamento dei pendii instabili e la difesa dalle alluvioni, alle delocalizzazioni e alle reti di monitoraggio strumentale che consentono l’attivazione di sistemi di allertamento.

Per le aree non ancora edificate è fondamentale ubicare in posti sicuri le aree di nuova urbanizzazione con particolare attenzione per gli edifici strategici quali ospedali, scuole, uffici pubblici e attuare una corretta pianificazione territoriale, mediante l’applicazione di vincoli e regolamentazione d’uso del territorio (PAI), che costituisce l’azione più efficace di riduzione del rischio nel medio-lungo termine.

Nell’ottica della mitigazione del dissesto idrogeologico, oltre alla realizzazione degli interventi strutturali, risulta strategica l’attività conoscitiva a scala nazionale, anche secondo quanto stabilito dagli artt. 55 e 60 del Dlgs 152/2006.

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