Il tempo di risposta dei bacini idrografici: un aspetto critico per le previsioni meteo


Il tempo di risposta dei bacini idrografici: è questo, fra molti altri, uno degli aspetti tenuti in grande considerazione dal Centro funzionale meteo idrologico (Cfmi) di Protezione civile della Regione Liguria gestito da Arpal. Ossia il tempo che passa da quando una goccia d’acqua cade su un bacino a quando la stessa goccia d’acqua arriva in un punto prefissato, come ad esempio la foce.

Si tratta di un dato fondamentale per capire quanto tempo si ha a disposizione fra le precipitazioni più intense e l’eventuale passaggio del colmo di piena in un punto di interesse sotto un ponte, un argine o all’ingresso di una tombinatura. E di conseguenza quanto tempo ha a disposizione la Protezione civile per mettere a punto azioni di contrasto per scongiurare o alleggerire le possibili criticità al suolo.

Più i bacini sono grandi, più questo tempo aumenta, diventando da frazioni di ora fino a giorni, permettendo così di seguire l’evoluzione delle piena. Viceversa, più i bacini sono piccoli, più questo tempo scende, arrivando addirittura a poche decine di minuti. In questi casi manca materialmente il tempo per approntare qualsiasi azione di contenimento in corso di evento, e bisogna fare affidamento soltanto sulle attività di prevenzione messe in campo “in tempo di pace”.
Se per il Po è possibile prevedere un aumento sullo zero idrometrico di tot metri a 36-48 ore, per la maggior parte dei bacini liguri, quasi tutti Inferiori ai 25 chilometri quadrati, tale previsione è impossibile.

La sfida affrontata dai previsori e dagli idrologi del Cfmi, i primi in Italia ad introdurre modelli di simulazione idrologica in cascata a quelli meteo, è rappresentata proprio dal tentativo di riuscire a prevedere il loro comportamento. Attualmente gli operatori di questa attività molto esposta agli occhi dell’opinione pubblica, ma che rappresenta solo il 13% delle attività complessive di Arpal, si avvalgono del modello afflussi-deflussi DRiFt, sviluppato dal Cima, Centro internazionale in monitoraggio ambientale: per dirla con le parole della scienza, si tratta di un modello idrologico lineare, semi-distribuito, in grado di effettuare simulazioni a scala d’evento. Simula le possibili piene interpretando le caratteristiche ritenute di maggiore importanza per i bacini liguri, caratterizzati da dimensioni spaziali ridotte, la cui parte montana risulta preponderante nei processi di formazione della piena rispetto a quella con caratteristiche spiccatamente vallive.

Il modello si basa sulla teoria che la risposta idrologica di un sistema idrografico ad eventi intensi di precipitazione, è dominata dalla morfologia del bacino e consente di trascurare i complessi effetti di dispersione idrodinamica che influenzano la propagazione dell’acqua fino alla foce. Il modello è in grado di interpretare i processi idrologici per la determinazione di una piena per bacini liguri fino a 10-15chilometri quadrati.

Affianco al modello idrologico Drift operativo presso il Centro funzionale è  attualmente in uso in fase sperimentale un nuovo modello semplificato, per bacini piccolissimi, fino a un solo chilometro quadrato: riuscire a prevedere, anche solo con qualche decina di minuti di anticipo, una possibile esondazione potrebbe risultare fondamentale per avvisare la popolazione e salvare qualche vita. Tale modellazione idrologica per piccolissimi bacini (1- 10 chilometri quadrati) tuttavia non viene utilizzata in cascata ad una previsione meteorologica a causa dell’incongruenza di scala tra la precipitazione prevista e la modellazione a così piccola scala, ma viene utilizzato con le precipitazioni osservate. Va inteso come un “occhio  sul territorio” in tempo “circa reale” per tenere sotto controllo tutta quella moltitudine di rii che necessariamente non possono essere monitorati perché troppo piccoli.

2 commenti su “Il tempo di risposta dei bacini idrografici: un aspetto critico per le previsioni meteo”

  1. Buongiorno, ritengo che la nota sia molto interessante e che i contenuti siano di grande importanza. L’unica cosa su cui rimango un attimo perplesso è il titolo della nota. Perchè “tempo di ritorno” quello che è sempre stato chiamato tempo di corrivazione? Se il fine della nota è di tipo divulgativo, come mi pare sia, allora sarà meglio, perchè più comprensibile nella percezione comune, usare “tempo di risposta” (così come è stato fatto nel corpo del testo) ma “tempo di ritorno” mi sembra che possa portare a far comprendere al lettore qualcosa che è molto differente dal tempo di corrivazione-risposta . Un cordiale saluto,
    Adolfo Mottola (ARPA CAMPANIA)

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