AMBIENTE URBANO – Infrastrutture verdi

Se fino a qualche anno fa la presenza di parchi e giardini era soprattutto intesa come indicatrice della qualità urbanistica degli spazi costruiti, negli ultimi anni ha assunto il ruolo di vero e proprio indicatore di sviluppo urbano sostenibile, non solo sul piano ambientale, ma anche sociale ed economico. I dati e la valutazioni nel rapporto nazionale Qualità dell’ambiente urbano. 

La fotografia che emerge dai dati sul verde qui pubblicati per tutti i 116 comuni capoluogo di provincia, aggiornati al 2014, è quella di un paese dove se in 8 comuni su 10 la superficie destinata a verde pubblico non incide più del 5%, nella metà del campione gli abitanti dispongono fra i 10 e i 30 m2/ab.

Per entrambi gli indicatori, gli alti valori sono spesso attribuibili alla componente boscata del verde pubblico. I boschi urbani sono una risorsa strategica per le politiche ambientali e un laboratorio vivente in cui monitorare il ruolo della vegetazione nel miglioramento della qualità dell’aria urbana: l’approfondimento a cura del Cnr ci fornisce alcuni risultati preliminari di uno studio condotto nel Real bosco di Capodimonte, 134 ha nel comune di Napoli. Essi evidenziano come il bosco di Capodimonte sia generalmente sempre in fase di sink per il carbonio, ovvero in grado di assorbire carbonio in tutti i periodi dell’anno, grazie anche alle miti temperature invernali e al fitto bosco di lecci adulti che consente di ben tollerare lo stress idrico tipico dei climi mediterranei. Questo è molto importante anche alla luce della recente COP21 di Parigi in cui è stato stabilito un ruolo fondamentale anche al livello locale nella lotta ai cambiamenti climatici.

A livello di inquinanti atmosferici è evidente come O3, NOx e PM siano attivamente rimossi dal bosco, con una certa variabilità dovuta sia alle concentrazioni esterne sia alla conduttanza stomatica (variabile durante le diverse ore del giorno e stagionalmente), che condiziona l’assorbimento di inquinanti gassosi come O3 e NOx.

Il profilo verde di una città è determinato anche dalle aree naturali protette e dai siti della Rete Natura 2000, aree tutelate in virtù del loro alto interesse naturalistico in base a specifica normativa (europea, nazionale, locale).
Assenti in 17 comuni su 116, in 15 comuni le aree naturali protette interessano oltre il 30% del territorio, con punte massime a Messina (70,6%), Venezia (62,7%) e Cagliari (51,1%), tutte città costiere che presentano ancora ampi ecosistemi di inestimabile valore naturalistico e ambientale: si pensi ai laghi di Ganzirri a Messina, alla laguna di Venezia o alle saline di Cagliari. Sono 88 su 116 i Comuni nei cui territori è localizzato almeno un sito della Rete Natura 2000, per un totale di 300 siti (204 SIC, 45 ZPS e 51 SIC/ZPS), molti inclusi in aree protette (117 su 300). È interessante notare che non di rado i siti di interesse comunitario possono trovarsi a ridosso o addirittura dentro le aree più urbanizzate, come ad esempio il SIC “Doss Trento” a Trento, i siti ricadenti nella Laguna di Venezia o nell’area del Delta del Po nel Comune di Ravenna, il SIC “Villa Borghese e Villa Pamphili” a Roma, il SIC “Collina dei Camaldoli” a Napoli, SIC “Saline di Trapani” a Trapani, il SIC “Chiavica del Moro” a Mantova, o il SIC “Serre di Monte Cannarella” a Enna. Questo conferma il fatto che, contrariamente a quanto si possa pensare, le città (anche tra le più grandi e popolate come Roma o Napoli) giocano un ruolo importante nella conservazione della biodiversità.

L’approfondimento dei colleghi dell’Università di Napoli Federico II e di Arpa Campania rivela un altro aspetto interessante della biodiversità urbana: specie tutelate e vulnerabili come il rospo smeraldino italiano (Bufo balearicus), possono essere rinvenute anche in aree non necessariamente di alto valore naturalistico: la loro ricerca, infatti, ha portato all’identificazione di quattro siti in cui il rospo smeraldino italiano si riproduce con regolarità: ex-area industriale di Bagnoli, Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta, Parco del Poggio del Rione Alto, Scalo Ferroviario di Napoli Est. Probabilmente, la riconversione in chiave ecologica di tali siti assicurerebbe una migliore conservazione della specie (e di altre), nonché degli habitat ad essa correlati.

Ad arricchire la rete delle infrastrutture verdi concorrono anche i Parchi agricoli, istituiti in 12 città per tutelare la vocazione agricola di un’area e promuoverne la multifunzionalità.

I dati Istat dell’ultimo censimento (2010) fotografano il fenomeno attraverso diversi indicatori: in termini di numero di aziende agricole, spiccano le città del Sud e delle Isole non solo per i dati al 2010, ma anche per quelli in serie storica: tra le 116 città oggetto di studio, infatti, solo Lecce risulta aver avuto un incremento sostanziale di aziende attive negli ultimi 30 anni (+196, pari ad un +9,2 per cento su base 1982), seguita da Nuoro (+33 pari ad un +6,6 per cento) e Oristano (+23 pari a un 5,6 per cento). In declino anche la superficie agricola utilizzata (SAU): al 2010 Roma risulta essere la città che ha perso più area agricola, con oltre 32 mila ettari in meno rispetto al 1982, seguita da Sassari (-10.361 ettari), Taranto (-8.841 ettari), Agrigento (-8.453 ettari) e L’Aquila (-7.527 ettari). Un aumento di SAU si rileva solo in 20 città su 116, concentrate nel Centro-Nord. Insomma, più aziende agricole (e più piccole) al Sud e meno aziende, ma più grandi, al Centro-Nord.

A fronte di un trend negativo del comparto agricolo nei contesti più antropizzati, in essi si assiste invece ad un aumento degli orti urbani, lotti di terra pubblica gestiti dalla società civile. Un esempio virtuoso viene dalla Regione Toscana, con il progetto Centomila orti in Toscana che finanzia la realizzazione di orti nei Comuni toscani con lo scopo di creare aggregazione e socialità attorno ai temi legati alla natura e alla cura del territorio. Un’area vissuta quotidianamente è un’area presidiata contro i rischi di degrado, come quelli degli incendi (3.6 – Incendi boschivi).

È chiaro quindi il ruolo fondamentale degli amministratori locali e della pianificazione urbanistica nel governo della risorsa verde, nelle sue diverse modalità di usi e significati. Se pianificate e gestite con strumenti adeguati, infatti, le infrastrutture verdi rappresentano un’occasione strategica per orientare alla qualità e alla resilienza le politiche di sostenibilità locale. Censimenti, Regolamenti e Piani del verde sono alcuni degli strumenti specifici per intervenire: i dati mostrano che il Censimento del verde è lo strumento più diffuso, seguito dal Regolamento del verde, mentre il Piano del verde è stato approvato solo in 11 Comuni su 116.

 

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