Inquinanti atmosferici e patologie oncologiche

Ricerche statunitensi ed europee hanno dimostrato la potenzialità oncologica degli inquinanti atmosferici. Per determinare il rischio cancerogeno occorrono monitoraggi e studi in vitro. Di grande interesse sono i dati epidemiologici e sperimentali prodotti dal progetto Supersito in Emilia-Romagna.

Molti anni sono trascorsi da quando è stata dimostrata la presenza nell’aria di inquinanti ambientali a potenzialità oncologica, prima che si riuscisse ad associare l’esposizione, sia all’inquinamento dell’aria esterna (outdoor air pollution), sia al particolato, con il tumore polmonare, con un nesso che ora possiamo definire causale.

La dimostrazione della cancerogenicità per l’uomo dell’outdoor air pollution e dell’inalazione del particolato è stata ottenuta essenzialmente da studi epidemiologici recenti, di grande dimensione (ad esempio Escape), condotti a cavallo degli anni 2013-2015 prevalentemente in coorti europee. La valutazione qualitativa della potenzialità oncologica è stata effettuata anche dall’International Agency for Research on Cancer (Iarc) nella sua monografia n. 109 del 2016, preceduta (inusualmente), quasi 3 anni prima, da una breve sintesi della stessa, pubblicata su Lancet Oncology nel 2013.
L’associazione causale è dimostrata per il carcinoma polmonare, ove i numerosi dati epidemiologici (studi di coorte e caso-controllo), sono supportati anche dai risultati ottenuti in oltre una decina di studi condotti su ratti e topi prevalentemente esposti per inalazione, e dai dati di genotossicità (livello genico e cromosomico), in numerosi saggi condotti in vivo nell’animale e in vitro a livello cellulare.
La valutazione Iarc riporta per il carcinoma della vescica una debole associazione con l’esposizione all’aria inquinata… leggi l’articolo integrale in Ecoscienza 1/2017 (pdf)
Autore: Sandro Grilli,  professore Alma Mater Studiorum Università di Bologna

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